Oltre gli abbonamenti: che cosa sono i contratti trasformativi

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Segnaliamo l’articolo di A. Capaccioni: Oltre gli abbonamenti: che cosa sono i contratti trasformativi, pubblicato sull’ultimo numero di JLIS.it Italian Journal of Library, Archives, and Information Science, rivista italiana ad accesso aperto. 

L’articolo, in italiano, approfondisce i cosiddetti transformative agreements, una nuova tipologia di accordi tra editori scientifici e istituzioni (università, enti di ricerca o consorzi bibliotecari), che caratterizzano l’attuale fase dell’Open Access, e ne delinea i punti di forza così come le fragilità, soprattutto quando si parla di accordi tra editori e consorzi che riuniscono più soggetti.

Questi nuovi tipi di contratti si caratterizzano per la trasparenza, infatti gli accordi presi devono essere pubblici, e partono dal presupposto che la spesa sostenuta per gli abbonamenti deve essere sufficiente a coprire anche i costi di pubblicazione ad accesso aperto. Il cuore della trattativa si sposta quindi sul calcolo dei “token”, gettoni forniti dall’editore per pubblicare ad accesso aperto e sui loro criteri di distribuzione che, nel caso di consorzi, è molto complessa.  

L’articolo cita vari modelli che sono stati sperimentati negli ultimi anni per migliorare la distribuzione della spesa e dei token al fine di evitare squilibri, con particolare attenzione alla realtà universitaria italiana.

Compass to publish

CompassL’Università di Liegi ha creato uno strumento, Compass to publish, attualmente in beta, per aiutare la comunità scientifica a comprendere meglio il problema dei predatory publishers tramite la valutazione del grado di affidabilità di una rivista Open Access che chieda il pagamento delle APC per pubblicare.

I ricercatori sono invitati a rispondere a una serie di domande (26) sulla rivista sulla quale intendono pubblicare e, a seconda delle risposte fornite, verrà loro indicato il grado di affidabilità della rivista: dal rosso brillante per le riviste ad alto rischio al verde scuro per le riviste che non mostrano comportamenti ingannevoli.

Il risultato si basa su punteggi dati alle risposte alle domande che vanno a stabilire il grado di autenticità della rivista che può andare da -20 (rivista sicuramente predatoria) a +20 (nessun sospetto di comportamento ingannevole), non pretende di offrire una valutazione formale in pochi click ma mira a coinvolgere i ricercatori in un processo critico e analitico. Per ogni domanda, infatti, il sistema ha predisposto link diretti per andare immediatamente ad approfondire la questione e verificare la risposta corretta.

Per chi vuole approfondire, sul sito viene spiegata, nei minimi dettagli, tutta la griglia metodologica che è alla base di Compass to publish.

The State of Open Data 2020

E’ stato pubblicato lo scorso mese da Figshare il rapporto annuale The State of Open Data 2020, nato nel 2016 per esaminare le attitudini e le esperienze dei ricercatori nei riguardi della condivisione dei dati della ricerca. Il rapporto, il quinto della serie, quest’anno si è concentrato sull’impatto dell’attuale pandemia da Covid-19 sulle pratiche della ricerca.

Il sondaggio, che ha ricevuto circa 4.500 risposte, ha chiesto ai ricercatori in che modo la pandemia stesse influenzando la loro capacità di condurre ricerche, le loro pratiche di condivisione e il riutilizzo dei dati. 

Per quanto riguarda l’effetto del covid, i dati più significativi raccontano che circa un terzo (32%) dei ricercatori ha riferito che la propria ricerca è stata “estremamente” o “molto” influenzata dall’epidemia e che discipline più colpite sono sono state nell’ordine: Chimica (47%), Biologia (39%), Medicina (36%) e Scienza dei materiali (36%). La metà degli intervistati inoltre ritiene che la pandemia porterà ad un maggiore riutilizzo dei dati aperti e il 65% prevede di riutilizzare i propri dati; più di un terzo dei ricercatori afferma di aspettarsi una maggiore collaborazione come risultato del COVID-19, ma se ci riferiamo a coloro che  fanno ricerca in ambito medico o lavorano in ambito clinico la percentuale aumenta in modo significativo.

