Transpose

transposeASAPBio ha appena lanciato Transpose, una banca dati online che fornisce un rapido accesso alle politiche editoriali di circa 2.900 riviste scientifiche. L’idea di questo database,  lanciato il 13 giugno, nasce da una indagine, condotta dal gruppo di lavoro che ha poi ideato Transpose, su 171 riviste tra le più citate che ha rilevato che quasi un terzo di queste non indica chiaramente sul proprio sito web nemmeno le informazioni di base sul proprio processo editoriale, come, ad esempio, che tipo di peer review viene praticata. 
Transpose, creato per aiutare i ricercatori che stanno cercando la rivista più adatta dove pubblicare, include dettagli su peer review, preprints e politiche editoriali che sono spesso difficili o impossibili da trovare sui siti web delle riviste. Il database permette anche di fare un confronto tra più riviste (fino ad un massimo di tre).

L’università di Leuven appoggia il FAIR OA

FAIR oAAnche l’università di Leuven si inserisce in quello che sta diventando un lungo elenco di enti finanziatori della ricerca che si stanno impegnando ad appoggiare la pubblicazione dei risultati delle ricerche da loro finanziate su riviste ad accesso aperto.
In questo caso, il fondo per la pubblicazione ad accesso aperto dell’università ha appena dichiarato che sosterrà i costi di pubblicazione solamente se si tratta di riviste che seguono i principi del FAIR Open Access.

In dettaglio, le riviste su cui gli autori intendono pubblicare devono:

  • avere una struttura editoriale trasparente
  • lasciare il copyright agli autori
  • pubblicare esclusivamente articoli ad accesso aperto (non vengono considerate “fair” le riviste ibride) ed avere licenze di utilizzo esclusivamente Open Access
  • prevedere delle tariffe (APC) esclusivamente per la pubblicazione di un articolo
  • richiedere spese di pubblicazione (APC) basse (non superare i 1000€ se non in casi eccezionali), trasparenti e proporzionate al lavoro svolto dall’editore

 

Cosa è cambiato nel ciclo della comunicazione scientifico/accademica?

Segnaliamo un interessante post che analizza quelli che, grazie alle innovazioni portate da Internet (in questo caso specifico i social media e l’open access), sono i principali cambiamenti nel ciclo della pubblicazione scientifico/accademica, ed il loro impatto sul modo in cui gli articoli scientifici vengono scritti, pubblicati, promossi e letti.
Secondo l’autrice del post, queste innovazioni hanno cambiato in parte il modo in cui i ricercatori si approcciano al proprio lavoro:

  • tendono sempre più a pensare di scrivere per le riviste non solo come autori di un articolo ma anche come lettori di quella particolare rivista
  • sono più disposti a pubblicare su nuove riviste, di medio livello e ad accesso aperto che si rivolgono più direttamente ai loro interessi particolari
  • hanno cominciato a considerare i bibliotecari come supporto per il proprio lavoro, dalla ricerca di articoli in early release, alla localizzazione degli archivi di preprint, all’organizzazione di workshop sulla pubblicazione in riviste ad accesso aperto
  • collaborano attivamente con gli editori per promuovere il proprio lavoro sul web

Quest’ultimo punto è particolarmente interessante: mentre molti editori accademici non hanno ancora sviluppato linee guida per la promozione dei contenuti, gli editori “tradizionali” offrono sempre più istruzioni agli autori su quelle che potrebbero essere strategie efficaci di promozione in rete, tra questi, SAGE, Elsevier e Wiley.
Sostanzialmente, queste innovazioni hanno modificato il percorso della comunicazione scientifico/accademica che da “lineare” è diventato “circolare” con alcune azioni che vengono ripetute più volte, come evidenzia chiaramente questa immagine che viene proposta nel post:

New-lifecycle

Progetto pilota di Springer Nature e ResearchGate

Il 1 marzo Springer Nature e ResearchGate (RG) hanno annunciato l’avvio di un progetto pilota che prevede che i full text degli articoli pubblicati da Novembre 2017 su 23 Nature journals siano caricati sui i profili dei ricercatori sulla piattaforma RG, per consentire la condivisione di articoli proteggendo al tempo stesso i diritti di autori ed editori.

Questa collaborazione, conseguenza degli accordi presi ad aprile scorso, è parte di un progetto più ampio il cui obiettivo è quello di migliorare l’accesso ai risultati della ricerca scientifica, aiutare gli autori a sfruttare la potenza collaborativa della rete, aumentare la visibilità del proprio lavoro e misurare l’impatto della propria ricerca.

Steven Inchcoombe, chief publishing officer di Springer Nature, ha dichiarato: “A Springer Nature ci impegniamo a trovare nuovi modi per aiutare i ricercatori a far progredire la ricerca. Essere in grado di accedere e collaborare alla ricerca è fondamentale per questo ed è importante per noi permettere che ciò accada sulle piattaforme utilizzate da ricercatori e autori”.

Questo progetto pilota rappresenta il primo esperimento significativo per la diffusione dei contenuti di un editore su una piattaforma quale RG, consentendo di fatto a chiunque di scaricare articoli a pagamento, e pone Springer Nature in una posizione strategica per diventare editore leader dell’accesso aperto nel prossimo futuro.

Per contro per ResearchGate la collaborazione con Springer Nature lo allontana dalla reputazione di pirateria nata a seguito delle continue azioni legali intentate da editori come Elsevier e American Chemical Society. 

