4 dritte per sopravvivere ai tagli degli abbonamenti

elsevier-boycott-emblemIl recente boicottaggio dell’editore Elsevier da parte degli oltre 600 partecipanti al consorzio tedesco DEAL, cui aderiscono 60 importanti istituti di ricerca, ha messo nuovamente sotto i riflettori l’annosa questione del potere di negoziazione da parte delle biblioteche nei confronti dei colossi dell’editoria scientifica quali Elsevier. Anche Taiwan, con il consorzio CONCERT, che rappresenta più di 140 istituzioni, ha scelto, a partire da gennaio 2017, di boicottare Elsevier.

Queste prese di posizione, pur essendo a favore di una giusta causa, mettono i ricercatori nella condizione di dover trovare strade alternative per accedere ai contenuti di questo editore e ci offrono l’occasione per riepilogare le diverse possibilità che la rete offre per recuperare articoli da riviste di cui la propria istituzione non possiede l’abbonamento.

Nel caso in cui non si riesca ad ottenere l’articolo attraverso il servizio di recupero dei documenti offerto abitualmente dalle biblioteche, o tramite richiesta diretta all’autore, la rete oggi offre una serie di possibilità, non sempre “ortodosse” per recuperare l’articolo che cerchiamo:

  • Google Scholar: i risultati di questo motore di ricerca offrono spesso, accanto alla versione ufficiale e quindi a pagamento di un articolo, un link alla sua versione ad accesso aperto.
  • OA Button/oaDOI: entrambi cercano, attraverso il DOI, la versione ad accesso gratuito di un articolo.
  • #icanhazpdf: si tratta un hashtag utilizzato su Twitter dalla comunità scientifica per lo scambio di articoli. Usandolo unitamente al link dell’articolo che si sta cercando, permette a coloro che hanno accesso alla risorsa di spedire privatamente il documento. Lo scambio tra ricercatori/scienziati è da sempre ritenuto legale e questo mezzo rientra in questa tipologia di scambio.
  • Sci-Hub: se tutte le precedenti modalità dovessero fallire Sci-Hub rappresenta senz’altro una possibilità, consapevoli che si tratta di una una forma di disobbedienza civile. Sci-Hub è infatti un sito pirata, fondato da una ricercatrice kazaka, che offre accesso a circa 50 milioni di articoli a pagamento e spesso coperti da copyright. Per approfondire segnaliamo questo interessante post

 

Suggerimenti per scegliere la rivista dove pubblicare il proprio articolo

2012-09-06logogrande3Segnaliamo un interessante post, pubblicato sul blog Writing for Research, che suggerisce 31 fattori da tenere in mente quando si sceglie la rivista dove pubblicare il proprio lavoro. L’autore del post sottolinea che sono molti gli elementi da considerare e che è fondamentale saper scegliere la rivista più adatta se si vuole aumentare la diffusione, ed il conseguente impatto, dei risultati delle proprie ricerche.

L’autore del post, individuati quelli che considera i fattori più importanti da tenere in considerazione, li ha suddivisi in 5 categorie:

  • lo scopo della rivista;
  • il processo di revisione che viene adottato ed i tempi di pubblicazione;
  • se la rivista è o no ad accesso aperto;
  • se pubblica regolarmente e se la sua copertura è affine al proprio ambito di ricerca;
  • le politiche di disseminazione che adotta per i lavori che pubblica e l’impatto.

Di ogni categoria vengono esaminati diversi aspetti in modo da offrire ai ricercatori un utile strumento per avere un’immagine completa della rivista presa in analisi e fare la scelta più appropriata per pubblicare i propri lavori.

Buone vacanze, ci ritroviamo a settembre!

Vienna Principles

ClJKy48UYAAs6qAAttualmente si stanno sviluppando molte iniziative volte a superare i problemi dell’attuale sistema della comunicazione scientifica, come, ad esempio, le difficoltà di accesso ai risultati della ricerca o la loro reproducibilità. Le iniziative che si basano sul concetto di Open Science (che include ed amplia quello di Open Access) sembrano avere il maggior potenziale per migliorare tutti i processi legati alla comunicazione scientifica anche se al loro interno manca ancora una visione condivisa su quelli che potrebbero essere i principi base su cui ispirarsi per creare un nuovo sistema di comunicazione scientifica. Tra aprile 2015 e giugno 2016, i membri del gruppo di lavoro “Open Access e comunicazione scientifica” dell’Open Access Network Austria (OANA) si sono incontrati a Vienna per discutere questa questione. Il principale risultato del lavoro è la pubblicazione dei cosiddetti “Principi di Vienna“: dodici principi che, nell’intenzione del gruppo di lavoro, potrebbero rappresentare i capisaldi del futuro sistema di comunicazione scientifica. Nel documento il gruppo di lavoro elenca quelli che sono i problemi legati all’attuale sistema di comunicazione scientifica ed i dodici principi a cui dovrebbe ispirarsi: accessibilità, reperibilità, riutilizzo, riproducibilità, trasparenza, comprensibilità, collaborazione, qualità, valutazione, progresso validato, innovazione, bene pubblico. Questi principi sono pensati per fornire un quadro di riferimento per un dibattito su come migliorare il sistema attuale. Con questo documento, il gruppo di lavoro OANA vuole ispirare una discussione verso una visione condivisa della comunicazione scientifica nel 21 secolo.

