I podcast di Orion Open Science

orionSegnaliamo un’interessante serie di podcast prodotta da Orion Open Science, progetto quadriennale (2017-2021) finanziato da Horizon 2020 nell’ambito del programma di lavoro Science with and for Society (SWAFS) il cui obiettivo è quello di costruire una cooperazione efficace tra scienza e società.
Luiza Bengtsson ed Emma Harris del Max-Delbrück-Center for Molecular Medicine presso la Helmholtz Association (MDC), hanno sviluppato per questo progetto una serie di risorse per la formazione dei ricercatori sull’Open Science, quali workshop e diversi materiali online tra i quali raccomandiamo la serie dei podcast.
Questi podcast vogliono essere un modo semplice e immediato per informarsi su diversi aspetti della scienza aperta come ad esempio la condivisione dei dati, la citizen science, la revisione tra pari etc…
Si tratta di in una serie di interviste con diversi ospiti per esplorare pregi e difetti dell’attuale sistema scientifico, e capire in che modo le pratiche Open Science possono migliorare l’attuale modo di fare scienza. 
Ultimo pubblicato è l’intervista a Paola Masuzzo: A Public Scandal: Paola Masuzzo on the Absurdity of Locking Up Knowledge che propone un approccio radicale per aprire la conoscenza a tutti: “la conoscenza è preziosa, non è un bene commerciale, e non può essere trattata come tale.”

Nuova versione di Dryad

dryadLa scorsa settimana è stato annunciato il lancio di una nuova versione di Dryad (archivio dei dati della ricerca) con funzionalità incentrate sul far sì che la pubblicazione dei dati diventi sempre più semplice per i ricercatori. 
Tra le novità segnaliamo che:

  • l’archivio ora supporta anche i set di dati inviati in modo indipendente e non solo quelli che fanno parte di un articolo inviato ad una rivista
  • i dati possono essere caricati direttamente da cloud o dal server di un laboratorio
  • i set di dati possono avere dimensioni fino a 300 GB
  • i set di dati possono essere facilmente aggiornati o modificati in qualsiasi momento
  • vengono aggiornate e visualizzate, per ogni set di dati pubblicato, le statistiche d’uso e la citazione dei dati 
  • sono state create nuove API (applicazioni che rendono più immediato l’uso di alcune funzionalità informatiche) per facilitare il lavoro sui dati

Molto interessante anche tutto il lavoro che sta facendo il gruppo di lavoro di Dryad per rendere questo archivio di dati sempre più interoperabile: 

  • integrazione con piattaforme editoriali come Editorial Manager, ScholarOne e PubSweet 
  • collaborazione con PubMed per consentire anche la ricerca dei set di dati, archiviati in Dryad, relativi agli articoli indicizzati da questa importante banca dati biomedica
  • collaborazione con Zenodo, altro importante archivio dei dati della ricerca

Metric competencies for biomedical librarians: results of a survey

jeahilL’ Evaluation and Metric group della European Association for Health Information and Libraries (EAHIL) ha pubblicato, sul Journal of EAHIL, un articolo che presenta i risultati di un sondaggio volto ad indagare quali sono le conoscenze e quale uso viene fatto dei principali database bibliometrici tradizionali e delle metriche alternative da parte dei bibliotecari biomedici. Il questionario ha ricevuto 173 risposte da 33 paesi diversi.

Dai risultati emerge un forte interesse verso i temi della bibliometria e della valutazione della ricerca, in particolare è emersa la necessità di approfondire la conoscenza delle metriche alternative, il loro funzionamento ed utilizzo, in vista di un’auspicabile coinvolgimento dei bibliotecari a supporto degli utenti e delle amministrazioni nel processo di valutazione. La maggioranza dei partecipanti riconosce, infatti, la necessità di incorporare le nuove metriche nel processo valutazione della ricerca.

In evidenza anche la richiesta di maggiori risorse finanziarie da dedicare alla formazione e partecipazione a seminari e workshop sulla bibliometria, in particolare su altmetrics e identificatori personali (ad esempio ORCID), strumenti quest’ultimi, che stanno acquisendo un ruolo sempre più importante nella ricerca. 

