Etica e pragmatica dell’open access

Etica_e_pragmatica_dell_open_accessSegnaliamo un interessante webinar dal titolo Etica e pragmatica dell’open access, promosso dalla Commissione per l’Etica e l’Integrità nella Ricerca in collaborazione con l’Istituto per il Lessico Intellettuale Europeo e Storia delle Idee del CNR, che si terrà il 2 e il 3 marzo dalle 17 alle 19. Il primo giorno sarà dedicato al tema: indirizzo generale e policy, il secondo a: policies e scienze aperte. 

Per partecipare è necessario registrarsi. L’evento sarà fruibile mediante la piattaforma GoToWebinar.

PlanS aiuterà l’accesso aperto?

pLANsSegnaliamo l’interessante post di Bernard Rentier, ex rettore dell’Università di Liegi, Will PlanS support or pervert Open Access? nel quale l’autore si chiede, appunto, se l’avvenuta entrata in vigore di PlanS dal 1 gennaio aiuterà o distorcerà l’accesso aperto.
Questa iniziativa richiede ai ricercatori finanziati dagli enti che l’hanno sottoscritta, tra cui anche il Wellcome Trust, di rendere i loro articoli immediatamente accessibili gratuitamente online dopo la pubblicazione. Esistono vari  modi per conformarsi a PlanS, sia pagando le APC agli editori per rendere il proprio articolo liberamente disponibile online, sia depositando l’articolo in un archivio ad accesso aperto. 
Bernard Rentier si chiede se questa iniziativa riuscirà ad avere l’effetto desiderato, alla luce anche del fatto che le principali agenzie di finanziamento della ricerca in Cina, India e Stati Uniti hanno sì espresso il loro sostegno all’Open Access, ma non hanno aderito a PlanS e quindi il suo impatto si farà quindi sentire principalmente su una parte della letteratura scientifica mondiale, quella europea, ponendo i ricercatori che vi si devono adeguare in una posizione di svantaggio a livello internazionale. 
Un altro punto controverso è che, essendo obbligatorio, PlanS offre agli editori, soprattutto quelli che pubblicano riviste prestigiose ad alto Impact Factor, una opportunità per addebitare tariffe di pubblicazione eccessivamente alte. Proprio in riferimento a quest’ultimo punto, Rentier sottolinea che servirà un radicale cambiamento della cultura della ricerca e, soprattutto, delle metriche che vengono utilizzate per la valutazione della ricerca e dei ricercatori.

Bibliosan per l’accesso aperto: nuovo accordo con Frontiers

Segnaliamo con piacere il recente accordo tra Bibliosan e Frontiers, editore ad accesso aperto.

È infatti di dicembre scorso la firma del primo National Open Access Framework, della durata di 3 anni a partire da gennaio 2021, siglato da Bibliosan per tutte e 51 istituzioni che lo compongono.

L’accordo, in linea con i mandati internazionali per l’accesso aperto, incluso PlanS, prevede, tra le altre cose, uno sconto sulle APC, la fatturazione centralizzata e flessibile e un supporto per il personale di biblioteca che si occupa di APC. Inoltre, i ricercatori avranno pieno accesso agli strumenti e alle infrastrutture di Frontiers, compresa la sua piattaforma collaborativa per la peer review e Loop, social network per ricercatori.

Gli articoli accettati saranno pubblicati con licenza aperta (CC-BY) che consente agli autori (o alle loro istituzioni) di mantenere il copyright.

Questo accordo evidenzia l’impegno della comunità di ricerca italiana, e in particolare di Bibliosan, per l’accesso aperto e per rendere liberamente accessibile la ricerca finanziata con fondi pubblici. 

Scopus aggiunge i preprint sul profilo degli autori

scopus

Scopus ha annunciato di aver incorporato i preprint sul profilo degli autori. Al momento vengono presi in considerazione solo i preprint caricati dal 2017 su alcuni dei più conosciuti server di preprint: arXiv, bioRxiv, ChemRxiv e medRxiv (per SSRN si dovrà aspettare la fine dell’anno).

Scopus afferma che sta apportando questo cambiamento perché vede i preprint come una parte importante del ciclo della ricerca e che questa aggiunta consentirà ad altri studiosi di “identificare potenziali collaboratori” che stanno eseguendo ricerche “all’avanguardia”. 

L’aggiunta dei preprint aiuterà anche a fornire una panoramica più completa del lavoro di un ricercatore, infatti si sta anche valutando la possibilità di collegarli alle loro versioni eventualmente pubblicate su riviste per mostrarne l’intero percorso. 

I preprint verranno aggiunti solo ai profili degli autori che hanno già delle pubblicazioni peer reviewed indicizzate in Scopus e, ovviamente, saranno separati da queste in quanto per il conteggio delle metriche non verranno prese in considerazione le citazioni da loro ricevute.

