L’effettiva possibilità di pubblicare in riviste ad accesso aperto

No-APCs.jpgSegnaliamo un interessante intervento sul blog di PLoS, A reality check on author access to open access publishingche discute i risultati presentati da uno studio, basato sui dati DOAJ, che afferma che il 71% delle riviste presenti nella Directory non fa pagare le APCs (Article Processing Charges) per pubblicare articoli.

L’autrice del post dichiara che  inquadrare i dati sulle riviste ad accesso aperto non a pagamento solo dal punto di vista del loro numero, senza contestualizzarle, può essere fuorviante ed anche controproducente: questo dato non dice nulla sull’effettiva disponibilità di riviste ad accesso aperto che non fanno pagare le APCs. Per dare una base alla propria affermazione, l’autrice del post, utilizzando sempre il dataset di DOAJ e partendo dal numero di riviste che dichiarano di non far pagare una APC (8.072), ha selezionato quelle che pubblicano in ambito biomedico (1.602). Restringendo successivamente la propria ricerca a quello che effettivamente interessa a coloro che vogliono pubblicare un articolo, quindi a riviste che pubblicano in inglese, che assegnano un DOI e che sono indicizzate in Medline e PubMed Central si arriva a 105 riviste (circa il 10% delle riviste indicizzate in DOAJ).

L’autrice conclude il proprio post affermando che al momento è fuorviante affermare che gli autori possono scegliere tra un gran numero di riviste che non applicano le APCs e che si potrebbero cambiare le cose se le istituzioni accademiche offrissero maggiore supporto (anche economico) al proprio personale o adottassero modelli di consorzi come l’Open Library of Humanities.

In cammino verso l’accesso aperto

PathwaystoOpenAccess

Le biblioteche della University of California hanno recentemente pubblicato un interessante documentoPathways to Open Accessper guidare la transizione dall’attuale modello di pubblicazione basato su abbonamento a modelli di finanziamento di accesso aperto (OA), al fine garantire il più ampio accesso possibile alla documentazione scientifico accademica che oggi è sempre più costosa e di difficile accesso. Il documento analizza i diversi modelli per il raggiungimento dell’accesso aperto (Green Open Access, Gold-APC e Gold-non-APC) e le strategie attuabili per sviluppare ciascun modello.
Per ogni modello di accesso aperto vengono analizzati:

  • Caratteristiche principali del modello
  • Prevalenza e impatto
  • Strategie necessarie per la sua realizzazione
  • Sfide e opportunità

Dopo aver analizzato i tre diversi modelli, il documento individua per ognuno di questi una serie di azioni concrete che le biblioteche possono intraprendere al fine di realizzare l’accesso aperto.
Il documento, nel suo complesso, rappresenta uno strumento molto concreto, una vera e propria guida che può essere utilizzata da tutte quelle istituzioni che sono interessate ad intraprendere il passaggio, anche graduale, all’accesso aperto per trasformare la comunicazione scientifico/accademica in un sistema economicamente sostenibile.

 

How to get the pdf?

how_to_get_the_pdfSegnaliamo un’interessante infografica, realizzata dal Consorzio delle biblioteche delle università olandesi, dove vengono segnalati tutti i servizi disponibili in rete che cercano la versione ad accesso aperto degli articoli accessibili solo tramite abbonamento.

Alcuni di questi li abbiamo già segnalati su questo blog, questa infografica li raccoglie tutti insieme unitamente ad una breve ed efficace informativa e rappresenta senz’altro un utile strumento per diffondere l’utilizzo di questi servizi e per promuovere la cultura dell’accesso aperto.

 

DOAJ Best Practice Guide

doaj2DOAJ ha lanciato una guida alle best practice DOAJSi tratta di una risorsa web che, oltre ad illustrare i criteri di selezione adottati da DOAJ per includere riviste nella directory, offre una serie di risorse e strumenti utili per supportare ricercatori, editori e bibliotecari nell’identificazione delle riviste ad accesso aperto “autorevoli”. 
La guida, sviluppata e curata dal team DOAJ e costantemente aggiornata, vuole essere anche un luogo dove raccogliere discussioni relative all’accesso aperto e ai suoi sviluppi.
La Guida si propone in particolare di:

  • Evidenziare le questioni relative a pratiche editoriali discutibili;
  • Fornire una checklist di criteri per aiutare a identificare gli editori discutibili;
  • Sulla scia dell’iniziativa ThinkCheckSubmit, identificare altri strumenti utili per scegliere a quali riviste inviare il proprio articolo per la pubblicazione.

