Journal Checker Tool

cOAlitionS ha da poco rilasciato la versione beta del Journal Checker Tool (JCT), strumento Web che fornisce ai ricercatori suggerimenti su come conformarsi alle richieste del proprio ente finanziatore che aderisce alla politica di PlanS.

In questa prima versione, il JCT fornisce informazioni su una serie di requisiti base di PlanS per stabilire se un dato giornale offra un percorso per la conformità con l’accesso aperto:

  • una licenza CC BY (o equivalente)
  • nessun embargo
  • la capacità di mantenere un copyright sufficiente a consentire l’accesso aperto

In seguito saranno aggiunte altre specifiche tecniche.

Il Journal Checker Tool si usa in modo molto semplice: basta fornire il nome della rivista sulla quale si intende pubblicare, del proprio ente finanziatore e dell’istituto al quale si è affiliati. La combinazione di questi dati produce istantaneamente un risultato che consente di vedere se la rivista scelta è conforme a PlanS e in che modo: è una rivista ad accesso aperto, permette l’autoarchiviazione o applica un accordo trasformativo (transformative agreement).  

Durante questa fase di test,  cOAlitionS si aspetta di ricevere un feedback da parte della comunità di ricerca in modo da migliorare lo strumento prima dell’implementazione di PlanS a gennaio 2021.

Bibliosan 2.0 riprenderà a gennaio. Buone feste!

DOAJ sigla un accordo per favorire la conservazione a lungo termine delle riviste ad accesso aperto

doaj2DOAJ, CLOCKSS, Internet Archive, Keepers Registry e Public Knowledge Project (PKP) hanno ufficialmente annunciato di aver iniziato una collaborazione per favorire la pratica della conservazione a lungo termine delle riviste ad accesso aperto pubblicate da editori che non hanno le risorse economiche per permettersi di pagare per i servizi attualmente disponibili sul mercato.

Questa iniziativa nasce dopo che è stato pubblicato uno studio, Open is not forever, scritto da M. Laakso, L. Matthias e N. Jahn, che ha dato luogo a numerosi dibattiti sull’effettivo rischio di scomparsa delle riviste accademiche ad accesso aperto in formato digitale.

L’iniziativa congiunta di queste organizzazioni mira ad offrire un’opzione di archiviazione a prezzi accessibili alle riviste ad accesso aperto registrate su DOAJ, e che non fanno pagare le APCs (definite  “diamond” OA), e a sensibilizzare gli editori sull’importanza di avere una soluzione di conservazione a lungo termine. DOAJ avrà la funzione di singola interfaccia con CLOCKSS, PKP e Internet Archive e lavorerà per facilitare la connessione a questi servizi per le riviste interessate.

Come prima iniziativa, constatato che circa il 50% delle riviste identificate da DOAJ come prive di soluzioni di conservazione a lungo termine utilizza Open Journal System (OJS), si partirà con l’incoraggiare gli editori di tali riviste a preservare i propri contenuti nel PKP Preservation Network (PKP PN) o con l’aiutarli a trovare un’altra soluzione se la versione di OJS che utilizzano non è abbastanza recente da essere compatibile con tale soluzione.

DOAJ commenta lo studio “Open is not forever”

Segnaliamo la risposta della Directory of Open Access Journals (DOAJ) allo studio pubblicato su arXiv Open is not forever: a study of vanished open access journals di cui abbiamo parlato la scorsa settimana.  

Pur dichiarando che quello della “scomparsa” delle riviste è un problema conosciuto, DOAJ sottolinea che anche gli autori dello studio dichiarano che il problema non è essenzialmente legato alle riviste ad accesso aperto, bensì più in generale alle riviste in formato digitale.

Altra osservazione è che, purtroppo, la maggior parte delle riviste che sono scomparse dal web sono di ambito umanistico indicando che questo è un problema legato in molti casi alla disponibilità finanziaria di chi le gestisce in quanto le piattaforme di archiviazione hanno dei costi che alcuni tipi di riviste, soprattutto quelle accademiche, non possono sostenere. 

DOAJ fa anche un’importante dichiarazione: rivela di aver iniziato una collaborazione con Internet Archive, CLOCKSS e The Keepers registry per trovare una soluzione al problema dell’archiviazione online permanente delle riviste. 

Open is not forever

Riprendiamo il nostro appuntamento settimanale segnalando un interessante articolo di J. Brainard Dozens of scientific journals have vanished from the internet, and no one preserved them, recentemente pubblicato su Science. 

