Pratiche dannose nell’editoria accademica: il caso dei Predatory journals

webinar predatory ebscoRiprendiamo il nostro appuntamento settimanale segnalando un webinar: Pratiche dannose nell’editoria accademica: il caso dei Predatory journals, organizzato da EBSCO.

Quello dei predatory journals è un fenomeno che mette seriamente a rischio l’integrità della ricerca e che, sebbene emerso da diversi anni, tuttora affligge l’editoria scientifica.

Al webinar, tenuto da Franca Deriu e Andrea Manca, rispettivamente professoressa e ricercatore dell’Università di Sassari, si parlerà di: 

  • cosa è il fenomeno dei predatory journals: come è nato e come si è evoluto
  • recenti ricerche che cercano di quantificare il fenomeno e la sua distribuzione geografica
  • iniziative in corso per cercare di contenere e risolvere il fenomeno
  • criteri di selezione di EBSCO per garantire l’affidabilità dei contenuti delle proprie banche dati

Il webinar, gratuito, si terrà mercoledì 26 gennaio alle 11.30 e durerà un’ora. Per partecipare è necessario registrarsi.

La risposta del sistema della comunicazione scientifica alla pandemia di COVID-19

reportAll’inizio di dicembre è stato pubblicato un rapporto, Scholarly communication in times of crisis: The response of the scholarly communication system to the COVID-19 pandemic, che analizza in che modo il sistema di comunicazione scientifica (produzione, valutazione e diffusione dei risultati della ricerca) ha risposto alla crisi innescata dalla pandemia da Covid-19.

Il rapporto è stato scritto da un gruppo composto da ricercatori, editori ed altri esperti di comunicazione scientifica associati all’iniziativa Rapid Reviews COVID-19.

All’inizio del 2020 il Wellcome aveva fatto partire una iniziativa, firmata da oltre 30 editori, dove si richiedeva che tutte le pubblicazioni relative al COVID-19 fossero rese accessibili gratuitamente per tutta la durata della pandemia, che i lavori sul COVID-19 fossero resi disponibili immediatamente (prima della loro  pubblicazione su riviste) tramite server di preprint e che i dati della ricerca fossero condivisi appena disponibili. 

Questo rapporto esamina la misura in cui questi impegni chiave presi all’inizio della pandemia – comprese anche la velocizzazione dei tempi di pubblicazione degli articoli e la implementazione della peer review dei preprint – sono stati realizzati, tra i dati riportati: 

  • circa il 90% degli lavori relativi al COVID-19 peer reviewed è accessibile
  • vi è un maggiore interesse nel pubblicare articoli sui server di preprint prima di inviarli ad una rivista peer-reviewed, soprattutto in ambito medico
  • il rapporto tra preprint e lavori successivamente pubblicati su riviste peer reviewed resta però molto basso, circa il 5% 
  • anche se la condivisione delle sequenze del genoma SARS-CoV-2 è stata chiaramente un successo nella lotta alla pandemia, nel complesso la condivisione dei dati relativi al COVID-19 è rimasta relativamente bassa

Il rapporto si conclude con delle raccomandazioni e una importante considerazione: la pandemia ha mostrato l’enorme potere dell’apertura dei risultati della ricerca nel consentire una risposta globale alle emergenze e sottolinea che ne potrebbero beneficiare in futuro altre sfide che attendono il mondo della ricerca come, ad esempio, l’emergenza climatica e la lotta alle malattie cardiovascolari e ai tumori. 

Bibliosan 2.0 riprenderà a gennaio. Buone feste!

The role of metrics in peer assessments 

research evaluation

Segnaliamo un interessante articolo, The role of metrics in peer assessments di Liv Langfeldt, Ingvild Reymert e Dag W Aksnes, del Nordic Institute for Studies in Innovation, Research and Education (NIFU),  pubblicato su Research Evaluation ad accesso aperto.

Gli autori presentano i risultati di una indagine condotta attraverso un questionario distribuito in tre paesi (Paesi Bassi, Norvegia e Svezia) in tre diversi ambiti disciplinari (cardiologia, economia e fisica) per capire se le metriche sono considerate parte legittima ed integrante nelle valutazioni tra pari nei diversi contesti della valutazione della ricerca: nella assegnazione di fondi, nella valutazione dei candidati o per identificare la ricerca migliore in un determinato settore disciplinare. 

Gli autori hanno riscontrato che le metriche continuano a svolgere un ruolo significativo nel plasmare queste decisioni, in particolare i revisori con punteggi elevati sugli indicatori bibliometrici sembrano (rispetto ad altri revisori) affidarsi più frequentemente anche alle metriche nelle loro valutazioni. 

