Web of Science & l’Open Access

WoSDurante la settimana dedicata all’Open Access (OA), la Clarivate Analytics, proprietaria di Web of Science, ha annunciato di aver iniziato una collaborazione con ImpactStory per fornire, entro la fine del 2017, l’accesso a milioni di articoli ad accesso aperto attraverso il servizio oaDOI. Attualmente, Web of Science consente ai propri utenti di filtrare i risultati delle ricerche per recuperare articoli di riviste completamente ad accesso aperto ma questo contenuto rappresenta solo una piccola parte del corpus di Web of Science e dell’effettiva produzione ad accesso aperto.

La nuova collaborazione con Impactstory amplierà questo accesso e, da dicembre 2017, gli utenti di Web of Science potranno accedere anche ad articoli open access pubblicati in riviste ibride e a documenti depositati negli archivi ad accesso aperto (solo versioni peer reviewed ed accettate per la pubblicazione, non preprint). Nel caso degli articoli depositati negli archivi, verrà sempre preferita la loro versione pubblicata in una rivista open access.

 

ScholarlyHub

scholarlyhub

L’utilizzo dei social network professionali è ad oggi ancora piuttosto frammentato, sebbene, per quanto riguarda la comunità scientifica, ResearchGate sia abbastanza diffuso tra i ricercatori. Ad oggi nessuna piattaforma è riuscita ad prevalere sulle altre e potersi definire come il “Facebook dei ricercatori”. Riuscire a creare un social network che possa effettivamente venire incontro alle esigenze dei ricercatori di condivisione, disseminazione e recupero dell’informazione è sempre stato per gli editori un’occasione da non perdere (ad esempio per monitorare la condivisione degli articoli o sperimentare nuove forme di peer-review) e negli anni si è assistito alla nascita, e talvolta alla fine, di varie piattaforme gestite direttamente da editori come, ad esempio, BiomedExperts, NatureNetwork o Loop e all’acquisto di Mendeley da parte di Elsevier.

In questo contesto nasce ScholarlyHub, la prima piattaforma no profit pensata da e per i ricercatori, con l’obiettivo di migliorare la comunicazione tra ricercatori ma anche con il grande pubblico. Guy Geltner, uno dei promotori del progetto, ha dichiarato che i ricercatori al momento si trovano in mezzo ad una guerra “capitalistica” tra grossi editori e siti come ResearchGate e Academia.edu interessati a utilizzare l’enorme quantità di dati relativi alle loro attività.

L’ obiettivo dei promotori di questa piattaforma è quello di fornire un ambiente multidisciplinare, peer-to-peer e open-access che abbini tradizionali ed innovative procedure per il controllo di qualità, servizi pre e post-pubblicazione e garantisca opportunità per la collaborazione, la pubblicazione e la discussione. ScholarlyHub può diventare uno strumento per incrementare l’interdisciplinarietà, proteggere l’indipendenza dei ricercatori dalle esigenze di mercato dettate dagli editori, da un lato, e dalle agenzie di governo dall’altro.

La piattaforma richiederà una quota di adesione, minima per gli studenti leggermente più alta per gli altri, per garantire a tutti la stessa voce in capitolo e stessi servizi. La quota di adesione è una novità e potrebbe rappresentare un ulteriore ostacolo per una comunità, quella scientifica, che si è già assestata su un’altra piattaforma, ResearchGate, che, seppure sottoutilizzata, soddisfa le esigenze dei ricercatori che ad oggi usano questi strumenti prevalentemente per lo scambio dei preprint e articoli senza sfruttarne appieno le potenzialità di luogo di aggregazione della comunità scientifica.

Sfida, quest’ultima, che ScholarlyHub sembra poter cogliere in quanto vuole essere un’unica piattaforma che sia allo stesso tempo un social network, uno spazio per pubblicare (senza far pagare APCs) e un archivio.

Una nuova Beall’s list

predatory-publisherLa Beall’s list è ricomparsa sul web sotto un’altra forma: un ricercatore europeo che non vuole dare le sue generalità (visto le minacce che aveva ricevuto il creatore di questa famosa lista Jeffrey Beall) ha deciso di recuperare una copia della lista e di aggiornarla con note a parte. Si possono trovare altre copie della Beall’s list su web ma la particolarità di quest’ultima è che non si tratta di una copia immutata della sua ultima versione prima che il sito venisse definitivamente oscurato in quanto il suo curatore si è impegnato ad aggiornarla (anche se non con la stessa frequenza di Beall, come dichiara lui stesso). Anche il punto di vista del curatore  è leggermente differente da quello di Beall in quanto ha aggiunto sul sito i link a ThinkCheckSubmit e a DOAJ (anche all’elenco delle riviste che dichiarano falsamente di essere indicizzate in questa famosa directory) spingendo per una maggior consapevolezza del fenomeno da parte dei ricercatori e quindi per una loro maggiore attenzione su dove pubblicare.

Scienza aperta e integrità della ricerca

AISAScienza aperta e integrità della ricerca è il tema del terzo convegno dell’Associazione italiana per la promozione della scienza aperta (AISA) che si terrà a Milano il 9 e 10 novembre. Durante il convegno si discuterà per capire se, nell’età della rete, della valutazione quantitativa della ricerca e dell’editoria scientifica commerciale, sono ancora attuali le considerazioni di Robert K. Merton, sociologo statunitense, che nel 1957 scriveva che le frodi vere e proprie sono relativamente rare nel mondo scientifico perché “l’onestà personale è sostenuta dal carattere pubblico e verificabile della scienza”.