I curatori invitano a segnalare eventuali ulteriori risorse da includere nella Guida.

I numeri dell’Open Access 2017

oa-badge-2L’autrice del blog The Imaginary Journal of Poetic Economics, Heather Morrison, cura, al suo interno, una sezione, The Dramatic Growth of Open Access, che trimestralmente documenta la crescita del movimento dell’open access con dati, commenti ed analisi. Il blog ha appena pubblicato le statistiche relative alle iniziative più importanti del movimento relative all’anno appena concluso.

– Riviste ad accesso aperto: DOAJ ha aggiunto al proprio archivio 1.272 titoli (con una media di 3,5 titoli al giorno), arrivando così a 10.727 riviste, ed ha mostrato una crescita ancora maggiore per quanto riguarda lo spoglio degli articoli, quando è stata pubblicata la statistica erano 2.791.701, il che indica che sicuramente arriveranno nel 2018 a 3 milioni.

– Monografie ad accesso aperto: DOAB ora ha più di 10.000 libri di 247 editori con un tasso di crescita che lo scorso anno è stato dell’84%.

– Archivi ad accesso aperto: ad oggi su PubMed Central ci sono 4.6 milioni di articoli, nel 2018 è probabile che superino i 5 milioni. Il tasso di crescita di arXiv è stato del 10% con una media di 338 articoli aggiunti ogni giorno. Nel 2017 sono nati molti archivi ad accesso aperto che si rifanno ad arXiv, tra questi socRxiv (1.814 preprint) e bioRxiv (18.822 articoli), già attivi da qualche anno, sono cresciuti rispettivamente del 187% e del 151%.

Anche SCOAP3 (iniziativa del CERN che si basa sul pagamento centralizzato dei costi di peer reviewing agli editori in cambio dell’accesso aperto agli articoli delle loro riviste) ha aumentato il numero degli articoli ad accesso aperto del 32%.

Sono dati molto “corposi” che fanno ben sperare per un 2018 ancora più ricco di documenti ed iniziative ad accesso aperto.

Kopernio

kopernioKopernio è un nuovo strumento che, sulla falsariga di OAButton e Unpaywall, permette di  recuperare online versioni gratuite di articoli a pagamento. Anche in questo caso si tratta di un plug-in da installare sul proprio browser (Chrome o Mozilla) ma, rispetto a strumenti analoghi, Kopernio allarga la ricerca anche alle collezioni cui la propria istituzione è abbonata a patto che la registrazione avvenga con una email istituzionale. Questo permette anche di accedere a quelle collezioni al di fuori della propria istituzione.

Kopernio è inoltre integrato con Pubmed e Google Scholar ma l’indicazione di eventuale disponibilità di un pdf gratuito appare già nella pagina dei risultati (e non a livello di articolo) opzione questa molto utile per stabilire a colpo d’occhio quanta di quella letteratura trovata è effettivamente disponibile a portata di click!

Web of Science & l’Open Access

WoSDurante la settimana dedicata all’Open Access (OA), la Clarivate Analytics, proprietaria di Web of Science, ha annunciato di aver iniziato una collaborazione con ImpactStory per fornire, entro la fine del 2017, l’accesso a milioni di articoli ad accesso aperto attraverso il servizio oaDOI. Attualmente, Web of Science consente ai propri utenti di filtrare i risultati delle ricerche per recuperare articoli di riviste completamente ad accesso aperto ma questo contenuto rappresenta solo una piccola parte del corpus di Web of Science e dell’effettiva produzione ad accesso aperto.

La nuova collaborazione con Impactstory amplierà questo accesso e, da dicembre 2017, gli utenti di Web of Science potranno accedere anche ad articoli open access pubblicati in riviste ibride e a documenti depositati negli archivi ad accesso aperto (solo versioni peer reviewed ed accettate per la pubblicazione, non preprint). Nel caso degli articoli depositati negli archivi, verrà sempre preferita la loro versione pubblicata in una rivista open access.