Oltre gli abbonamenti: che cosa sono i contratti trasformativi

jlis

Segnaliamo l’articolo di A. Capaccioni: Oltre gli abbonamenti: che cosa sono i contratti trasformativi, pubblicato sull’ultimo numero di JLIS.it Italian Journal of Library, Archives, and Information Science, rivista italiana ad accesso aperto. 

L’articolo, in italiano, approfondisce i cosiddetti transformative agreements, una nuova tipologia di accordi tra editori scientifici e istituzioni (università, enti di ricerca o consorzi bibliotecari), che caratterizzano l’attuale fase dell’Open Access, e ne delinea i punti di forza così come le fragilità, soprattutto quando si parla di accordi tra editori e consorzi che riuniscono più soggetti.

Questi nuovi tipi di contratti si caratterizzano per la trasparenza, infatti gli accordi presi devono essere pubblici, e partono dal presupposto che la spesa sostenuta per gli abbonamenti deve essere sufficiente a coprire anche i costi di pubblicazione ad accesso aperto. Il cuore della trattativa si sposta quindi sul calcolo dei “token”, gettoni forniti dall’editore per pubblicare ad accesso aperto e sui loro criteri di distribuzione che, nel caso di consorzi, è molto complessa.  

L’articolo cita vari modelli che sono stati sperimentati negli ultimi anni per migliorare la distribuzione della spesa e dei token al fine di evitare squilibri, con particolare attenzione alla realtà universitaria italiana.

Compass to publish

CompassL’Università di Liegi ha creato uno strumento, Compass to publish, attualmente in beta, per aiutare la comunità scientifica a comprendere meglio il problema dei predatory publishers tramite la valutazione del grado di affidabilità di una rivista Open Access che chieda il pagamento delle APC per pubblicare.

I ricercatori sono invitati a rispondere a una serie di domande (26) sulla rivista sulla quale intendono pubblicare e, a seconda delle risposte fornite, verrà loro indicato il grado di affidabilità della rivista: dal rosso brillante per le riviste ad alto rischio al verde scuro per le riviste che non mostrano comportamenti ingannevoli.

Il risultato si basa su punteggi dati alle risposte alle domande che vanno a stabilire il grado di autenticità della rivista che può andare da -20 (rivista sicuramente predatoria) a +20 (nessun sospetto di comportamento ingannevole), non pretende di offrire una valutazione formale in pochi click ma mira a coinvolgere i ricercatori in un processo critico e analitico. Per ogni domanda, infatti, il sistema ha predisposto link diretti per andare immediatamente ad approfondire la questione e verificare la risposta corretta.

Per chi vuole approfondire, sul sito viene spiegata, nei minimi dettagli, tutta la griglia metodologica che è alla base di Compass to publish.

The State of Open Data 2020

E’ stato pubblicato lo scorso mese da Figshare il rapporto annuale The State of Open Data 2020, nato nel 2016 per esaminare le attitudini e le esperienze dei ricercatori nei riguardi della condivisione dei dati della ricerca. Il rapporto, il quinto della serie, quest’anno si è concentrato sull’impatto dell’attuale pandemia da Covid-19 sulle pratiche della ricerca.

Il sondaggio, che ha ricevuto circa 4.500 risposte, ha chiesto ai ricercatori in che modo la pandemia stesse influenzando la loro capacità di condurre ricerche, le loro pratiche di condivisione e il riutilizzo dei dati. 

Per quanto riguarda l’effetto del covid, i dati più significativi raccontano che circa un terzo (32%) dei ricercatori ha riferito che la propria ricerca è stata “estremamente” o “molto” influenzata dall’epidemia e che discipline più colpite sono sono state nell’ordine: Chimica (47%), Biologia (39%), Medicina (36%) e Scienza dei materiali (36%). La metà degli intervistati inoltre ritiene che la pandemia porterà ad un maggiore riutilizzo dei dati aperti e il 65% prevede di riutilizzare i propri dati; più di un terzo dei ricercatori afferma di aspettarsi una maggiore collaborazione come risultato del COVID-19, ma se ci riferiamo a coloro che  fanno ricerca in ambito medico o lavorano in ambito clinico la percentuale aumenta in modo significativo.

Per quanto riguarda i temi più generali, relativamente ai dati aperti emerge che il numero di intervistati che non ha mai realizzato un piano di gestione dei dati si è dimezzato dal 30% al 15%. Inoltre, se nel 2018 il 60% degli intervistati non aveva mai sentito parlare dei principi FAIR, quest’anno il numero è sceso al 39% e il 24% dichiara di avere familiarità con i principi FAIR rispetto al dato precedente del 15%. Ben il 55% degli intervistati ritiene che la condivisione dei dati dovrebbe far parte dei requisiti per l’assegnazione dei finanziamenti.