Per quanto riguarda i temi più generali, relativamente ai dati aperti emerge che il numero di intervistati che non ha mai realizzato un piano di gestione dei dati si è dimezzato dal 30% al 15%. Inoltre, se nel 2018 il 60% degli intervistati non aveva mai sentito parlare dei principi FAIR, quest’anno il numero è sceso al 39% e il 24% dichiara di avere familiarità con i principi FAIR rispetto al dato precedente del 15%. Ben il 55% degli intervistati ritiene che la condivisione dei dati dovrebbe far parte dei requisiti per l’assegnazione dei finanziamenti.

Complessivamente, i dati raccolti sembrano andare nella giusta direzione e la pandemia ha sicuramente messo in luce il valore e l’importanza della condivisione e di una buona gestione dei dati per poter garantire la riproducibilità e l’affidabilità della ricerca.

Journal Checker Tool

cOAlitionS ha da poco rilasciato la versione beta del Journal Checker Tool (JCT), strumento Web che fornisce ai ricercatori suggerimenti su come conformarsi alle richieste del proprio ente finanziatore che aderisce alla politica di PlanS.

In questa prima versione, il JCT fornisce informazioni su una serie di requisiti base di PlanS per stabilire se un dato giornale offra un percorso per la conformità con l’accesso aperto:

  • una licenza CC BY (o equivalente)
  • nessun embargo
  • la capacità di mantenere un copyright sufficiente a consentire l’accesso aperto

In seguito saranno aggiunte altre specifiche tecniche.

Il Journal Checker Tool si usa in modo molto semplice: basta fornire il nome della rivista sulla quale si intende pubblicare, del proprio ente finanziatore e dell’istituto al quale si è affiliati. La combinazione di questi dati produce istantaneamente un risultato che consente di vedere se la rivista scelta è conforme a PlanS e in che modo: è una rivista ad accesso aperto, permette l’autoarchiviazione o applica un accordo trasformativo (transformative agreement).  

Durante questa fase di test,  cOAlitionS si aspetta di ricevere un feedback da parte della comunità di ricerca in modo da migliorare lo strumento prima dell’implementazione di PlanS a gennaio 2021.

Bibliosan 2.0 riprenderà a gennaio. Buone feste!

“Publish, than review”

eLife, rivista open access, ha recentemente annunciato l’introduzione di un nuovo modello di pubblicazione: “publish, then review”.

Da luglio 2021 eLife esaminerà solo i manoscritti precedentemente pubblicati su un archivio di preprint come bioRxiv, medRxiv o arXiv e pubblicherà le revisioni unitamente ai preprint. Nel caso la rivista riceva manoscritti che non siano già depositati come preprint, questi saranno pubblicati da eLife su bioRxiv o medRxiv per conto degli autori.

Alla base di questa scelta la consapevolezza della crescente popolarità dei preprint confermata da un’indagine interna dalla quale è emerso che circa il 70% dei lavori pubblicati su eLife tra maggio e luglio di quest’anno era già stato pubblicato come preprint. 

eLife prevede inoltre di pubblicare le revisioni sugli archivi di preprint indipendentemente dal fatto che un articolo sia accettato o meno per la pubblicazione (gli autori di manoscritti rifiutati potranno ritardare la pubblicazione delle loro recensioni fino a quando i loro articoli non saranno accettati altrove). In quest’ottica sta sviluppando una piattaforma, Sciety, per la condivisione di peer review pubbliche, i cui autori rimarranno comunque anonimi.

Questo nuovo modello rappresenta un contributo all’accesso aperto in quanto rende la condivisione dei preprint, così come l’open peer review, pratiche di default e probabilmente non a caso nasce in questo momento storico in cui, in occasione della pandemia da covid-19, la condivisione è stata centrale e i preprint, cresciuti in modo esponenziale, sono stati lo strumento privilegiato per diffondere i risultati della ricerca. 