L’analisi dei dati è molto interessante, tra le altre cose emerge, come prevedibile, una sensibile differenza di comportamente nei diversi ambiti disciplinari: per gli economisti le metriche hanno un peso maggiore nel processo valutativo rispetto ai cardiologi e ai fisici. Nel complesso le metriche sembrano incidere maggiormente nella revisione delle proposte di sovvenzione e nella valutazione dei candidati per le posizioni accademiche.

Dall’indagine emerge la necessità di comprendere se e come i panel utilizzano le metriche nelle loro valutazioni al fine di fornire processi di revisione equi e trasparenti.

The state of Open Data 2021

OA2021E’ stato pubblicato da Figshare a fine novembre il rapporto annuale The State of Open Data 2021, nato nel 2016 per esaminare le attitudini e le esperienze dei ricercatori nei riguardi della condivisione dei dati della ricerca. 

Quest’anno si è partiti da una riflessione: nonostante il numero crescente di politiche sulla condivisione dei dati da parte di editori, enti finanziatori ed istituzioni, e i significativi miglioramenti all’infrastruttura tecnica necessaria per supportare la condivisione dei dati (si pensi, ad esempio, alla European Open Science Cloud – EOSC), come mai ancora adesso nella maggior parte delle riviste si legge che i  “dati sono disponibili su richiesta” e perché ancora molti ricercatori esitano a condividere i dati e renderli FAIR

Le motivazioni sono complesse e, per darne una panoramica, il rapporto di quest’anno si basa sul confronto delle risposte date dai ricercatori ai vari quesiti durante questi sei anni (più di 21.000 risposte provenienti da ricercatori di 192 paesi diversi).

La cosa più sorprendente che emerge dalle risposte è che, mentre la consapevolezza da parte dei ricercatori delle problematiche relative alla condivisione dei dati e dei principi FAIR è aumentata con gli anni, è aumentata di pari passo anche la loro resistenza nel condividere i propri dati a causa di varie preoccupazioni tra cui il timore di un uso improprio dei dati, di non ricevere credito o riconoscimento, o dubbi sul copyright e le licenze d’uso.

Il rapporto di quest’anno ha al suo interno anche una raccolta di testi che discutono le sfide e le soluzioni relative a questo aspetto del panorama della ricerca, come, ad esempio, il ruolo del data curator o suggerimenti per coinvolgere i ricercatori nella condivisione dei dati.

Calendario dell’Avvento per sfatare i pregiudizi sull’Open Science

yerun calendar

La Young European Research Universities Network (YERUN) associazione che riunisce giovani università europee orientate alla ricerca, ha pubblicato ieri il calendario dell’avvento Open Science.

Ogni giorno un pregiudizio o un falso mito da sfatare sull’Open Science. Ieri come primo giorno: Open Science is just a gimmick, aprendo il link vi si trova una breve ma efficace spiegazione del perché questa affermazione è errata e un link per approfondire la questione, così via fino al 24 dicembre.

Il calendario è sotto licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale (CC BY-NC 4.0). Questa licenza consente ai riutilizzatori di copiare e distribuire il materiale in qualsiasi supporto o formato solo per scopi non commerciali e a condizione che ne venga riconosciuta adeguatamente la paternità. 

Un’idea brillante da diffondere!

Raccomandazioni UNESCO per la scienza aperta

open scienceAll’inizio di questa settimana sono state adottate dall’Assemblea Generale dell’UNESCO le nuove Raccomandazioni per la scienza aperta. Queste Raccomandazioni integrano le Recommendation on Science and Scientific Research del 2017 e si basano sulle Recommendation on Open Educational Resources (OER) adottate nel 2019. 

Con queste Raccomandazioni l’UNESCO ha intenzione di assumere un ruolo guida nella costruzione di un consenso globale sulla scienza aperta, compresa una sua definizione comune, spingendo per un insieme condiviso di valori e proposte di azione.

Tra gli elementi cruciali di queste Raccomandazioni vi è la definizione della scienza aperta come pertinente all’accessibilità e al riutilizzo dei risultati della ricerca nonché all’apertura del processo di creazione della conoscenza. L’UNESCO spinge anche per un maggiore impegno pubblico invitando gli Stati membri ad adottare misure appropriate per appoggiare la scienza aperta e non lasciare la sua attuazione solo alla libera iniziativa delle varie università o enti finanziatori.