L’autore affronta un tema tanto importante quanto poco trattato: la scomparsa dalla rete di riviste ad accesso aperto pubblicate solo online (quando gli editori hanno smesso di mantenerle). In particolare l’articolo, che prende spunto dal preprint Open is not forever di M. Laakso e L Matthias pubblicato su Arxiv, parla di 84 riviste di ambito scientifico, svanite dalla rete negli ultimi due decenni e di altre 900 riviste a rischio di scomparsa in quanto inattive. Circa la metà di queste riviste erano pubblicate da istituti di ricerca o società accademiche.

Questi numeri, di per sé spaventosi, nascono dalla constatazione che in media le riviste scomparse hanno funzionato per circa 10 anni prima di svanire. Lo studio evidenzia la necessità di garantire la conservazione degli articoli accademici ma c’è poco consenso su chi debba essere il responsabile ultimo della conservazione digitale delle riviste OA, se gli editori, gli autori, le biblioteche o le università. Una risposta in questo senso arriva da Plan S, che dal 2021 prevede che gli enti finanziatori richiedano che le riviste dove vengono pubblicati i risultati delle ricerche aderiscano a piani di conservazione a lungo termine come CLOCKSS.

Nel complesso, ad oggi, circa un terzo delle riviste indicizzate nella Directory of Open Access Journals (DOAJ) garantisce la conservazione a lungo termine del loro contenuto.

Covid-19 Shows That Scientific Journals Need to Open Up

open_access_for_researchersUn importante cambiamento causato dalla pandemia da Covid-19 è stata la disponibilità da parte dei maggiori editori scientifici a garantire il libero accesso alla quasi totalità degli articoli pubblicati sul nuovo virus, normalmente accessibili solamente tramite abbonamento.
Cosa accadrà alla comunicazione scientifica con la fine della pandemia? Si pagherà nuovamente o gli editori manterranno questa posizione?

Se lo chiede in un lungo e interessante articolo Covid-19 Shows That Scientific Journals Need to Open Up pubblicato su Bloomberg Opinion Justin Fox, che, ripercorrendo la storia delle riviste scientifiche dalle origini, racconta come si è arrivati allo status quo e dove sta andando oggi l’industria dell’editoria scientifica.

Fox sostiene che il Covid-19 abbia solo accelerato il complesso passaggio da un sistema di comunicazione scientifica per lo più chiuso ad uno per lo più aperto, per il quale accademici, governi e organizzazioni no profit stanno lavorando da decenni, e che difficilmente si potrà tornare indietro.
Se fino ad oggi mantenere la ricerca dietro paywalls è stato proficuo, ora gli editori devono trovare un nuovo approccio ed abbracciare la scienza aperta, come la pandemia da Covid-19 ha evidenziato, ma non mancheranno conseguenze.
La più perversa di queste conseguenze, dal punto di vista di molti sostenitori dell’accesso aperto, sarà un aumento del potere e dei profitti dei grandi editori commerciali che infatti nel frattempo hanno acquistato server di preprint, social network accademici, piattaforme di hosting di riviste, strumenti di valutazione della ricerca e altri servizi al fine di rendersi essenziali per il mondo accademico.

E’ online la nuova versione del database Sherpa Romeo

Sherpa RomeoIl 18 giugno Jisc ha rilasciato una nuova versione di Sherpa Romeo, risorsa online che aggrega e analizza le politiche di accesso aperto degli editori di tutto il mondo, insieme a Sherpa Fact, servizio che fornisce ai ricercatori chiare indicazioni sulla conformità delle riviste alle politiche di accesso aperto di un ente finanziatore.

In questa nuova versione sono stati apportati cambiamenti che migliorano l’usabilità complessiva del database, tra cui un’interfaccia più moderna con un migliore supporto per i dispositivi mobili, un miglioramento delle funzioni di ricerca e navigazione che rende più veloce il recupero delle informazioni di cui si ha bisogno, un nuovo layout di presentazione dei risultati che semplifica la comprensione delle diverse politiche degli editori e una rappresentazione grafica chiara e semplice per presentare le varie opzioni offerte.

Una novità che non è passata inosservata è che gli editori non sono più classificati secondo i famosi colori Romeo, questo perché le politiche editoriali negli ultimi anni sono divenute troppo complesse e quindi non più rappresentabili da semplici colori.

La vecchia versione rimarrà ancora visibile online fino al 31 luglio.

La scienza da prendere con le pinze

infodemia

Segnaliamo un interessante articolo di Graham Lawton pubblicato su New Scientist (a pagamento) e disponibile gratuitamente tradotto in italiano su Internazionale.