 

Publish&Read

project-dealRecentemente è stato reso noto l’accordo che Projekt Deal, un consorzio tedesco di biblioteche, università e istituti di ricerca, ha raggiunto con Wiley. L’accordo prevede libero accesso alle oltre 1500 riviste di Wiley e all’intero archivio per le circa 700 istituzioni che partecipano al consorzio.
In cambio, Projekt Deal pagherà all’editore una cifra forfettaria di 2750 dollari per ogni pubblicazione sulle sue riviste ibride, per un totale annuo di circa 26 milioni di dollari per 9500 articoli, e riceverà uno sconto del 20% per pubblicare sui titoli completamente ad accesso aperto.

L’accordo, denominato “Publish&Read”, è il primo del genere ed avrà una durata di 3 anni. Prossimo obiettivo di Projekt Deal sarà di abbassare il costo del servizio.

La scelta di rendere pubblici gli aspetti economici dell’accordo rappresenta una novità nel settore ed un notevole passo avanti per il movimento OA, in quanto se in futuro verranno stipulati accordi analoghi, si potranno comparare i costi e conseguentemente trattare, cosa fino ad oggi mai stata possibile.

Wellcome Open Research, il futuro della comunicazione scientifica?

wellcome open researchVi segnaliamo un altro post che, in linea con le conclusioni dell’Expert Group on the future of scholarly publishing and scholarly communication della Commissione Europea, prevede che saranno gli enti finanziatori della ricerca ad avere un ruolo fondamentale nel futuro della comunicazione scientifico/accademica. Sul blog LSE Impact of Social Sciences si parla dei primi due anni di attività della piattaforma Wellcome Open Research del Wellcome Trust, uno dei principali finanziatori della ricerca scientifica nel mondo. Questa piattaforma, online dal 2016 ed incentrata sull’accesso aperto, si basa su servizi sviluppati da F1000Research e consente ai ricercatori di pubblicare e condividere un’ampia gamma di risultati di ricerca, dai protocolli, ai set di dati, agli articoli di ricerca tradizionali. 
Per gli autori del post, questo è un momento molto interessante per la comunicazione scientifico/accademica: sono ormai all’ordine del giorno le tecnologie che permettono di  superare gli ostacoli alla condivisione dei risultati della ricerca e sono molti gli enti finanziatori che hanno sviluppato le proprie piattaforme editoriali (tra questi, la Bill and Melinda Gates Foundation, l’Irish Research Council e la South African Academy of Sciences). Gli autori del post riconoscono che le piattaforme di condivisione gestite dagli  enti che finanziano la ricerca possono avere anche un ruolo chiave nella soluzione di uno dei principali problemi della ricerca scientifica: un sistema di valutazione che tiene in maggior conto dove viene pubblicato un lavoro invece di valutarne il valore intrinseco, problema che verrebbe superato se tutti i lavori fossero pubblicati su questo tipo di piattaforme.
I dati che arrivano dalla piattaforma Wellcome Open Research sono molto incoraggianti, in questi due anni sono stati pubblicati articoli di 2185 autori affiliati a 727 istituzioni di 73 paesi. Dei 166 articoli pubblicati nel 2018, 73 (44%) sono articoli di ricerca non tradizionali che solitamente sono molto difficili da pubblicare. Inoltre, il numero di pubblicazioni sulla piattaforma è aumentato del 38% negli ultimi 12 mesi e le richieste continuano a crescere.
Gli autori del post concludono evidenziando che un potenziale svantaggio del pubblicare su piattaforme di questo tipo potrebbe essere un sovraccarico di informazioni in quanto la peer review viene fatta successivamente alla pubblicazione. Propongono, tuttavia, che potrebbero essere le stesse società scientifiche ad assumersi il ruolo di selezionatori utilizzando l’esperienza dei propri membri per identificare sulle piattaforme la ricerca migliore nelle rispettive aree di competenza dandole, così, anche un sigillo di qualità.

Perché Sci-Hub piace?

scihubQuali sono le ragioni del successo di Sci-Hub?
Se lo chiede in un interessante post pubblicato su LSE Impact Blog, David Nicholas, direttore di CIBER Research Ltd, una società di ricerca indipendente specializzata in comunicazione accademica.
L’autore presenta i dati di un’indagine svolta tra ricercatori all’inizio della carriera provenienti da diversi paesi (Cina, Francia, Malesia, Polonia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti), mirata ad analizzare, tra le altre cose, l’uso delle diverse piattaforme social, in particolare ResearchGate (RG) e Sci-Hub, da parte della nuova generazione di ricercatori.
È emerso che l’utilizzo di Sci-Hub è in aumento e che attualmente un quarto dei giovani ricercatori lo utilizza, in particolare i francesi sono i maggiori utenti.
È interessante notare che l’attrazione di Sci-Hub è data dall’offerta gratuita e facile a milioni di documenti raccolti (illegalmente) dai siti web degli editori.
Sci-Hub è usato soprattutto per comodità ed è preferito alle piattaforme di periodici elettronici delle biblioteche, in quanto i ricercatori, pur avendone le credenziali per l’accesso, le percepiscono troppo rigide.
E’ solo questo il motivo? Quale impatto potrà avere l’uso sempre più massivo di Sci-Hub?  Può rappresentare una minaccia per gli editori e i bibliotecari?
A queste e ad altre domande l’autore risponde e offre interessanti spunti di riflessione.