Tre lezioni sull’accesso aperto dell’emergenza COVID-19

In occasione dell’Open Access Week, segnaliamo un interessante post pubblicato su LSE Impact Blog, Three lessons COVID-19 has taught us about Open Access publishing. L’autore, Robert Kiley, responsabile del dipartimento dell’Open Research del Wellcome Trust, individua tre innovazioni nella comunicazione scientifica, derivate dalla pandemia di COVID-19, che potrebbero essere molto utili nello sviluppo futuro dell’Open Science in generale. In particolare, l’autore afferma che è ormai chiaro che:

  • i modelli di pubblicazione tradizionali, che bloccano i contenuti dietro paywall, non possono essere accettabili nel caso di emergenze sanitarie
  • i preprint e le piattaforme per la pubblicazione ad accesso aperto (come Wellcome Open Research) sono diventati il mezzo di comunicazione privilegiato per diffondere il risultato di una ricerca scientifica nel più breve tempo possibile
  • visto che non è possibile prevedere quale ricerca risulterà importante per una determinata emergenza sanitaria (al momento ci sono anche altre emergenze come, ad esempio, il cambiamento climatico), sarebbe meglio rendere tutto ad accesso aperto

Come afferma l’autore del post, l’emergenza COVID-19 ha mostrato i vantaggi di una editoria ad accesso aperto, è arrivato il momento per concretizzarli e far diventare l’open access la norma nella comunicazione scientifica.

The State of Altmetrics. A tenth anniversary celebration

Nell’ottobre del 2010, esattamente 10 anni fa, veniva pubblicato l’Altmetric Manifesto, documento che ha dato il via ad un nuovo campo di ricerca per la misurazione dell’impatto della ricerca scientifica, nel tentativo di superare le criticità delle metriche tradizionali e sulla scia del quale sono nate diverse aziende, tra le quali nel 2011 Altmetric.

Per celebrare questi 10 anni è stato pubblicato da Altmetric The State of Altmetrics. A tenth anniversary celebration nel quale i protagonisti di questo movimento (dai fondatori ai reali utilizzatori) raccontano questi dieci anni tra innovazione e crescita, con uno sguardo al futuro prestando particolare attenzione ad importanti aspetti quali:

  • necessità di un uso responsabile delle altmetrics nella valutazione
  • utilizzo del machine learning per migliorare le altmetrics 
  • uso delle altmetrics come “sensori” (in  particolare attraverso i tweet) per rilevare la diffusione di patologie che hanno un impatto significativo a livello mondiale (in particolare uno studio su tubercolosi, HIV, malaria e covid-19)
  • cosa rende i ricercatori più propensi all’utilizzo delle altmetrics
  • previsioni per il futuro delle altmetrics nell’ottica di una maggiore trasparenza delle modalità di raccolta e aggregazione dei dati, consentire un migliore rilevamento dell’impatto anche della ricerca cosiddetta “long-tail” e previsione di nuovi indicatori.

“Open Science: la scienza fatta bene”

Segnaliamo un interessante webinar organizzato dall’Università di Torino e il Politecnico di Torino in occasione della Open Access Week 2020: “Open Science: la scienza fatta bene” tenuto da Paola Masuzzo che parlerà della Open Science come alternativa per riportare la scienza al suo ruolo centrale nella società.

Il webinar si terrà lunedì 19 ottobre, dalle 14 alle 14.45, su Webex. Per partecipare è necessario registrarsi, successivamente si riceverà il link per connettersi. 

Per seguire su Twitter, #oaweek2020_torino

DOAJ commenta lo studio “Open is not forever”

Segnaliamo la risposta della Directory of Open Access Journals (DOAJ) allo studio pubblicato su arXiv Open is not forever: a study of vanished open access journals di cui abbiamo parlato la scorsa settimana.  

Pur dichiarando che quello della “scomparsa” delle riviste è un problema conosciuto, DOAJ sottolinea che anche gli autori dello studio dichiarano che il problema non è essenzialmente legato alle riviste ad accesso aperto, bensì più in generale alle riviste in formato digitale.

Altra osservazione è che, purtroppo, la maggior parte delle riviste che sono scomparse dal web sono di ambito umanistico indicando che questo è un problema legato in molti casi alla disponibilità finanziaria di chi le gestisce in quanto le piattaforme di archiviazione hanno dei costi che alcuni tipi di riviste, soprattutto quelle accademiche, non possono sostenere. 