Complessivamente, i dati raccolti sembrano andare nella giusta direzione e la pandemia ha sicuramente messo in luce il valore e l’importanza della condivisione e di una buona gestione dei dati per poter garantire la riproducibilità e l’affidabilità della ricerca.

Journal Checker Tool

cOAlitionS ha da poco rilasciato la versione beta del Journal Checker Tool (JCT), strumento Web che fornisce ai ricercatori suggerimenti su come conformarsi alle richieste del proprio ente finanziatore che aderisce alla politica di PlanS.

In questa prima versione, il JCT fornisce informazioni su una serie di requisiti base di PlanS per stabilire se un dato giornale offra un percorso per la conformità con l’accesso aperto:

  • una licenza CC BY (o equivalente)
  • nessun embargo
  • la capacità di mantenere un copyright sufficiente a consentire l’accesso aperto

In seguito saranno aggiunte altre specifiche tecniche.

Il Journal Checker Tool si usa in modo molto semplice: basta fornire il nome della rivista sulla quale si intende pubblicare, del proprio ente finanziatore e dell’istituto al quale si è affiliati. La combinazione di questi dati produce istantaneamente un risultato che consente di vedere se la rivista scelta è conforme a PlanS e in che modo: è una rivista ad accesso aperto, permette l’autoarchiviazione o applica un accordo trasformativo (transformative agreement).  

Durante questa fase di test,  cOAlitionS si aspetta di ricevere un feedback da parte della comunità di ricerca in modo da migliorare lo strumento prima dell’implementazione di PlanS a gennaio 2021.

Bibliosan 2.0 riprenderà a gennaio. Buone feste!

“Publish, than review”

eLife, rivista open access, ha recentemente annunciato l’introduzione di un nuovo modello di pubblicazione: “publish, then review”.

Da luglio 2021 eLife esaminerà solo i manoscritti precedentemente pubblicati su un archivio di preprint come bioRxiv, medRxiv o arXiv e pubblicherà le revisioni unitamente ai preprint. Nel caso la rivista riceva manoscritti che non siano già depositati come preprint, questi saranno pubblicati da eLife su bioRxiv o medRxiv per conto degli autori.

Alla base di questa scelta la consapevolezza della crescente popolarità dei preprint confermata da un’indagine interna dalla quale è emerso che circa il 70% dei lavori pubblicati su eLife tra maggio e luglio di quest’anno era già stato pubblicato come preprint. 

eLife prevede inoltre di pubblicare le revisioni sugli archivi di preprint indipendentemente dal fatto che un articolo sia accettato o meno per la pubblicazione (gli autori di manoscritti rifiutati potranno ritardare la pubblicazione delle loro recensioni fino a quando i loro articoli non saranno accettati altrove). In quest’ottica sta sviluppando una piattaforma, Sciety, per la condivisione di peer review pubbliche, i cui autori rimarranno comunque anonimi.

Questo nuovo modello rappresenta un contributo all’accesso aperto in quanto rende la condivisione dei preprint, così come l’open peer review, pratiche di default e probabilmente non a caso nasce in questo momento storico in cui, in occasione della pandemia da covid-19, la condivisione è stata centrale e i preprint, cresciuti in modo esponenziale, sono stati lo strumento privilegiato per diffondere i risultati della ricerca. 

Novità per il calcolo dell’Impact Factor

impact factorAll’inizio di questo autunno, Clarivate Analytics ha annunciato che in futuro calcolerà il suo Journal Impact Factor (JIF) in base alla data di pubblicazione degli articoli sul web e non in base alla loro data di pubblicazione su carta.

Questa decisione “epocale” della Clarivate Analytics nasce dalla consapevolezza che ormai un numero sempre crescente di riviste pubblica gli articoli in versione online prima (in alcuni casi anche con un anticipo di mesi) della loro inclusione formale come parte di un volume/fascicolo programmato e che l’unica modifica che viene fatta a questi articoli è che gli vengono formalmente assegnati volume, fascicolo e numerazione di pagina. 

Il passaggio completo all’utilizzo della data di pubblicazione online per il calcolo del JIF inizierà nel 2022 utilizzando i dati di pubblicazione del 2021. Il 2021 (che si crea utilizzando i dati del 2020) sarà un anno di transizione, in cui le citazioni dei lavori pubblicati anticipatamente online verranno aggiunte al numeratore del calcolo JIF ma escluse dai conteggi nel denominatore.2020-jif-article

Queste modifiche al calcolo del JIF erano attese da tempo. Sebbene non sia ancora chiaro come il passaggio dalle date di pubblicazione cartacee a quelle online influenzerà l’ordinamento delle riviste, dovrebbe aiutare a ridurre l’ambiguità e la confusione nel calcolo delle citazioni.