Web of Science & l’Open Access

WoSDurante la settimana dedicata all’Open Access (OA), la Clarivate Analytics, proprietaria di Web of Science, ha annunciato di aver iniziato una collaborazione con ImpactStory per fornire, entro la fine del 2017, l’accesso a milioni di articoli ad accesso aperto attraverso il servizio oaDOI. Attualmente, Web of Science consente ai propri utenti di filtrare i risultati delle ricerche per recuperare articoli di riviste completamente ad accesso aperto ma questo contenuto rappresenta solo una piccola parte del corpus di Web of Science e dell’effettiva produzione ad accesso aperto.

La nuova collaborazione con Impactstory amplierà questo accesso e, da dicembre 2017, gli utenti di Web of Science potranno accedere anche ad articoli open access pubblicati in riviste ibride e a documenti depositati negli archivi ad accesso aperto (solo versioni peer reviewed ed accettate per la pubblicazione, non preprint). Nel caso degli articoli depositati negli archivi, verrà sempre preferita la loro versione pubblicata in una rivista open access.

 

Una nuova Beall’s list

predatory-publisherLa Beall’s list è ricomparsa sul web sotto un’altra forma: un ricercatore europeo che non vuole dare le sue generalità (visto le minacce che aveva ricevuto il creatore di questa famosa lista Jeffrey Beall) ha deciso di recuperare una copia della lista e di aggiornarla con note a parte. Si possono trovare altre copie della Beall’s list su web ma la particolarità di quest’ultima è che non si tratta di una copia immutata della sua ultima versione prima che il sito venisse definitivamente oscurato in quanto il suo curatore si è impegnato ad aggiornarla (anche se non con la stessa frequenza di Beall, come dichiara lui stesso). Anche il punto di vista del curatore  è leggermente differente da quello di Beall in quanto ha aggiunto sul sito i link a ThinkCheckSubmit e a DOAJ (anche all’elenco delle riviste che dichiarano falsamente di essere indicizzate in questa famosa directory) spingendo per una maggior consapevolezza del fenomeno da parte dei ricercatori e quindi per una loro maggiore attenzione su dove pubblicare.

6 nuovi archivi di preprint

cosA fine agosto il Center for Open Science (COS), startup non-profit fondata nel 2013 con la missione di aumentare la trasparenza e la riproducibilità della ricerca scientifica, ha annunciato il lancio di 6 nuovi archivi di preprint, di cui 5 disciplinari e uno nazionale:

  • INA-Rxiv, (server di pre-print indonesiano)
  • LISSA, (library and information science)
  • MindRxiv, (research on mind and contemplative practices)
  • NutriXiv, (nutritional sciences)
  • paleorXiv, (paleontology)
  • SportRxiv, (sport and exercise-related research)

Attraverso la condivisione dei preprint i ricercatori hanno la concreta possibilità di accelerare notevolmente la diffusione dei risultati della ricerca e dei relativi feed-back.  Per questo COS incoraggia le comunità di ricerca a promuovere l’innovazione nella comunicazione scientifica, sviluppando e mantenendo gratuitamente strumenti software open source come Open Source Science Framework (OSF): l’infrastruttura che attualmente ospita in totale 14 server di preprint.

5 Principi LIBER per l’accesso aperto

LIber 5LIBER, la principale associazione europea delle biblioteche di ricerca, ha recentemente redatto 5 principi  cui le biblioteche dovrebbero ispirarsi nelle fasi di negoziazione con gli editori in merito all’accesso aperto. L’obiettivo di LIBER è quello di supportare le biblioteche e i consorzi nel passaggio dall’attuale modello reader-pay a quello author-pay basato sulle Article Processing Charges (APC).

  1. Licensing and Open Access go Hand-in-Hand: nessuno dovrebbe pagare sia i costi di abbonamento sia le APC (double dipping), al contrario in presenza di APC i costi di abbonamento dovrebbero diminuire in proporzione.
  2. No Open Access, No Increase: la ricerca deve essere accessibile gratuitamente. Pertanto se non è possibile raggiungere un accordo con gli editori sull’accesso aperto, non dovranno essere accettati ulteriori aumenti sui costi di abbonamento.
  3. Transparency for Licensing Deals: No Non-Disclosure: le pratiche delle biblioteche dovrebbero riflettere pienamente il loro impegno a favore dell’accesso aperto. I contratti di licenza dovrebbero quindi essere liberamente disponibili.
  4. Keep Access Sustainable: per evitare di mettere più soldi nel sistema e rafforzare l’accesso aperto, alcune biblioteche hanno rinunciato ai loro diritti di accesso perpetuo. L’accesso perpetuo è, tuttavia, fondamentale in un ambiente di pubblicazione in rapido mutamento quale è quello attuale. Le biblioteche devono pertanto garantire un accesso sostenibile ai contenuti.
  5. Usage Reports Should Include Open Access: le biblioteche ricevono regolarmente report con i download e i dati di utilizzo relativi alle pubblicazioni cui sottoscrivono gli abbonamenti, analogamente dovrebbero ricevere report su cosa viene pubblicato ad accesso aperto. È normale ricevere informazioni su cosa paghiamo.