DOAJ fa anche un’importante dichiarazione: rivela di aver iniziato una collaborazione con Internet Archive, CLOCKSS e The Keepers registry per trovare una soluzione al problema dell’archiviazione online permanente delle riviste. 

Open is not forever

Riprendiamo il nostro appuntamento settimanale segnalando un interessante articolo di J. Brainard Dozens of scientific journals have vanished from the internet, and no one preserved them, recentemente pubblicato su Science. 

L’autore affronta un tema tanto importante quanto poco trattato: la scomparsa dalla rete di riviste ad accesso aperto pubblicate solo online (quando gli editori hanno smesso di mantenerle). In particolare l’articolo, che prende spunto dal preprint Open is not forever di M. Laakso e L Matthias pubblicato su Arxiv, parla di 84 riviste di ambito scientifico, svanite dalla rete negli ultimi due decenni e di altre 900 riviste a rischio di scomparsa in quanto inattive. Circa la metà di queste riviste erano pubblicate da istituti di ricerca o società accademiche.

Questi numeri, di per sé spaventosi, nascono dalla constatazione che in media le riviste scomparse hanno funzionato per circa 10 anni prima di svanire. Lo studio evidenzia la necessità di garantire la conservazione degli articoli accademici ma c’è poco consenso su chi debba essere il responsabile ultimo della conservazione digitale delle riviste OA, se gli editori, gli autori, le biblioteche o le università. Una risposta in questo senso arriva da Plan S, che dal 2021 prevede che gli enti finanziatori richiedano che le riviste dove vengono pubblicati i risultati delle ricerche aderiscano a piani di conservazione a lungo termine come CLOCKSS.

Nel complesso, ad oggi, circa un terzo delle riviste indicizzate nella Directory of Open Access Journals (DOAJ) garantisce la conservazione a lungo termine del loro contenuto.

Altmetrics 7:AM conference

7AM

Quest’anno la settima conferenza Altmetrics, a causa dell’emergenza relativa al Covid-19 che non permette ancora di programmare eventi di questo tipo in presenza, si svolgerà direttamente online il 21 e 28 ottobre. 

E’ già possibile registrarsi alla conferenza, quest’anno gratuita, e, se interessati, fino a mercoledì 15 luglio si può proporre alternativamente una presentazione di 20 minuti, di 5 minuti o una intera sessione (qui si trovano gli argomenti che saranno affrontati durante la conferenza e il link per la proposta). 

Con questo post vi auguriamo buone vacanze, ci ritroviamo a settembre!

Covid-19 Shows That Scientific Journals Need to Open Up

open_access_for_researchersUn importante cambiamento causato dalla pandemia da Covid-19 è stata la disponibilità da parte dei maggiori editori scientifici a garantire il libero accesso alla quasi totalità degli articoli pubblicati sul nuovo virus, normalmente accessibili solamente tramite abbonamento.
Cosa accadrà alla comunicazione scientifica con la fine della pandemia? Si pagherà nuovamente o gli editori manterranno questa posizione?

Se lo chiede in un lungo e interessante articolo Covid-19 Shows That Scientific Journals Need to Open Up pubblicato su Bloomberg Opinion Justin Fox, che, ripercorrendo la storia delle riviste scientifiche dalle origini, racconta come si è arrivati allo status quo e dove sta andando oggi l’industria dell’editoria scientifica.

Fox sostiene che il Covid-19 abbia solo accelerato il complesso passaggio da un sistema di comunicazione scientifica per lo più chiuso ad uno per lo più aperto, per il quale accademici, governi e organizzazioni no profit stanno lavorando da decenni, e che difficilmente si potrà tornare indietro.
Se fino ad oggi mantenere la ricerca dietro paywalls è stato proficuo, ora gli editori devono trovare un nuovo approccio ed abbracciare la scienza aperta, come la pandemia da Covid-19 ha evidenziato, ma non mancheranno conseguenze.
La più perversa di queste conseguenze, dal punto di vista di molti sostenitori dell’accesso aperto, sarà un aumento del potere e dei profitti dei grandi editori commerciali che infatti nel frattempo hanno acquistato server di preprint, social network accademici, piattaforme di hosting di riviste, strumenti di valutazione della ricerca e altri servizi al fine di rendersi essenziali per il mondo accademico.

