Open Research Publishing Platform.

CEE’ notizia di pochi giorni fa che la Commissione Europea ha affidato a F1000 il contratto per la gestione della European Commission Open Research Publishing Platform.

La piattaforma offrirà un servizio di pubblicazione peer-reviewed a supporto dei beneficiari di Horizon 2020 e Horizon Europe per pubblicare le loro ricerche ad accesso aperto e senza APC, sia in versione preprint che definitiva, soddisfacendo i requisiti di accesso aperto richiesti dai due programmi.
La piattaforma gestirà l’intero processo di pubblicazione, dalla sottomissione dell’articolo alla pubblicazione, compresa la revisione tra pari, adotterà un “open peer-review system”, il post-pubblication e la conservazione, profilandosi come un archivio con servizi editoriali.

Open Research Europe accetterà la presentazione di articoli finanziati da H2020 a partire dall’autunno 2020. Il suo lancio ufficiale è previsto per l’inizio del 2021.

LitCovid

litcovidQuesta settimana segnaliamo LitCovid, una piattaforma creata per raggruppare tutta la letteratura scientifica sul nuovo Coronavirus pubblicata su PubMed.

LitCovid è una risorsa creata dal National Center for Biotechnology Information della National Library of Medicine che, al momento, fornisce l’accesso a più di 1260 articoli di ricerca e viene aggiornata quotidianamente.

La piattaforma ha una funzione di ricerca più sofisticata rispetto alle altre risorse esistenti riuscendo ad identificare circa il 35% in più di articoli pertinenti rispetto alle ricerche convenzionali basate su parole chiave come “COVID-19” o “nCoV”. 

Un altro valore aggiunto di LitCovid è che gli articoli sono classificati per argomento (panoramica generale, meccanismi della malattia, dinamiche di trasmissione, trattamenti, case report e previsione epidemica)  e/o per posizione geografica in modo da poter avere anche una visualizzazione di dove viene prodotta la ricerca.

Ricordiamo anche che la quasi totalità degli editori scientifici ha aderito alla richiesta del Wellcome trust di rendere tutta la ricerca scientifica su questo argomento liberamente accessibile

 

Gaming the metrics. Misconduct and Manipulation in Academic Research

gaming the metricsSegnaliamo la recente pubblicazione del volume Gaming the metrics, a cura di Mario Biagioli e Alexandra Lippman.

La crescente dipendenza dalle metriche nella valutazione delle pubblicazioni accademiche ha prodotto forme radicalmente nuove di frode accademica. Al tradizionale “publish or perish” si è infatti aggiunto il monito “impact or perish” ovvero la necessità che la pubblicazione abbia anche un impatto, misurato da parametri quali le citazioni ricevute, ma anche visualizzazioni, follower counts, likes, retweets, download etc.

Gli autori di questo volume mostrano come la necessità di avere un impatto abbia favorito la manipolazione degli indicatori quantitativi portando a nuove forme di cattiva condotta, offrendo una mappa delle numerose frodi accademiche messe in atto, come ad esempio le citazioni tra autori complici (citation rings), peer-review truccate o falsi archivi di preprint.

Il volume, molto interessante, è disponibile anche ad accesso aperto.

Nuova piattaforma per preprint sul nuovo coronavirus

outbreak scienceL’emergenza scaturita dalla diffusione del COVID-19 ha fatto sì che la comunità scientifica mondiale abbia da subito sentito la necessità di condividere rapidamente dati e risultati preliminari rilevanti al contrasto di questa epidemia.

Come risultato di questa esigenza di una pubblicazione e condivisione immediate, sono aumentati in modo esponenziale i preprint (pubblicazioni che non hanno ancora passato la peer review).

Il Wellcome Trust, riconoscendo il valore che hanno questo tipo di pubblicazioni, ha collaborato con Outbreak Science e PREreview all’apertura di una piattaforma di open peer review, Outbreak Science Rapid PREreview, alla quale possono collaborare attivamente i ricercatori che hanno un ID ORCID facendo la open peer review. Sulla piattaforma si trovano i preprint caricati sui tre principali archivi ad accesso aperto medRxiv, bioRxiv e arXiv. Le recensioni sono aperte e possono essere inviate in forma anonima.

I rischi della rapida diffusione della ricerca sul coronavirus

speed scienceSegnaliamo un articolo, pubblicato sul sito dell’agenzia di stampa Reuters, che fa un’interessante analisi sui rischi legati alla rapida diffusione dei risultati della ricerca, e in particolare sul ruolo dei pre-print e dei social media in un momento come quello attuale segnato dall’emergenza coronavirus che richiede che l’informazione sia condivisa rapidamente e liberamente.