La Commissione Europea e l’accesso aperto

openaccessBibliosan20La Commissione Europea, principale finanziatore della ricerca in Europa, sta pensando di seguire l’esempio di altri due importanti enti, il Wellcome Trust e la Bill & Melinda Gates Foundation, nel creare una piattaforma dove i ricercatori che hanno ricevuto un finanziamento potranno pubblicare e condividere i risultati della propria attività di ricerca. Questa iniziativa potrebbe essere un primo passo verso l’ambizioso piano, proposto dai leader europei lo scorso anno, di rendere ad accesso aperto entro il 2020 tutti i lavori pubblicati grazie a finanziamenti europei. L’idea, che al momento è solo una dichiarazione di intenti, è stata accolta favorevolmente anche se, giustamente, è stato sottolineato che bisognerebbe cercare di superare uno degli ostacoli più grossi alla diffusione di una cultura dell’open access: ad oggi, nell’ambito della ricerca, i posti di lavoro, le sovvenzioni e le promozioni tendono ancora a dipendere pesantemente da quanti lavori vengono pubblicati in riviste con un alto impact factor. Negli Stati Uniti, in relazione a questa problematica, l’NIH ha appena annunciato che permetterà ai ricercatori di includere i preprint ed i lavori non ancora pubblicati nelle richieste di finanziamento.

Pubblicare ad accesso aperto è facile se sai come fare!

oa-badge-2Segnaliamo un interessante post che, attraverso un’efficace infografica, evidenzia come oggi sia possibile pubblicare ad accesso aperto a costo zero grazie all’alta percentuale (circa il 70%) di periodici indicizzati in DOAJ che non richiedono APC (gold OA) o in alternativa grazie alla pratica del’auto-archiviazione del preprint e/o postprint (green OA), in uno numerosi repository disciplinari o istituzionali disponibili.
Quest’ultima opzione è quella preferita dall’autore soprattutto alla luce di servizi come Unpaywall che aiutano a recuperare la versione gratuita di articoli pubblicati a pagamento.
Il post in questione in realtà è l’ultimo di una serie dove l’autore si esprime dichiaratamente a favore della cosiddetta “via verde” in quanto l’unica opzione che garantisce a tutti la possibilità, a costo zero, di ottemperare alle sempre più diffuse politiche a favore dell’accesso aperto adottate da numerosi finanziatori della ricerca e che permette di auto archiviare anche lavori già pubblicati.
Se l’intera comunità scientifica scegliesse di adottare una delle due vie, secondo l’autore si potrebbero facilmente raggiungere importanti traguardi quali:
• Accesso globale e democratico a tutta la letteratura
• Le risorse economiche attualmente usate per pagare gli abbonamenti potrebbero essere usate diversamente
• Si creerebbero le basi per sviluppare strumenti sulla falsariga di Unpaywall in grado di sfruttare al meglio la forza dell’accesso aperto
• Strumenti ai limiti della legalità come SciHub e ReserchGate diventerebbero superflui

Paywall Watch

paywall watchPaywall Watch è un sito che, facendo riferimento al famoso blog Retraction Watch, monitora e documenta i casi in cui articoli per i quali sono state pagate delle tariffe per renderli ad accesso aperto in realtà non sono resi disponibili gratuitamente online dagli editori. Ad oggi non esiste nessuna regolamentazione del mercato editoriale scientifico-accademico e questo fa sì che gli editori possano comportarsi come meglio credono (servizi non sempre ottimali, prezzi esorbitanti…) senza che ci sia mai una ricaduta sulla loro credibilità. I creatori del sito dichiarano di averlo creato in modo che tutti gli attori del mercato della comunicazione scientifica, dagli autori ai lettori, dai finanziatori alle biblioteche, possano fare delle scelte più consapevoli quando dovranno affidarsi agli editori. Sul sito viene anche sottolineato che la questione dei documenti ingiustamente a pagamento sia nella maggior parte dei casi un errore che nasce dall’incapacità e dalla poca attenzione all’accesso aperto piuttosto che una azione volontaria da parte degli editori. Gli errori più diffusi sarebbero:

  • articoli che risultano a pagamento anche se gli autori hanno pagato una tariffa per renderli ad accesso aperto;
  • editori che dichiarano di avere il copyright di un articolo che in realtà non possiedono;
  • errori nella fornitura di servizi collegati alla pubblicazione in una data rivista (ad esempio la perdita del testo completo, dei dati aggiuntivi o di parti di un articolo come le equazioni matematiche o le immagini).