E’ online la nuova versione del database Sherpa Romeo

Sherpa RomeoIl 18 giugno Jisc ha rilasciato una nuova versione di Sherpa Romeo, risorsa online che aggrega e analizza le politiche di accesso aperto degli editori di tutto il mondo, insieme a Sherpa Fact, servizio che fornisce ai ricercatori chiare indicazioni sulla conformità delle riviste alle politiche di accesso aperto di un ente finanziatore.

In questa nuova versione sono stati apportati cambiamenti che migliorano l’usabilità complessiva del database, tra cui un’interfaccia più moderna con un migliore supporto per i dispositivi mobili, un miglioramento delle funzioni di ricerca e navigazione che rende più veloce il recupero delle informazioni di cui si ha bisogno, un nuovo layout di presentazione dei risultati che semplifica la comprensione delle diverse politiche degli editori e una rappresentazione grafica chiara e semplice per presentare le varie opzioni offerte.

Una novità che non è passata inosservata è che gli editori non sono più classificati secondo i famosi colori Romeo, questo perché le politiche editoriali negli ultimi anni sono divenute troppo complesse e quindi non più rappresentabili da semplici colori.

La vecchia versione rimarrà ancora visibile online fino al 31 luglio.

Open Science, Open Access FAIR data, EOSC, webinar in collaborazione con OpenAIRE

OPAIREInizia domani un corso online su Open Science, Open Access, dati FAIR e European Open Science Cloud, organizzato da OpenAIRE, in collaborazione con l’Unità di progetto Formazione dell’Università di Torino. Docente: Elena Giglia dell’Università di Torino, Unità di progetto Open Access.

Il corso prevede tre incontri (19, 22 e 25 giugno) da due ore ciascuno in cui si affronteranno:

– la crisi dell’attuale modello di comunicazione scientifica e l’alternativa Open, con gli strumenti per aprire ogni passo del ciclo della ricerca 

– l’Open Access in pratica, con una panoramica sulle politiche europee per testi e dati, e sulla European Open Science Cloud

– come gestire i dati della ricerca, come renderli FAIR e come aprirli, se e quando possibile

Il primo incontro si terrà domani, venerdì 19 giugno alle ore 10:00:
LA CRISI DELLA COMUNICAZIONE SCIENTIFICA E L’ALTERNATIVA OPEN

2 incontro: OPEN ACCESS E POLITICHE EUROPEE
Lunedì 22 giugno alle 14.00 

3 incontro: DATI DELLA RICERCA, DATI FAIR, DATI OPEN (E COME SCRIVERE UN DATA MANAGEMENT PLAN)
Giovedì 25 giugno 25 alle 14.00

I link alle sessioni Webex sono alla pagina:
https://www.oa.unito.it/new/open-science-open-access-fair-data-eosc-webinar-in-collaborazione-con-openaire/

Un nuovo modo per condividere i propri lavori: shareyourpaper.org

shareyourpaperL’associazione no-profit Open Access Button, in collaborazione con la biblioteca dell’Università statale del Montana, ha creato una piattaforma per rendere estremamente semplice condividere i propri lavori in maniera legale tramite l’autoarchiviazione: shareyourpaper.org.

Alla base dell’idea di questa piattaforma, attualmente ancora in versione beta, c’è la volontà di automatizzare il flusso di lavoro richiesto dall’autoarchiviazione per semplificare il più possibile il lavoro degli autori, o di chi carica il lavoro per loro, completando moduli, controllando ciò che è possibile archiviare legalmente tramite Sherpa/Romeo e verificando che venga condivisa la versione permessa del lavoro. 

Gli autori devono semplicemente collegarsi a shareyourpaper.org e caricare il DOI relativo al proprio lavoro per permettere al sistema di fare una ricerca e stabilire cosa è possibile fare con il documento in questione. Una volta che il sistema dà il via libera alla condivisione, devono caricare la versione che intendono condividere ed il sistema provvederà a controllare se è la versione corretta e a produrre istantaneamente un link al testo, liberamente accessibile e visualizzabile su Google Scholar, Web of Science, Zenodo, un proprio sito personale ed altro.