PubMed Labs

pubmedlabsLa National Library of Medicine sta lavorando per sviluppare una versione aggiornata di PubMed. Al momento è online in fase sperimentale una piattaforma, PubMed Labs, per permettere agli utenti di testare le nuove funzionalità/strumenti di ricerca e fornire un feedback.
Tra le novità che faranno parte del nuovo PubMed ci sono: 

  • l’ordinamento dei risultati della ricerca per pertinenza (Best match) e non per data (Most recent)
  • l’inclusione nei risultati della ricerca di “snippets” (frammenti di testo evidenziati dall’abstract dell’articolo) selezionati in base alla loro relazione con la ricerca effettuata in modo da fornire agli utenti informazioni aggiuntive per aiutarli a decidere se un articolo è utile o meno
  • la possibilità di salvare le citazioni relative a lavori di interesse in diversi formati 
  • una versione più “evoluta” di My Bibliography con la possibilità di fare ricerche per autore, parole chiave e grant numbers
  • un layout adatto ai dispositivi mobili 

PubMed Labs è in continuo aggiornamento con nuove funzionalità che vengono aggiunte man mano. Su YouTube è stato caricato un video dove vengono evidenziate tutte le nuove funzionalità che faranno parte del nuovo PubMed, disponibile online da gennaio 2020.

10 temi caldi sull’editoria accademica

publications-07-00034-g004-550L’Open Access è responsabile della nascita degli editori predatory?
Gli editori aggiungono valore al processo della comunicazione accademica?
I preprint fanno “scoprire” la tua ricerca?
Queste sono 3 delle 10 domande alle quali risponde un lungo e interessante articolo, pubblicato su Publications, un peer-reviewed open access journal, che vuole fare luce su alcuni argomenti tra i più contestati e tuttora al centro del dibattito sull’accesso aperto. 

L’articolo vuole fornire un livello base di comprensione condiviso in merito a questioni fondamentali per poter avviare un dibattito costruttivo, non viziato da pregiudizi, basandosi sulla letteratura più recente e offrendo altresì lo stato dell’arte della ricerca grazie ad una ricchissima bibliografia.

Gli argomenti trattati sono stati identificati attraverso una discussione su Twitter e ridotti a 10 dagli autori per poter focalizzare la discussione sulle questioni che vanno affrontate.

Questo articolo vuole essere un punto di riferimento per la lotta contro la disinformazione che tuttora distorce le discussioni sull’accesso aperto e rappresentare un punto di partenza in merito ai temi affrontati.

Con questo post vi auguriamo buone vacanze, ci ritroviamo a settembre!

Transpose

transposeASAPBio ha appena lanciato Transpose, una banca dati online che fornisce un rapido accesso alle politiche editoriali di circa 2.900 riviste scientifiche. L’idea di questo database,  lanciato il 13 giugno, nasce da una indagine, condotta dal gruppo di lavoro che ha poi ideato Transpose, su 171 riviste tra le più citate che ha rilevato che quasi un terzo di queste non indica chiaramente sul proprio sito web nemmeno le informazioni di base sul proprio processo editoriale, come, ad esempio, che tipo di peer review viene praticata. 
Transpose, creato per aiutare i ricercatori che stanno cercando la rivista più adatta dove pubblicare, include dettagli su peer review, preprints e politiche editoriali che sono spesso difficili o impossibili da trovare sui siti web delle riviste. Il database permette anche di fare un confronto tra più riviste (fino ad un massimo di tre).

Quanto costa realmente pubblicare ad accesso aperto?

jossSono giustificate le APC che molti periodici ad accesso aperto chiedono per pubblicare?
Quanto costa realmente pubblicare ad accesso aperto?
Un post pubblicato sul blog del Journal of Open Source Software (JOSS),  periodico ad accesso aperto che non richiede APC, esamina i reali costi di gestione di un periodico OA.
Gli autori, partendo dalla propria esperienza con JOSS, analizzano dettagliatamente i costi che affrontano considerando anche quei servizi per i quali attualmente non sono previste spese, come ad esempio lo gestione e sviluppo del sistema/piattaforma o i costi di archiviazione, per concludere che la pubblicazione di un articolo OA non dovrebbe superare i 100$. Molto meno rispetto a quanto mediamente richiesto dai gold open access journals.
Gli autori del post suggeriscono anche di valutare l’adozione di un’infrastruttura online e aperta, come GitHub, per ridurre i costi.
Il post è interessante in quanto aiuta a capire realmente qual è l’ordine di spesa che editori e società scientifiche affrontano, e, al di là dell’utilizzo di un’infrastruttura aperta o meno, pone concretamente la questione delle APC talvolta troppo elevate.