Siamo disposti a cedere i nostri dati per l’accesso aperto?

openaccessBibliosan20E’ di pochi giorni fa la notizia che Elsevier avrebbe proposto alle università olandesi, alleatesi con i centri medici universitari (NFU) e il principale finanziatore della ricerca olandese (NWO) nella trattativa con l’editore, un nuovo accordo che, se confermato, mostra un deciso cambio di strategia da parte dell’editore.
Di cosa si tratta? 
I  negoziati sono tuttora in corso, ma a far notizia è la proposta di Elsevier che dichiara di essere disposto a concedere l’accesso aperto a tutte le sue riviste, senza alcun aumento dei costi di contratto, in cambio di una piena collaborazione su una serie di progetti pilota relativi a dati e metadati
Chi beneficerebbe di questo nuovo accordo?
La notizia ha dato avvio ad un interessante scambio di opinioni su Twitter
Il timore diffuso è che accettare un accordo di questo tipo vorrebbe dire agevolare il cambio di business model da parte di Elsevier, che passerebbe dall’attuale subscription model ad uno basato sulla gestione dei dati e dei metadati, legando ulteriormente i ricercatori a sistemi e ambienti proprietari.
L’accesso ai dati della ricerca potrebbe offrire infatti ad Elsevier i mezzi per poter influenzare, in Olanda, le scelte politiche in ambito scientifico, rendendolo ancora più potente sul mercato di quanto non sia oggi.  Ad esempio, i dati sui flussi di finanziamento della ricerca potrebbero essere mappati e i dati sulla ricerca potrebbero essere utilizzati per condizionare/influenzare le scelte politiche.
Questa proposta mostra quella che probabilmente sarà la strategia futura degli editori, proiettati sempre di più verso una società dei dati per la quale offrire software e servizi per la gestione dei (meta)dati. 
I negoziati dovranno concludersi entro la fine dell’anno, sarà interessante vedere quale sarà la scelta dell’alleanza olandese.

Quinto convegno annuale AISA

AISAGiovedì 7 e venerdì 8 novembre si svolgerà, presso l’Università degli studi di Udine, il quinto convegno dell’AISA (Associazione Italiana per la promozione della Scienza Aperta) “Dalle pubblicazioni ai dati: l’apertura della scienza tra promesse e fatti”.

Chi desidera partecipare può registrarsi al seguente indirizzo https://aisa.sp.unipi.it/attivita/v-convegno-annuale/registrazione/.

Le iscrizioni chiuderanno il 3 novembre 2019.

 

 

The Future of Open Access

biorxivPer celebrare la OA week segnaliamo un interessante preprint a cura di H. Piwowar, da poco pubblicato su BioRxiv, che riporta i risultati di uno studio che, esaminando la crescita degli articoli ad accesso aperto (nelle diverse versioni: Gold, Green e Hybrid…) disponibili nel tempo e i dati sul loro utilizzo, mira a fornire modelli di crescita dell’accesso aperto in tutte le sue forme.
Lo studio è stato portato avanti su 71 milioni di articoli pubblicati tra il 1950 e il 2019. I dati sulle visualizzazioni sono stati elaborati grazie ad Unpaywall (servizio che cerca sul web la versione ad accesso aperto di un articolo disponibile solo tramite abbonamento). E’ emerso che gli articoli Green, Gold e Hybrid ricevono più visualizzazioni rispetto ai loro omologhi a pagamento, in particolare i Green resi disponibili entro un anno dalla pubblicazione.
Inoltre, la percentuale di articoli Green, Gold e Hybrid sta crescendo più rapidamente delle aspettative.

In particolare, nel 2019:

  • il 31% di tutti gli articoli pubblicati su riviste è disponibile come OA
  • il 52% delle visualizzazioni degli articoli riguarda articoli OA

Date le attuali tendenze, gli autori dello studio stimano che entro il 2025:

  • il 44% di tutti gli articoli di riviste sarà disponibile come OA
  • il 70% delle visualizzazioni degli articoli riguarderà gli articoli OA

E’ facile immaginare che il progressivo declino degli articoli ad accesso chiuso cambierà il panorama della comunicazione scientifico/accademica nei prossimi anni, e prevedere la prevalenza futura dell’OA è fondamentale per molte delle parti interessate che sono tenute a prendere decisioni adesso: sia le biblioteche, che devono decidere a quali riviste abbonarsi, sia le istituzioni insieme agli enti finanziatori che devono stabilire quali politiche mandatorie adottare.