L’articolo analizza quella che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito infodemia scatenata in occasione dell’emergenza sanitaria da Covid-19.
In particolare l’autore fa una riflessione sul ruolo giocato dai preprint in questo contesto: da una parte hanno permesso di avere accesso ai dati preliminari, consentendo una prima comprensione del virus, dall’altra si sono rivelati uno strumento “pericoloso”. Infatti improvvisamente una grande quantità di persone, che normalmente non si interesserebbero ai preprint, e che quindi non necessariamente ne colgono i limiti, ha cominciato a leggerli e a condividerli, con conseguenze negative in più di un’occasione.

L’autore riporta diversi esempi di mala gestione dell’informazione scientifica senza negare l’importanza che i preprint possono avere soprattutto in caso di pandemia.

Nuovo accordo tra ResearchGate e Wiley

ResearchGate e Wiley hanno annunciato ieri un accordo di cooperazione per supportare i ricercatori nell’accesso e nella condivisione di articoli sulla piattaforma RG proteggendo i diritti degli autori e degli editori e tentando così di risolvere le note controversie sul diritto d’autore tra RG e gli editori.
In particolare Wiley e ResearchGate si impegnano a:

  • sperimentare nuove modalità per recuperare articoli di riviste e promuovere la comunicazione e la collaborazione nella ricerca
  • sviluppare e condividere approfondimenti sull’utilizzo dei contenuti di Wiley su RG
  • collaborare per educare gli utenti sui loro diritti in relazione ai contenuti protetti da copyright fornendo informazioni chiare su come e quando possono condividere i propri articoli in rete
  • lavorare per identificare prontamente qualsiasi condivisione pubblica che violi il copyright dei contenuti di Wiley su RG

Wiley si aggiunge così agli editori che hanno cercato un punto di incontro con RG per permettere ai ricercatori di collaborare responsabilmente in modo conforme al copyright.

Alla luce di questo accordo Wiley non sarà più membro della Coalition for Responsible Sharing, che ha ribadito che “i membri della Coalition for Responsible Sharing continuano a ritenere che la pubblicazione e la successiva rimozione di contenuti illeciti sul sito di ResearchGate siano insostenibili e dannose per la comunità scientifica. I contenuti che violano il copyright non devono essere resi disponibili sul sito di ResearchGate in nessun momento “.

Nuova risorsa su Think, Check, Submit

thinkchecksubmitThink, Check, Submit, iniziativa nata per aiutare i ricercatori a scegliere le riviste più adatte dove pubblicare i propri lavori e a non finir preda dei predatory publishers, ha annunciato di aver aggiunto sul proprio sito una nuova risorsa: una checklist specifica per chi vuole verificare l’affidabilità di un editore di monografie. 

In linea con le raccomandazioni già offerte dalla famosa checklist per le riviste (tradotta anche in italiano), questa  lista di controllo per le monografie presenta una serie di domande che un ricercatore dovrebbe porsi prima di sottoporre il proprio lavoro ad un editore in modo da essere sicuro della sua affidabilità, ad esempio se fa parte di qualche associazione riconosciuta come il Committee on Publication Ethics (COPE) o, se è ad accesso aperto, se le sue monografie sono indicizzate nella Directory of Open Access Books (DOAB).

Come la pandemia sta cambiando il mondo della ricerca scientifica

pandemiaQuesta settimana vogliamo segnalare l’articolo, scritto dal ricercatore Massimo Sandal, Come la pandemia sta cambiando il mondo della ricerca scientifica.

L’autore dell’articolo sottolinea quelli che sono gli aspetti fondamentali della ricerca biomedica che sono completamente cambiati in presenza di questa emergenza sanitaria, alcuni dei quali sono:
– la velocizzazione dei tempi della peer review (dai mesi richiesti di norma si è passati anche alle 24-48 ore)
– la proliferazione degli archivi di preprint che sono diventati strumenti di lavoro e di informazione a tutti gli effetti
– una maggiore rapidità nell’assegnazione dei fondi della ricerca
– la spinta alla collaborazione tra ricercatori di diverse istituzioni nel mondo
– una gran quantità di dati liberamente accessibili a tutti
– una comunicazione più chiara al grande pubblico

I risultati sono stati una esplosione di letteratura scientifica senza precedenti e una intensa collaborazione che hanno portato la ricerca scientifica a fare molti passi in avanti in breve tempo, si spera che una volta conclusa questa situazione di emergenza si possa fare tesoro di alcune di queste esperienze e farle diventare la norma.