Collaborazione di EOSC-hub e OpenAIRE-Advance per supportare la European Open Science Cloud

openaire eoschubDue importanti iniziative della Commissione Europea, OpenAIRE-Advance  e EOSC-hub (European Open Science Cloud) hanno firmato pochi giorni fa un importante accordo di collaborazione che consolida l’ambizione dell’Europa di diventare garante della scienza aperta e far sì che gli scienziati possano trarre i massimi benefici dalla libera condivisione dei dati della ricerca.
Questo accordo di collaborazione è un passo avanti nell’implementazione dell’European Open Science Cloud (EOSC), un’iniziativa europea per creare un unico ambiente virtuale dove i ricercatori possano archiviare, gestire, analizzare e riutilizzare i dati per scopi di ricerca, innovazione e istruzione.
OpenAIRE-Advance e EOSC-Hub, consapevoli della necessità di nuovi strumenti per implementare la scienza aperta, vogliono ora collaborare attivamente per fornire un insieme di servizi e risorse che entreranno a far parte dell’European Open Science Cloud oltre a condividere attività di formazione e training.
Un primo frutto di questa nuova partnership è il webinar ”How to manage your data to make them Open and FAIR” sulla gestione dei dati della ricerca che si terrà il prossimo 15 maggio rivolto a ricercatori e bibliotecari che lavorano con i dati.
Il webinar sarà tenuto da Ellen Leenarts and Marjan Grootveld del Data Archiving and Networked Services (DANS) olandese.
Il modulo per la registrazione è disponibile qui e per collegarsi al webinar è necessario seguire questo link: https://join.onstreammedia.com/go/eifl/fairrdm

Open Data: the researcher perspective

open-data-report-imageL’editore Elsevier ha condotto, in collaborazione con il Centre for Science and Technology Studies (CWTS) della  Leiden University, una ricerca sulle attitudini dei ricercatori verso i dati aperti. La ricerca, che esamina le attitudini dei ricercatori verso la condivisione dei dati ed il perché di alcune loro reticenze, è composta da tre diversi studi: un’indagine globale su 1.200 ricercatori, un’analisi quantitativa sulla pubblicazione  dei dati nei data journal e tre case studies che includono interviste approfondite con individui coinvolti nella raccolta, analisi ed archiviazione di dati negli ambiti delle scienze del suolo, della genetica e dell’umanistica digitale. Per quanto riguarda l’analisi globale dei ricercatori, la ricerca presenta dei risultati interessanti:

  • non esiste un approccio generale in quanto le pratiche di condivisione dei dati dipendono dall’ambito della ricerca cui sono riferiti
  • gli atteggiamenti verso la condivisione dei dati sono generalmente positivi (il 73% afferma che sarebbe utile per la propria ricerca poter accedere a dati relativi ad articoli pubblicati, il 64% sarebbe disponibile a condividere i propri dati)
  • di contro, i dati aperti non sono ancora una realtà per una buona parte dei ricercatori: mentre la maggior parte dei ricercatori riconosce i benefici della condivisione dei dati della ricerca, pochi sono disposti a condividere dati o li hanno condivisi (34% dei ricercatori non condividono i dati relativi alla propria ricerca e meno del 15% dei i ricercatori condivide i dati in un archivio aperto).
  • ci sono ancora molti ricercatori che percepiscono i dati come una proprietà personale e quando condividono direttamente i loro dati, la maggior parte di loro (> 80%) li condivide con collaboratori diretti. Questo tipo di condivisione collaborativa, da persona a persona, suggerisce che la fiducia è un aspetto importante della condivisione dati
  • tra le varie cause della mancata, o minima, condivisione dei dati ci sono la mancanza di formazione ed il fatto che la loro condivisione non è associata ad alcuna ricompensa. Altre cause sono i problemi legati alla gestione dei dati ed ai problemi della privacy. Un dato interessante è che i data management plan richiesti dai finanziatori della ricerca non sono considerati un forte incentivo