Open Access Week 2019 (21-27 ottobre)

oaweek2019La prossima settimana si terrà, con eventi in tutto il mondo, la Open Access Week. Il tema di quest’anno è “Open for Whom? Equity in Open Knowledge” che riprende, approfondendolo, il tema dell’inclusione sviluppato nell’edizione precedente.
Con l’occasione, segnaliamo alcuni eventi che si svolgeranno in Italia:
– l’Università di Trento, in collaborazione con l’Associazione Italiana per la promozione della Scienza Aperta (AISA), propone, il 21 ottobre, un seminario, dal titolo “Aperto per chi? Barriere valutative, giuridiche ed economiche alla scienza aperta” 
– l’Università di Genova, l’Istituto Italiano di Tecnologia e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare presentano GenOA week 2019, una settimana di iniziative per riflettere sulle attuali dinamiche della comunicazione scientifica e sulle sfide lanciate dalla Scienza Aperta (Open Science) e dal modello della Conoscenza aperta (Open Knowledge).
– Il Sistema Bibliotecario di Ateneo dell’Università del Piemonte orientale ha organizzato, per il 23 ottobre,  il seminario “Aperto per chi? Equità nella conoscenza aperta”.
– l’Università degli studi di Milano aderisce all’OA week con quattro appuntamenti, distribuiti tra il 22 e il 29 ottobre 
– la Marie Curie Library dell’Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (ICTP) di Trieste ospita il 22 ottobre il seminario Beyond Open Access: SciPost (infrastruttura Open Access alternativa all’editoria scientifica commerciale) 

Per quanto riguarda le iniziative internazionali, anche quest’anno OpenAIRE ha organizzato una serie di webinar su vari aspetti legati all’Open Science.

Si può seguire l’evento su Twitter usando l’hashtag ufficiale #OAweek e contribuire al dibattito utilizzando l’hashtag #OpenForWhom

I podcast di Orion Open Science

orionSegnaliamo un’interessante serie di podcast prodotta da Orion Open Science, progetto quadriennale (2017-2021) finanziato da Horizon 2020 nell’ambito del programma di lavoro Science with and for Society (SWAFS) il cui obiettivo è quello di costruire una cooperazione efficace tra scienza e società.
Luiza Bengtsson ed Emma Harris del Max-Delbrück-Center for Molecular Medicine presso la Helmholtz Association (MDC), hanno sviluppato per questo progetto una serie di risorse per la formazione dei ricercatori sull’Open Science, quali workshop e diversi materiali online tra i quali raccomandiamo la serie dei podcast.
Questi podcast vogliono essere un modo semplice e immediato per informarsi su diversi aspetti della scienza aperta come ad esempio la condivisione dei dati, la citizen science, la revisione tra pari etc…
Si tratta di in una serie di interviste con diversi ospiti per esplorare pregi e difetti dell’attuale sistema scientifico, e capire in che modo le pratiche Open Science possono migliorare l’attuale modo di fare scienza. 
Ultimo pubblicato è l’intervista a Paola Masuzzo: A Public Scandal: Paola Masuzzo on the Absurdity of Locking Up Knowledge che propone un approccio radicale per aprire la conoscenza a tutti: “la conoscenza è preziosa, non è un bene commerciale, e non può essere trattata come tale.”

Nuova versione di Dryad

dryadLa scorsa settimana è stato annunciato il lancio di una nuova versione di Dryad (archivio dei dati della ricerca) con funzionalità incentrate sul far sì che la pubblicazione dei dati diventi sempre più semplice per i ricercatori. 
Tra le novità segnaliamo che:

  • l’archivio ora supporta anche i set di dati inviati in modo indipendente e non solo quelli che fanno parte di un articolo inviato ad una rivista
  • i dati possono essere caricati direttamente da cloud o dal server di un laboratorio
  • i set di dati possono avere dimensioni fino a 300 GB
  • i set di dati possono essere facilmente aggiornati o modificati in qualsiasi momento
  • vengono aggiornate e visualizzate, per ogni set di dati pubblicato, le statistiche d’uso e la citazione dei dati 
  • sono state create nuove API (applicazioni che rendono più immediato l’uso di alcune funzionalità informatiche) per facilitare il lavoro sui dati

Molto interessante anche tutto il lavoro che sta facendo il gruppo di lavoro di Dryad per rendere questo archivio di dati sempre più interoperabile: 

  • integrazione con piattaforme editoriali come Editorial Manager, ScholarOne e PubSweet 
  • collaborazione con PubMed per consentire anche la ricerca dei set di dati, archiviati in Dryad, relativi agli articoli indicizzati da questa importante banca dati biomedica
  • collaborazione con Zenodo, altro importante archivio dei dati della ricerca

Metric competencies for biomedical librarians: results of a survey

jeahilL’ Evaluation and Metric group della European Association for Health Information and Libraries (EAHIL) ha pubblicato, sul Journal of EAHIL, un articolo che presenta i risultati di un sondaggio volto ad indagare quali sono le conoscenze e quale uso viene fatto dei principali database bibliometrici tradizionali e delle metriche alternative da parte dei bibliotecari biomedici. Il questionario ha ricevuto 173 risposte da 33 paesi diversi.

Dai risultati emerge un forte interesse verso i temi della bibliometria e della valutazione della ricerca, in particolare è emersa la necessità di approfondire la conoscenza delle metriche alternative, il loro funzionamento ed utilizzo, in vista di un’auspicabile coinvolgimento dei bibliotecari a supporto degli utenti e delle amministrazioni nel processo di valutazione. La maggioranza dei partecipanti riconosce, infatti, la necessità di incorporare le nuove metriche nel processo valutazione della ricerca.

In evidenza anche la richiesta di maggiori risorse finanziarie da dedicare alla formazione e partecipazione a seminari e workshop sulla bibliometria, in particolare su altmetrics e identificatori personali (ad esempio ORCID), strumenti quest’ultimi, che stanno acquisendo un ruolo sempre più importante nella ricerca.