Open Access Week 23-29 ottobre 2017

oaweek2017Quest’anno si celebra il decennale della manifestazione mondiale sull’Open Access, tema di quest’anno è “Open in order to…” che si può tradurre come “Aperto per…”, un invito a proporre interventi che evidenzino i benefici concreti sulla comunità scientifica e sulla società in generale nel rendere i risultati della ricerca scientifica liberamente disponibili a tutti. Nell’ottica degli organizzatori questo tema serve per andare oltre il parlare di accesso aperto in sé e concentrarsi su ciò che questa apertura potrebbe consentire concretamente (riguardo una disciplina in particolare, un’istituzione o un contesto specifico) per poi adoperarsi per realizzare nella pratica questi vantaggi. 

Anche quest’anno OpenAIRE ha deciso di organizzare una serie di webinar su vari aspetti legati all’Open Science in generale. A questo link troverete tutte le informazioni utili.  Per chi invece fosse a Trieste, in occasione di questo evento l’Università degli studi di Trieste ha organizzato per il 27 ottobre una giornata di dibattito e approfondimento sull’ open access e la libera diffusione dei dati della ricerca.

Si può seguire l’evento su Twitter usando l’hashtag officiale #OAweek oppure #OpenInOrderTo.  

 

11 mosse per trasformare velocemente il proprio articolo in un blog post

blogI blog, e più in generale i social media, offrono la possibilità di ampliare moltissimo la platea di potenziali lettori di un articolo scientifico, garantendogli una visibilità che va ben oltre il contesto strettamente accademico e disciplinare.

L’autore del post che proponiamo oggi, si chiede un po’ provocatoriamente, per quale motivo molti ricercatori, dopo aver speso mesi/anni per pubblicare un articolo, non spendono ancora poco del loro tempo per estrarne un riassunto da pubblicare su uno dei tanti aggregatori di blog e sfruttare le capacità di disseminazione che questo strumento offre.

Ricavare un post dal proprio articolo scientifico può essere un’operazione veloce se seguiamo questi 11 step proposti dall’autore:

  1. Riassumi il tuo articolo in massimo 1000 parole
  2. Elimina la parte relativa alla metodologia (a meno che non sia innovativa)
  3. Elimina la parte relativa alla revisione della letteratura e alla discussione dei risultati
  4. Scrivi un titolo -max 140 caratteri- che racconti la tua ricerca (che può diventare un tweet)
  5. Inserisci un paragrafo “trailer” per descrivere il contenuto e il messaggio chiave 
  6. Esponi i risultati, a quali conclusioni o scoperte porta il tuo lavoro. Questa è la parte centrale del post, deve attirare l’attenzione del lettore e mantenerla viva andando subito al punto!
  7. Quando possibile inserisci una tabella o un grafico (mai più di 4) ben spiegati. Limitati ai dati essenziali e usa i colori!
  8. Non pensare che i lettori capiscano il tuo messaggio senza spiegazioni: limita il più possibile un linguaggio troppo tecnico (e nel caso spiega i termini), fai attenzione agli acronimi e non scrivere paragrafi troppo lunghi. Le referenze devono essere linkate al testo
  9. Prova a concludere il post in modo interessante, con una frase ad effetto che riassume il messaggio principale
  10. Alla fine del post scrivi il titolo completo del tuo articolo e linkalo al full-text, possibilmente ad accesso aperto
  11. Concludi con una breve nota biografica completa di eventuali account Twitter, Facebook o email

STM vs ResearchGate

L’International Association of Scientific, Technical and Medical Publishers (STM), associazione che rappresenta circa 140 editori di ambito scientifico/accademico, ha recentemente scritto a ResearchGate esprimendo le proprie preoccupazioni sulle pratiche di condivisione di articoli utilizzate dai ricercatori che sono iscritti al sito. ResearchGate, considerato il più grosso sito di social networking in ambito scientifico/accademico con più di tredici milioni di utenti, è stato più volte criticato per la sua scarsa attenzione al problema della diffusione di articoli sotto copyright. Un recente studio su 500 articoli caricati su ResearchGate (Scientometrics 2017, Volume 112, Issue 1, pp 241–254) ha scoperto che poco meno della metà di questi (201 articoli scientifici) era stato messo liberamente a disposizione sul sito infrangendo il copyright.

A questo proposito, l’associazione ha chiesto formalmente a ResearchGate di migliorare la comunicazione con i propri utenti sulle politiche di condivisione degli articoli (sempre secondo l’articolo la maggior parte dei casi in cui era stato infranto il copyright era perché l’autore non aveva caricato sul sito la versione autorizzata, un post print, bensì il PDF editoriale, sottintendendo che nella maggior parte dei casi si trattasse di una scarsa o nulla conoscenza delle politiche del copyright) e di sviluppare un software che automaticamente possa individuare gli articoli sotto copyright. STM dichiara inoltre che permetterà a ResearchGate di mantenere sul sito fino al giugno 2018 gli articoli pubblicati prima del settembre 2016 (in modo da avere il tempo di valutare se possono effettivamente rimanere sul sito) mentre i contenuti caricati dopo settembre 2016 dovranno essere valutati caso per caso ed eventualmente resi disponibili solo ai coautori o a gruppi di lavoro ristretti. Al momento non vi è stata nessuna risposta da ResearchGate.