Transformative agreements e PlanS: verso l’Open Access globale

oa-badge-2Segnaliamo un’interessante giornata di incontro che si terrà giovedì 21 febbraio presso la Biblioteca Centrale del CNR a Roma dal titolo: Transformative agreements e PlanS: verso l’Open Access globale.
I contratti con gli editori commerciali giocano sempre più un ruolo cruciale per compiere il passaggio definitivo verso un sistema di pubblicazione Open Access.
Le biblioteche di ricerca e i consorzi hanno iniziato a negoziare “transformative agreements” per scardinare gli editori dalle posizioni attuali.
Cosa sta cambiando nella contrattazione? e per le biblioteche?
Che ruolo può giocare PlanS?
Partecipano alla giornata Colleen Campbell (OA2020), Silvana Mangiaracina (CNR BO), Elena Giglia (UniTO) e Stefano Bianco (PlanS).

La partecipazione è libera previa registrazione.

I numeri dell’Open Access 2018

oa-badge-2Come ogni anno, l’autrice del blog The Imaginary Journal of Poetic Economics ha pubblicato un post che riassume le statistiche relative alle iniziative più importanti del movimento dell’Open Access. Introducendo il suo post per la sezione Dramatic Growth of Open Access, afferma che il 2018 ha registrato la crescita più importante dall’inizio del movimento dell’accesso aperto:
– riviste ad accesso aperto: DOAJ ha aggiunto al proprio archivio 1.707 riviste arrivando così a più di 12.000 titoli (di questi, 9.479 sono ricercabili a livello di articolo), ed ha mostrato una crescita ancora maggiore per quanto riguarda lo spoglio degli articoli, che sono arrivati a più di 3 milioni e mezzo.
– monografie ad accesso aperto: DOAB ora ha più di 13.000 libri di 285 editori con un tasso di crescita che lo scorso anno è stato del 28%.
– archivi ad accesso aperto: ad oggi su PubMed Central ci sono 5.2 milioni di articoli. Il tasso di crescita di arXiv è stato del 10% con una media di 384 articoli aggiunti ogni giorno. Tra gli archivi ad accesso aperto occorre menzionare bioRxiv (39.570 articoli) che, mantenendo il trend dello scorso anno, è cresciuto del 110%.
Anche SCOAP3 (iniziativa del CERN che si basa sul pagamento centralizzato dei costi di peer review agli editori in cambio dell’accesso aperto agli articoli delle loro riviste) ha aumentato il numero degli articoli ad accesso aperto del 39% (25.163 articoli).

Il punto di vista di uno scienziato

mignoranceProponiamo la lettura di un post recentemente pubblicato da Ferran Martinez-Garcia, professore di biologia cellulare e responsabile del Laboratorio di istologia all’Università Jaume I in Spagna, sul blog Mapping Ignorance. 
L’autore espone il suo punto di vista in merito alla situazione che gli scienziati si trovano ad affrontare ogni qual volta devono pubblicare, ovvero quel cortocircuito che si crea tra la necessità di pubblicare in periodici con un buon Impact Factor (non sempre possibile) per ricevere finanziamenti e la necessità di pubblicare ad accesso aperto per soddisfare le politiche adottate dai principali finanziatori della ricerca.
Attraverso un breve resoconto di come l’accesso aperto ha cambiato le modalità di pubblicazione per gli scienziati, dal suo esordio negli anni ‘90 ad oggi, l’autore sottolinea come attualmente il costo per pubblicare (APC) sia aumentato rispetto agli inizi del movimento, sottraendo preziose risorse alla ricerca.
Martinez-Garcia sostiene infatti che l’accesso aperto sia diventato nel tempo un business model, prevalentemente gestito da editori commerciali che stanno sfruttando  il movimento dell’Open Access arricchendosi notevolmente, e che gli scienziati ad oggi riescono a sostenere questa situazione pubblicando nei repository istituzionali.
Perché, si chiede l’autore, gli scienziati devono continuare a lavorare a beneficio degli editori privati (facendo ricerca, scrivendo articoli e offrendosi come reviewer) vedendo una buona parte dei propri budget sottratta alla ricerca?
E’ possibile sottrarsi a questo meccanismo?
Gli scienziati hanno un ruolo di primo piano nel processo di pubblicazione e la soluzione è nelle loro mani.  
La proposta di Martinez-Garcia ruota attorno alle società scientifiche, europee ed americane, che dovrebbero cominciare a gestire le proprie riviste ad accesso aperto senza ricorrere agli editori commerciali per la pubblicazione, come invece oggi spesso accade a danno della disciplina e dei ricercatori che sono chiamate a rappresentare.
Queste società potrebbero:

  • applicare tariffe ragionevoli ai loro autori (inferiori a 1000 euro/dollari)
  • offrire sconti ai ricercatori che lavorano come revisori per le proprie riviste

Le agenzie di finanziamento, per contro, potrebbero aiutare a sovvenzionare le società scientifiche che applicano queste politiche OA, favorendo la crescita di riviste ad accesso aperto, invece di pagare somme astronomiche alle riviste ad accesso aperto a beneficio di società editoriali private ed oligopolistiche. In questo modo gli scienziati potrebbero sbarazzarsi degli editori privati ​​e fare un passo avanti per controllare la pubblicazione dei propri lavori.
E’ un punto di vista, sicuramente discutibile ma interessante, che riporta ancora una volta al centro del discorso il ruolo dell’intera comunità scientifica, ivi comprese le società che la rappresentano.

Un altro comitato editoriale saluta Elsevier

qssE’ di pochi giorni fa l’annuncio da parte dell’intero comitato di redazione del Journal of Informetrics, di proprietà di Elsevier, di rassegnare le dimissioni per protestare contro le alte tariffe per l’accesso aperto, l’accesso limitato ai dati citazionali e il controllo commerciale del lavoro accademico.
Lo stesso team sta lanciando un nuovo periodico ad accesso aperto, Quantitative Science Studies, che sarà a cura della comunità accademica, di proprietà della International Society for Scientometrics and Informetrics (ISSI) e pubblicato in collaborazione con MIT Press.

Nel comunicare la propria scelta, il comitato di redazione ha sottolineato che le riviste scientifiche dovrebbero essere di proprietà della comunità scientifico-accademica piuttosto che degli editori commerciali e ad accesso aperto secondo i Fair Open Access Principles, pertanto gli editori dovrebbero rendere i citation data liberamente disponibili.

Uno dei motivi che ha creato il conflitto tra Elsevier e il comitato redazionale è stato proprio l’accesso limitato ai dati citazionali, sui quali gli editori sono particolarmente interessati a mantenere la proprietà in quanto, insieme alle altre metriche, giocano e giocheranno un ruolo sempre più importante, e potranno rappresentare un aspetto importante della loro attività. Johan Rooryck, che è stato coinvolto in questo passaggio per conto della FAIR Open Access Alliance, sostiene che l’entrata in vigore di Plan S, e l’imminente cambio delle politiche di accesso aperto, hanno dato la spinta necessaria al comitato redazionale per effettuare questo coraggioso cambiamento, e rappresenta un’ottima notizia per l’intero movimento dell’Open Access augurandosi che questa esperienza possa essere da esempio per molti altri.

Guidance on the Implementation of Plan S

pLANsI membri di cOAlition S hanno approvato una bozza delle linee guida per l’implementazione del Plan S, presentato a settembre per rendere l’accesso aperto completo e immediato una realtà.
La guida, pubblicata il 27 novembre, oltre a fornire risposte a domande e commenti derivanti dalle discussioni nate online su Plan S, descrive le regole esatte e le linee guida che i ricercatori devono seguire nel caso ricevano finanziamenti da uno dei firmatari di Plan S.
In particolare, affermando di non voler favorire nessun modello specifico per la pubblicazione ad accesso aperto, cOAlition S dichiara di sostenere qualsiasi percorso i ricercatori vogliano seguire per conformarsi al Plan S:

  • pubblicando in un periodico (registrato o in fase di registrazione in DOAJ) o una piattaforma ad accesso aperto utilizzando la licenza CC BY
  • depositando, seguendo specifiche condizioni, gli articoli in un archivio ad accesso aperto: immediatamente dopo la pubblicazione, gli autori depositano la versione finale pubblicata del proprio articolo (Version of Record o Author Accepted Manuscript) in un repository conforme a Plan S (registrato o in fase di registrazione in DOAR). Il documento è reso disponibile immediatamente ad accesso aperto (senza embargo) sotto una licenza CC BY
  • i ricercatori sono infine autorizzati, per un periodo di transizione, a pubblicare su riviste ibride, a condizione che la rivista si sia impegnata a passare ad un modello OA completo.