Per quanto riguarda l’analisi quantitativa dei data journal, mentre il loro numero è ancora limitato, queste riviste giocano sempre di più un ruolo importante in termini di numero di articoli pubblicati e citazioni ricevute. In pochi anni, questo tipo di riviste assumeranno un ruolo sempre più importante nel panorama delle pubblicazioni e della ricerca scientifica. Tuttavia, dal sondaggio si ricava che la condivisione dei dati avviene ancora principalmente in modo tradizionale, come, ad esempio, con la presentazione dei dati come allegato o in tabelle, o i dati non vengono pubblicati affatto (34%).
Con questo rapporto, si è cercato di contribuire a colmare il divario tra quelle che sono le politiche sui dati aperti da una parte e le pratiche di ricerca quotidiane dall’altra. Come si è visto dai risultati della ricerca, le pratiche relative ai dati aperti sono meno sviluppate di quanto si creda, con l’eccezione degli ambiti in cui la gestione dei dati è  integrata nella struttura della ricerca dall’inizio.
Il report finale della ricerca può essere scaricato qui: i dati relativi ai tre diversi studi posso essere scaricati liberamente da Mendeley Data. 

Le difficoltà dei ricercatori nella condivisione dei dati

negativedataresultsSpringer Nature ha appena pubblicato un White Paper dal titolo Practical challenges for researchers in data sharing che riporta i risultati di un sondaggio sulle difficoltà che incontrano i ricercatori quando decidono di condividere i dati relativi al proprio lavoro. Hanno risposto al sondaggio più di 7.700 ricercatori, di questi, il 76% pensa che sia molto importante che i propri dati siano recuperabili ed il 63% già condivide i propri dati in qualche modo (depositandoli in un archivio e/o allegandoli al documento come materiale supplementare). La principale difficoltà individuata da coloro che hanno risposto al sondaggio è l’organizzazione dei dati da archiviare (46%), seguita dalla scarsa conoscenza delle leggi relative a copyright/ licenze d’uso (37%) e degli archivi più adatti dove depositare i propri dati (33%). Altri problemi individuati sono stati la mancanza di tempo (26%) ed i costi da affrontare (19%). Anche se esistono differenze regionali, gli autori commentano i risultati del White Paper affermando che ci sono delle sfide che possono essere considerate comuni a tutti coloro che intendono condividere i dati relativi alle proprie ricerche e che richiedono quindi uno sforzo concertato. Vengono individuate due aree sulle quali lavorare per aumentare la condivisione dei dati: maggiore supporto ed informazioni sulla gestione dei dati per i ricercatori, soprattutto quelli che sono alle prime fasi della loro carriera, e percorsi facilitati per condividere i dati in modo veloce ed ottimale. Il testo del documento è caricato su Figshare ed è corredato da una chiara infografica che riassume tutti i dati più significativi del sondaggio.

 

Il ruolo delle biblioteche nella realizzazione dei principi FAIR per i dati aperti

FAIR

La conoscenza dei principi FAIR (Findable, Accessible, Interoperable, Reusable) per i dati aperti è essenziale per le biblioteche che desiderano promuovere ed ampliare i propri servizi per la gestione dei dati della ricerca.
Il Gruppo di lavoro sulla gestione dei dati della ricerca di LIBER ha prodotto una scheda informativa con alcuni suggerimenti su come iniziare a promuovere e ad includere i principi FAIR nel proprio lavoro di gestione di questi dati. La scheda informativa, corredata anche di interessanti link di approfondimento, è specificatamente indirizzata ai bibliotecari in quanto le biblioteche hanno una lunga e consolidata tradizione nel descrivere le risorse e nel fornire un supporto per la loro gestione a lungo termine. Questi sono alcuni dei punti elencati nella scheda che spiegano cosa possono fare le biblioteche per cominciare ad avere un ruolo attivo nella realizzazione dei principi FAIR:

– Promuovere i principi FAIR tra i propri ricercatori;
– Incorporare i principi FAIR nei propri piani di gestione dei dati;
– Incoraggiare i ricercatori a depositare i dati in archivi che utilizzano i principi FAIR;
– Valutare le pratiche di gestione dei dati presso la propria istituzione in base ai principi FAIR.

Cogliamo l’occasione per augurare a tutti buone feste!

