L’ultimo esperimento di Google: Talk to books

talk-to-book-Segnaliamo l’ultimo, interessante esperimento di Google relativo alla ricerca semantica e all’Intelligenza Artificiale (AI): Talk to Books. Questo strumento può essere definito come un motore di ricerca che si basa sulla capacità dell’AI di comprendere il linguaggio umano naturale.
Digitando una domanda o un’affermazione (non delle parole chiave), lo strumento esamina ogni frase negli oltre 100.000 libri archiviati in Google Books per trovare la risposta che probabilmente avrebbe dato una persona se si fosse trattato di una conversazione. La frase di risposta è mostrata in grassetto ed è riportata insieme alla parte del testo da cui è stata estrapolata in modo da fornire un contesto.
I risultati possono essere più o meno pertinenti ma l’obiettivo di Talk to Books, in questa fase iniziale, è di testare la capacità dello strumento di elaborare delle risposte che suonino come la risposta che un essere umano potrebbe dare durante una conversazione.
Al momento Talk to Books comprende solo la lingua inglese.

Kopernio e Web of Science

kopernioIl 10 aprile Clarivate Analytics ha annunciato di aver acquisito Kopernio, che a breve verrà integrato con Web of Science. Kopernio, creato nel 2017, è un plug-in già disponibile gratuitamente che rende più semplice per i ricercatori trovare gli articoli in quanto oltre a permettere di recuperare online versioni gratuite di articoli a pagamento, rileva automaticamente quali sottoscrizioni individuali o istituzionali un utente già possiede facilitando notevolmente l’accesso all’articolo.

Una delle difficoltà che spesso lamentano i ricercatori è infatti legata proprio ai complicati processi di accesso (siti diversi, troppi link) necessari per scaricare un articolo pur essendo abbonati. Uno studio del 2016 dell’Università di Utrecht ha rilevato che ben il 75% degli articoli scaricati illegalmente dai loro ricercatori attraverso Sci-Hub era accessibile legalmente grazie agli abbonamenti sottoscritti dall’università.

Questo nuovo accordo mette in evidenza la crescente consapevolezza che per combattere la pirateria nell’editoria scientifica, gli editori devono apportare modifiche radicali al modo in cui i ricercatori cercano e accedono agli articoli, migliorando l’accesso globale alla conoscenza scientifica.

L’effettiva possibilità di pubblicare in riviste ad accesso aperto

No-APCs.jpgSegnaliamo un interessante intervento sul blog di PLoS, A reality check on author access to open access publishingche discute i risultati presentati da uno studio, basato sui dati DOAJ, che afferma che il 71% delle riviste presenti nella Directory non fa pagare le APCs (Article Processing Charges) per pubblicare articoli.

L’autrice del post dichiara che  inquadrare i dati sulle riviste ad accesso aperto non a pagamento solo dal punto di vista del loro numero, senza contestualizzarle, può essere fuorviante ed anche controproducente: questo dato non dice nulla sull’effettiva disponibilità di riviste ad accesso aperto che non fanno pagare le APCs. Per dare una base alla propria affermazione, l’autrice del post, utilizzando sempre il dataset di DOAJ e partendo dal numero di riviste che dichiarano di non far pagare una APC (8.072), ha selezionato quelle che pubblicano in ambito biomedico (1.602). Restringendo successivamente la propria ricerca a quello che effettivamente interessa a coloro che vogliono pubblicare un articolo, quindi a riviste che pubblicano in inglese, che assegnano un DOI e che sono indicizzate in Medline e PubMed Central si arriva a 105 riviste (circa il 10% delle riviste indicizzate in DOAJ).

L’autrice conclude il proprio post affermando che al momento è fuorviante affermare che gli autori possono scegliere tra un gran numero di riviste che non applicano le APCs e che si potrebbero cambiare le cose se le istituzioni accademiche offrissero maggiore supporto (anche economico) al proprio personale o adottassero modelli di consorzi come l’Open Library of Humanities.