Survey of scholarly communication tool usage

InnoScholComm logoSono stati recentemente resi pubblici i risultati dell’indagine “Survey of scholarly communication tool usage” condotta tra maggio 2015 e febbraio 2016, a cui hanno aderito oltre 20.000 tra ricercatori, bibliotecari ed editori da diverse aree geografiche e disciplinari.
Scopo dell’indagine era quello di analizzare, per la prima volta in modo dettagliato, l’effettivo uso dei numerosi strumenti di cui si è dotata la comunità scientifica (e non solo) per le diverse fasi del ciclo della ricerca, al fine di descrivere il sempre più mutevole panorama della comunicazione scientifica.
I nuovi strumenti sono costantemente in fase di sviluppo, ad oggi se ne contano oltre 600, e il loro utilizzo varia molto a seconda della disciplina, il paese e il ruolo professionale. L’indagine fotografa fedelmente questo uso variegato grazie all’analisi di quali strumenti vengono utilizzati per 17 attività significative dell’intero ciclo della ricerca esemplificato in sei macro aree: ricerca bibliografica, analisi dei dati, scrittura, pubblicazione, disseminazione e valutazione.
I dati sono disponibili su un dashboard interattivo che permette un’attenta analisi grazie alla possibilità di filtrare i risultati per disciplina, paese e ruolo professionale. E’ inoltre possibile cambiare tipo di grafico e parametri così come generarne di propri. I risultati includono anche la posizione degli intervistati su Open Access e Open Science.

Le azioni necessarie per pubblicare ad accesso aperto

whyopenresearchIl sito web Why open research?, nato per fornire ai ricercatori risorse utili per rendere i risultati dei propri lavori accessibili a tutti, ha pubblicato una guida dove sintetizza in 7 punti le azioni necessarie per individuare la rivista open access più consona dove pubblicare. Vi proponiamo la traduzione:

Come trovare la giusta rivista ad accesso aperto?

  1. Consultare la Directory of Open Access Journals (DOAJ) che elenca più di 10.000 riviste ad accesso aperto, selezionate in maniera rigorosa.
  2. Utilizzare lo strumento di selezione delle riviste di Cofactor che permette agli autori di ricercare riviste ad accesso aperto o che propongono la formula ibrida
  3. Chiedere a colleghi, esperti del proprio ambito o bibliotecari se conoscono riviste ad accesso aperto affidabili dove pubblicare

Controlli da effettuare prima di presentare il proprio lavoro ad un editore:

  1. Valutare la rivista dove si intende pubblicare, ad esempio: gli editor sono conosciuti nel proprio ambito di ricerca? La rivista è un membro dell’Open Access Scholarly Publishers Association (OASPA), l’associazione degli editori open access?
  2. Controllare se la rivista presenta delle informazioni identificative universalmente riconosciute come un ISSN ufficiale o se assegna un DOI agli articoli che pubblica
  3. Controllare se la rivista aderisce alle richieste degli enti che finanziano la ricerca consultando SHERPA/JULIET, il database che raccoglie tutte le politiche degli enti finanziatori della ricerca in merito alla condivisione di articoli e di set di dati. E’ possibile fare la ricerca per nazione o per nome dell’ente finanziatore.
  4. Consultare il sito Think. Check. Submit che propone una serie di domande a cui il ricercatore deve rispondere per  verificare se le riviste prese in considerazione sono affidabili.

Con l’occasione auguriamo a tutti buone feste!

Think, Check, Submit

thinkchecksubmitSempre più spesso i ricercatori si trovano a dover fare i conti con offerte di pubblicazione, o di far parte degli editorial board, da parte di editori che si rivelano essere poco affidabili, i cosiddetti “predatory publishers”, che pensano solo al profitto e, dietro pagamento, pubblicano qualsiasi cosa venga loro proposta. La campagna Think, Check, Submit, nata con il supporto di alcune delle maggiori istituzioni che operano nell’ambito della diffusione della ricerca scientifica,vuole aiutare quei ricercatori, soprattutto agli inizi della propria carriera, che non possiedono le competenze per scegliere le riviste più adatte dove pubblicare i propri lavori. Sul sito web appositamente creato sono presentate una serie di domande a cui il ricercatore deve rispondere per  verificare se le riviste prese in considerazione sono affidabili, ad esempio se l’editorial board è composto da studiosi conosciuti, se la rivista è indicizzata in uno dei principali database o se fa parte di qualche associazione riconosciuta (ad esempio DOAJ se è ad accesso aperto).

Chi comanda il mercato dell’informazione scientifica?

Bastian_Inverse_impact_lawLa rivista PLoS One ha recentemente pubblicato un interessante studio sull’andamento del mercato dell’informazione scientifica basato sull’analisi di 45 milioni di documenti indicizzati su Web of Science in un arco di tempo compreso tra il 1973 ed il 2013. Secondo i risultati di questo studio, i cinque più importanti editori in ambito scientifico (Elsevier, Wiley, Springer, Taylor & Francis e Kluwer) sono arrivati a pubblicare il 53% di tutta la produzione scientifica STM e il 70% delle scienze sociali. Come si è arrivati a questo? Tradizionalmente, la maggior parte delle riviste erano pubblicate da società scientifiche no-profit che non sono riuscite a sostenere i costi del passaggio dall’editoria tradizionale a quella elettronica e si sono trovate costrette a vendere le proprie riviste a grossi gruppi editoriali. Questo ha portato ad un oligopolio, con profitti anche del 35%, che costringe le biblioteche a far fronte a costi degli abbonamenti che aumentano del 7-10% ogni anno. Purtroppo, nonostante le molte iniziative che stanno cercando di porre un freno a questo andamento (ad es. le iniziative legate all’Open Access o la decisione di prestigiose università come Harvard di boicottare questi grossi editori) questo sistema continua ad essere alimentato dal sistema di avanzamento delle carriere e della richiesta di fondi per la ricerca che si basa principalmente sulla pubblicazione su riviste prestigiose.