Nuovo gruppo di lavoro sui principi FAIR

fairLa Commissione Europea ha istituito un gruppo di lavoro, il FAIR Data Expert Groupcon il compito di elaborare un piano per mettere concretamente in atto i principi FAIR (Findable,  Accessible, Interoperable and Reusable) in modo che i dati della ricerca siano effettivamente disponibili, accessibili, interoperabili e riutilizzabili. Il gruppo si è dato al momento cinque obiettivi specifici:

  • produrre delle raccomandazioni su cosa occorre fare per trasformare i principi FAIR in realtà;
  • proporre indicatori per misurare i progressi di ciascuno dei principi FAIR;
  • contribuire al piano d’azione proposto dalla European Open Science Cloud (EOSC) su come rendere i dati FAIR;
  • contribuire alla valutazione del piano di gestione dei dati (DMP) di Horizon 2020;
  • fornire informazioni dettagliate sui costi ed i finanziamenti necessari per portare avanti le attività di gestione dei dati.

Il Gruppo ha inviato una richiesta di collaborazione a chiunque sia interessato a partecipare ai suoi lavori con suggerimenti riguardanti la disponibilità, l’accessibilità, l’interoperabilità ed il riutilizzo dei dati, la cultura dei dati della ricerca, come rendere reali i principi FAIR, misurare il cambiamento e renderlo possibile. Per l’occasione è stato creato un archivio su GitHub in modo da consentire a chiunque sia interessato di condividere suggerimenti e risorse. E’ possibile contribuire tra il 12 giugno e il 31 luglio 2017.

Nuova collaborazione Figshare-Springer Nature a favore dei dati aperti

figsharespringer natureFigshare, repository per i dati della ricerca, ha recentemente lanciato, in collaborazione con la Springer Nature, un nuovo strumento che permette agli autori di condividere i propri dati in modo più efficiente durante il processo di pubblicazione.

Questo nuovo strumento vuole facilitare il processo di condivisione dei dati della ricerca per aiutare gli autori a rispettare le sempre più numerose politiche di deposito dei dati adottate dagli enti finanziatori e dalle istituzioni. Nato per supportare attivamente la ricerca aperta, il suo utilizzo aumenta la visibilità delle pubblicazioni, favorisce il riuso dei dati e contribuisce al progresso scientifico garantendo una maggiore riproducibilità. I dati verranno resi disponibili con licenza Creative Commons con, quando possibile, l’attribuzione al pubblico dominio (CC0). Al momento questo strumento è disponibile per chi pubblica su 6 BMC journals ma Springer Nature immagina di incrementare il numero di riviste che lo adotteranno dopo questa prima fase pilota.

Initiative for Open Citations (I4OC)

I40CIl 6 aprile è stata lanciata ufficialmente una interessante iniziativa, Initiative for Open Citations (I4OC), promossa da Marc Patterson (eLife) e Catriona Mccallum (PLOS), per la creazione di un database ad accesso aperto delle citazioni delle pubblicazioni. Il punto di partenza di questa iniziativa è che questi dati sono già messi a disposizione da tutti i principali editori come parte del metadati che inviano a Crossref ma risultano chiusi per impostazione predefinita. Molti editori, anche ad accesso aperto, non sono a conoscenza del fatto che si può chiedere a CrossRef di rendere questi dati accessibili a tutti tramite l’invio di una semplice email. L’iniziativa avrebbe anche più peso in quanto gli editori cedono questi dati gratuitamente a servizi come Web of Science  e Scopus che a loro volta li rendono disponibili, dopo averli rielaborati, tramite un costoso abbonamento. La risposta degli editori è andata ben oltre le aspettative e in molti hanno deciso di rendere liberamente accessibili i loro dati relativi alle citazioni: quando l’iniziativa è partita 6 mesi fa, solo l’1% dei dati ospitati da Crossref era pubblicamente disponibile, oggi, con l’appoggio di editori come BMJ, Cambridge University Press, EMBO,Springer Nature, Taylor & Francis e  Wiley, ha raggiunto il 40% (l’elenco completo è disponibile sul sito web di I4OC) per un totale di  quasi 14 milioni di pubblicazioni con riferimenti aperti.

Un indice dell’interesse relativo all’apertura di questi dati è dato da chi ha finanziato o appoggiato l’iniziativa, dal Wellcome Trust alla biblioteca digitale Max Planck, da Altmetric a ImpactStory, da Dryad a Figshare. Probabilmente l’iniziativa richiederà del tempo ma è comunque un primo passo verso la creazione di un database di citazioni ben strutturato e aperto che chiunque potrà interrogare, analizzare e rielaborare.