In cammino verso l’accesso aperto

PathwaystoOpenAccess

Le biblioteche della University of California hanno recentemente pubblicato un interessante documentoPathways to Open Accessper guidare la transizione dall’attuale modello di pubblicazione basato su abbonamento a modelli di finanziamento di accesso aperto (OA), al fine garantire il più ampio accesso possibile alla documentazione scientifico accademica che oggi è sempre più costosa e di difficile accesso. Il documento analizza i diversi modelli per il raggiungimento dell’accesso aperto (Green Open Access, Gold-APC e Gold-non-APC) e le strategie attuabili per sviluppare ciascun modello.
Per ogni modello di accesso aperto vengono analizzati:

  • Caratteristiche principali del modello
  • Prevalenza e impatto
  • Strategie necessarie per la sua realizzazione
  • Sfide e opportunità

Dopo aver analizzato i tre diversi modelli, il documento individua per ognuno di questi una serie di azioni concrete che le biblioteche possono intraprendere al fine di realizzare l’accesso aperto.
Il documento, nel suo complesso, rappresenta uno strumento molto concreto, una vera e propria guida che può essere utilizzata da tutte quelle istituzioni che sono interessate ad intraprendere il passaggio, anche graduale, all’accesso aperto per trasformare la comunicazione scientifico/accademica in un sistema economicamente sostenibile.

 

Le difficoltà dei ricercatori nella condivisione dei dati

negativedataresultsSpringer Nature ha appena pubblicato un White Paper dal titolo Practical challenges for researchers in data sharing che riporta i risultati di un sondaggio sulle difficoltà che incontrano i ricercatori quando decidono di condividere i dati relativi al proprio lavoro. Hanno risposto al sondaggio più di 7.700 ricercatori, di questi, il 76% pensa che sia molto importante che i propri dati siano recuperabili ed il 63% già condivide i propri dati in qualche modo (depositandoli in un archivio e/o allegandoli al documento come materiale supplementare). La principale difficoltà individuata da coloro che hanno risposto al sondaggio è l’organizzazione dei dati da archiviare (46%), seguita dalla scarsa conoscenza delle leggi relative a copyright/ licenze d’uso (37%) e degli archivi più adatti dove depositare i propri dati (33%). Altri problemi individuati sono stati la mancanza di tempo (26%) ed i costi da affrontare (19%). Anche se esistono differenze regionali, gli autori commentano i risultati del White Paper affermando che ci sono delle sfide che possono essere considerate comuni a tutti coloro che intendono condividere i dati relativi alle proprie ricerche e che richiedono quindi uno sforzo concertato. Vengono individuate due aree sulle quali lavorare per aumentare la condivisione dei dati: maggiore supporto ed informazioni sulla gestione dei dati per i ricercatori, soprattutto quelli che sono alle prime fasi della loro carriera, e percorsi facilitati per condividere i dati in modo veloce ed ottimale. Il testo del documento è caricato su Figshare ed è corredato da una chiara infografica che riassume tutti i dati più significativi del sondaggio.

 

How to get the pdf?

how_to_get_the_pdfSegnaliamo un’interessante infografica, realizzata dal Consorzio delle biblioteche delle università olandesi, dove vengono segnalati tutti i servizi disponibili in rete che cercano la versione ad accesso aperto degli articoli accessibili solo tramite abbonamento.

Alcuni di questi li abbiamo già segnalati su questo blog, questa infografica li raccoglie tutti insieme unitamente ad una breve ed efficace informativa e rappresenta senz’altro un utile strumento per diffondere l’utilizzo di questi servizi e per promuovere la cultura dell’accesso aperto.

 

Open Science MOOC

OpenScienceMOOCUn gruppo di ricercatori e studiosi provenienti da tutto il mondo (circa 150) sta collaborando alla creazione di un MOOC (Massive Open Online Course) che riguarderà tutti gli aspetti legati al tema della scienza  aperta. Al momento è stata creata una struttura di base che comprende dieci moduli principali che svilupperanno tematiche che vanno dall’accesso ai dati alla riproducibilità della ricerca, dai software open source alle OER (Open Educational Resources). Ogni modulo, al suo interno, è corredato da una gamma completa di risorse tra cui video, articoli di ricerca ed esercitazioni pratiche. Questo progetto, attualmente, non riceve nessun finanziamento ed è basato interamente sul lavoro volontario, chiunque può parteciparvi registrandosi alla lista dei partecipanti.