Reuters ha analizzato lavori recuperati da Google Scholar e pubblicati su tre server di preprint: bioRxiv, medRxiv e ChemRxiv. Dei 153 studi identificati, circa il 60% era costituito da preprint, di cui gran parte sono studi rigorosi e utili, ma alcuni mancano di rigore scientifico e sono stati ritirati non prima però di essere stati condivisi sui social media e lanciati da varie agenzie di stampa. Questa pratica, quando ha coinvolto lavori in seguito mostratisi errati, ha contribuito a far crescere la disinformazione e di conseguenza ad alimentare la paura.

Un esempio è stato un lavoro che indicava alcune somiglianze definite “inquietanti” tra il nuovo coronavirus e l’HIV.  Il lavoro, aspramente criticato dagli scienziati di tutto il mondo, è stato rapidamente ritirato ma era già apparso in più di 17.000 tweet e rilanciato da 25 agenzie stampa.

Proprio alla luce di questi episodi BioRxiv ha ora aggiunto un avvertimento per ogni nuova ricerca sul coronavirus in cui evidenzia che si tratta di rapporti preliminari che non sono stati sottoposti a peer-review e pertanto non dovrebbero essere considerati definitivi, guidare la pratica clinica o essere riportati dai media come informazioni certe.

L’articolo impone una riflessione sull’uso che è stato fatto dei preprint in questa situazione che, complice la pressione per comunicare le scoperte in tempo reale, ha portato ad un loro uso errato dando in pasto all’informazione pubblica notizie successivamente rivelatesi sbagliate e contribuendo in questo modo all’attuale infodemia.

Siamo disposti a cedere i nostri dati per l’accesso aperto?

openaccessBibliosan20E’ di pochi giorni fa la notizia che Elsevier avrebbe proposto alle università olandesi, alleatesi con i centri medici universitari (NFU) e il principale finanziatore della ricerca olandese (NWO) nella trattativa con l’editore, un nuovo accordo che, se confermato, mostra un deciso cambio di strategia da parte dell’editore.
Di cosa si tratta? 
I  negoziati sono tuttora in corso, ma a far notizia è la proposta di Elsevier che dichiara di essere disposto a concedere l’accesso aperto a tutte le sue riviste, senza alcun aumento dei costi di contratto, in cambio di una piena collaborazione su una serie di progetti pilota relativi a dati e metadati
Chi beneficerebbe di questo nuovo accordo?
La notizia ha dato avvio ad un interessante scambio di opinioni su Twitter
Il timore diffuso è che accettare un accordo di questo tipo vorrebbe dire agevolare il cambio di business model da parte di Elsevier, che passerebbe dall’attuale subscription model ad uno basato sulla gestione dei dati e dei metadati, legando ulteriormente i ricercatori a sistemi e ambienti proprietari.
L’accesso ai dati della ricerca potrebbe offrire infatti ad Elsevier i mezzi per poter influenzare, in Olanda, le scelte politiche in ambito scientifico, rendendolo ancora più potente sul mercato di quanto non sia oggi.  Ad esempio, i dati sui flussi di finanziamento della ricerca potrebbero essere mappati e i dati sulla ricerca potrebbero essere utilizzati per condizionare/influenzare le scelte politiche.
Questa proposta mostra quella che probabilmente sarà la strategia futura degli editori, proiettati sempre di più verso una società dei dati per la quale offrire software e servizi per la gestione dei (meta)dati. 
I negoziati dovranno concludersi entro la fine dell’anno, sarà interessante vedere quale sarà la scelta dell’alleanza olandese.

10 temi caldi sull’editoria accademica

publications-07-00034-g004-550L’Open Access è responsabile della nascita degli editori predatory?
Gli editori aggiungono valore al processo della comunicazione accademica?
I preprint fanno “scoprire” la tua ricerca?
Queste sono 3 delle 10 domande alle quali risponde un lungo e interessante articolo, pubblicato su Publications, un peer-reviewed open access journal, che vuole fare luce su alcuni argomenti tra i più contestati e tuttora al centro del dibattito sull’accesso aperto. 

L’articolo vuole fornire un livello base di comprensione condiviso in merito a questioni fondamentali per poter avviare un dibattito costruttivo, non viziato da pregiudizi, basandosi sulla letteratura più recente e offrendo altresì lo stato dell’arte della ricerca grazie ad una ricchissima bibliografia.

Gli argomenti trattati sono stati identificati attraverso una discussione su Twitter e ridotti a 10 dagli autori per poter focalizzare la discussione sulle questioni che vanno affrontate.

Questo articolo vuole essere un punto di riferimento per la lotta contro la disinformazione che tuttora distorce le discussioni sull’accesso aperto e rappresentare un punto di partenza in merito ai temi affrontati.

Con questo post vi auguriamo buone vacanze, ci ritroviamo a settembre!