Le Raccomandazioni includono anche le risorse educative aperte (open educational resources, OER), con una licenza che consenta l’adattamento e la ridistribuzione del materiale educativo, sottolineano l’importanza di avere infrastrutture per la scienza aperta senza scopo di lucro e open source e, infine, invitano tutti gli Stati membri a considerare di abbandonare l’uso dei soli indicatori quantitativi nella valutazione della ricerca scientifica e, quindi, ad utilizzare indicatori che non siano l’impact factor.

Your right to make your work open access: cOAlition S, Wellcome and UKRI

open lunchSegnaliamo un interessante webinar, in inglese, organizzato dalla Biblioteca dell’Università di Leeds: Your right to make your work open access: cOAlition S, Wellcome and UKRI che si terrà mercoledì 24 novembre alle 14.30 (ora italiana).

Ospiti dell’evento saranno il professor Johan Rooryck, direttore esecutivo di cOAlition S, (coalizione di finanziatori europei) e Sally Rumsey, esperta di accesso aperto, che offriranno una panoramica sulla Rights Retention Strategy, strategia sviluppata da cOAlition S per offrire ai ricercatori la libertà di inviare i manoscritti alla propria rivista preferita, incluse le riviste in abbonamento, pur rimanendo pienamente conformi a Plan S.

Gli ospiti descriveranno cosa devono fare gli autori per mantenere i diritti e come utilizzarli anche per difendersi da quegli editori commerciali che stanno mettendo in atto nuove pratiche per cercare di minare i diritti di proprietà intellettuale degli autori e di aggirare le politiche di accesso aperto dei finanziatori della cOAlition S

Ci sembra interessante in questa occasione ascoltare come vengono affrontate queste tematiche in altri contesti per avere una visione più completa su un aspetto di stretta attualità nel dibattito intorno all’accesso aperto alla ricerca.

Per partecipare al webinar, gratuito, è necessario registrarsi

Seminari online sui temi della riproducibilità e dell’Open Science

IRNSegnaliamo un ciclo di otto seminari online sui temi della riproducibilità dei risultati della ricerca e dell’Open Science organizzati dall’Italian Reproducibility Network.

Il primo seminario, dal titolo “Culture change toward more open, rigorous, and reproducible research”, si terrà mercoledì 17 novembre alle ore 15. 

I seminari, a cadenza mensile e partecipazione gratuita, sono stati pensati per i dottorandi/e ma sono comunque aperti a tutte le persone interessate.

Nella pagina https://www.itrn.org/initiatives si trova l’elenco di tutti gli eventi e il link per l’iscrizione. Dopo l’iscrizione, verrà inviata una mail con il link per l’accesso.

Open-Science.it  La scienza condivisa

OS

La scorsa settimana, in occasione della GenOA week, è stato lanciato il portale Open-Science.it  La scienza condivisa.

Si tratta di una risorsa ricca di informazioni e materiale informativo e aggiornamenti, a carattere nazionale e internazionale, sull’open science e sull’accesso aperto ai risultati della ricerca. 

Vista la complessità del tema, e le diverse implicazioni in gioco, le informazioni e le risorse fornite sono selezionabili in base a 4 specifici punti di vista: ricercatore, ente di ricerca, ente finanziatore e cittadino. Per ognuno di essi si può scegliere tra le seguenti tematiche: open science, gestione dei dati della ricerca, regolamenti open science, repository, enti finanziatori e open access, servizi e open sience progetti e iniziative. Questa struttura permette una navigazione mirata. 

E’ inoltre disponibile sulla home page un catalogo per trovare le risorse e i materiali relativi alle diverse tipologie di contenuti e di attività affrontate nel portale come, ad esempio, politiche istituzionali adottate per l’accesso aperto, documentazione ufficiale delle agenzie di finanziamento nonché gli eventi che vengono annunciati sul sito.

Cofactor Journal Selector non è più disponibile

cofactorL’ideatrice del Cofactor Journal Selector, Anna Sharman, ha comunicato lo scorso 25 ottobre che questo strumento per la selezione delle riviste su cui pubblicare non sarà più disponibile.

Cofactor Journal Selector era uno dei vari siti che indicizzano e valutano le riviste fornendo informazioni utili come la presenza o meno di tariffe per la pubblicazione, i tempi medi di accettazione e pubblicazione di un articolo o la possibilità o meno di pubblicare ad accesso aperto.

Anna Sharman afferma che lo strumento necessitava di aggiornamenti costanti, ed era arrivato al punto di dover essere sostanzialmente ricostruito per supportare correttamente i vari browser e per l’accessibilità, quindi ha pensato di “sacrificarlo” per dare più energia all’altra attività di cui si occupa, la formazione su come scrivere ed essere pubblicati in ambito scientifico.