Le linee guida forniscono ulteriori informazioni e requisiti tecnici sulle tre vie per la conformità al Plan S e forniscono indicazioni sulle politiche che i finanziatori di cOALition S intendono mettere in atto entro gennaio 2020, data di attuazione prevista del Plan S. 
In una fase successiva, cOAlition S pubblicherà anche indicazioni su monografie e capitoli di libri ad accesso aperto.
Il documento è disponibile online fino al 1 febbraio 2019 al fine di raccogliere ulteriori suggerimenti dalle diverse parti interessate.

 

Direct2AAM

OpenAccessButtonLa maggior parte degli editori commerciali permette il deposito in un archivio aperto di una versione dell’articolo che hanno accettato per la pubblicazione. In molti casi la versione “permessa” è quella del manoscritto definitivo, quindi quello accettato per la pubblicazione che, però, non è ancora stato strutturato con il layout della rivista (per approfondire si può consultare SHERPA/RoMEO, servizio che elenca le varie politiche editoriali in merito a copyright e autoarchiviazione). Questa versione del documento viene chiamata AAM (Author Accepted Manuscript) e si può recuperare all’interno del proprio account creato al momento dell’invio dell’articolo alla rivista.

L’Open Access Button ha creato Direct2AAM, una serie di guide con istruzioni dettagliate per recuperare in maniera semplice i propri manoscritti accettati per la pubblicazione (AAM) in modo da poterne autoarchiviare la versione corretta. Quest’iniziativa nasce dall’esperienza maturata da Open Access Button nella ricerca delle versioni ad accesso aperto degli articoli che ha messo in evidenza come molti autori non autoarchivino il proprio articolo perché hanno difficoltà a trovare la copia giusta o hanno paura di utilizzare una versione sbagliata ed infrangere il copyright. Per chi fosse interessato ad ulteriori chiarimenti riguardo a quali sono le varie versioni di un articolo, può consultare la risorsa “Article Version Explainer, sempre creata da Open Access Button, che spiega, in modo semplice, la differenza tra le varie versioni.

Wellcome Trust sostiene PlanS

wtIl 5 novembre, il Wellcome Trust (WT), uno dei maggiori finanziatori della ricerca biomedica, ha annunciato di sostenere PlanS, iniziativa lanciata a Settembre e sostenuta da 13 enti finanziatori della ricerca. Il Wellcome Trust è anche il primo finanziatore a spiegare in dettaglio come intende implementare Plan S.
Sono 5 i punti chiave della nuova politica verso l’accesso aperto adottata dal WT che sarà in vigore a partire dal 1 gennaio 2020:

  • Tutti gli articoli finanziati dal WT dovranno essere liberamente accessibili su PubMed Central e Europe PMC al momento della pubblicazione. Attualmente la politica del WT consente in alcuni casi un embargo fino a sei mesi dopo la pubblicazione, embargo che a partire dal 1 gennaio 2020 non sarà più ammesso
  • Tutti gli articoli dovranno essere pubblicati con licenza CC-BY (attualmente questa licenza è richiesta solo per gli articoli con APC)
  • Non saranno più coperti i costi per pubblicare ad accesso aperto su periodici a pagamento (modello ibrido)
  • Laddove vi sia un significativo beneficio per la salute pubblica per la condivisione di preprints su vasta scala, ad esempio durante un’epidemia, il lavoro deve essere pubblicato prima della peer-review con licenza CC-BY
  • Le organizzazioni finanziate dal WT devono firmare la Dichiarazione di San Francisco (DORA) sulla valutazione della ricerca, o un equivalente

Questa nuova politica del Wellcome Trust è stata accolta favorevolmente: l’International Association of Scientific,Technical and Medical Publishers (STM), associazione che rappresenta circa 140 editori di ambito scientifico/accademico, ha affermato di apprezzare gli sforzi del Wellcome Trust di lavorare per estendere l’accesso alle pubblicazioni scientifiche sottoposte a peer-review per massimizzarne il valore e il riutilizzo. Un portavoce di Springer Nature ha dichiarato: “Come la Wellcome Trust e la Gates Foundation, Springer Nature sostiene l’intenzione di avanzare più rapidamente verso un sistema in cui la ricerca finanziata con fondi pubblici sia apertamente disponibile al momento della pubblicazione”.
Che qualcosa stia cambiando?