Novità per il calcolo dell’Impact Factor

impact factorAll’inizio di questo autunno, Clarivate Analytics ha annunciato che in futuro calcolerà il suo Journal Impact Factor (JIF) in base alla data di pubblicazione degli articoli sul web e non in base alla loro data di pubblicazione su carta.

Questa decisione “epocale” della Clarivate Analytics nasce dalla consapevolezza che ormai un numero sempre crescente di riviste pubblica gli articoli in versione online prima (in alcuni casi anche con un anticipo di mesi) della loro inclusione formale come parte di un volume/fascicolo programmato e che l’unica modifica che viene fatta a questi articoli è che gli vengono formalmente assegnati volume, fascicolo e numerazione di pagina. 

Il passaggio completo all’utilizzo della data di pubblicazione online per il calcolo del JIF inizierà nel 2022 utilizzando i dati di pubblicazione del 2021. Il 2021 (che si crea utilizzando i dati del 2020) sarà un anno di transizione, in cui le citazioni dei lavori pubblicati anticipatamente online verranno aggiunte al numeratore del calcolo JIF ma escluse dai conteggi nel denominatore.2020-jif-article

Queste modifiche al calcolo del JIF erano attese da tempo. Sebbene non sia ancora chiaro come il passaggio dalle date di pubblicazione cartacee a quelle online influenzerà l’ordinamento delle riviste, dovrebbe aiutare a ridurre l’ambiguità e la confusione nel calcolo delle citazioni.

scite: nuovo plug-in per Zotero

Zotero, strumento per la gestione dei riferimenti bibliografici open source (RMS), si è recentemente dotato di un nuovo plug-in: scite

scite è una piattaforma che aiuta a valutare e scoprire articoli scientifici grazie alle smart citations, citazioni che non si limitano ad indicare quante volte un articolo viene citato, ma forniscono anche il contesto ed il significato di ciascuna citazione, ad esempio se fornisce prove a sostegno o, al contrario, che contraddicono i risultati dell’articolo citato. 

Lo sviluppo del plug-in scite per Zotero rende ora molto facile verificare come vengono citati gli articoli presenti nella propria libreria e vedere a colpo d’occhio se sono stati supportati, contestati o semplicemente menzionati da altri articoli. 

Per ogni articolo presente nella propria libreria, Zotero scite produce inoltre dei report nei quali le citazioni ricevute possono essere filtrate per classificazione (a supporto, contestazione o sola menzione), parola chiave, posizione nell’articolo (introduzione, metodi, risultati, ecc.) o tipo di articolo (journal article, preprint, libro, capitolo di libro, ecc.).

Scienza aperta e comunicazione ai tempi del COVID-19

notte_ricercatori1Il Gruppo di lavoro sull’open access del Sistema Bibliotecario di Ateneo dell’Università del Piemonte Orientale parteciperà alla Notte europea dei ricercatori 2020, che quest’anno si terrà il prossimo 27 novembre, con un’attività dal titolo Scienza aperta e comunicazione ai tempi del COVID-19. L’attività si terrà in modalità virtuale dalle ore 16,30 alle ore 17,45 circa. 

Si parlerà di comunicazione scientifica durante la pandemia e della necessità di far circolare informazioni corrette e agevolare il progresso della ricerca attraverso contenuti subito accessibili. Ospiti la dott.ssa Paola Masuzzo, data scientist e open scientist e il dott. Matteo Di Rosa (APRE).

La diretta si può seguire sul canale YouTube dell’Università all’indirizzo  https://youtu.be/xUuI2B3KpLc

Durante lo streaming si potrà interagire attraverso la chat di YouTube; la discussione sarà registrata e quindi fruibile anche successivamente all’evento.

Pagare per leggere o pagare per scrivere: un dilemma insuperabile? Editoria scientifica e Open Access

L’Università del Piemonte Orientale e l’Associazione italiana per la promozione della scienza aperta (AISA) organizzano la teleconferenza Pagare per leggere o pagare per scrivere: un dilemma insuperabile? Editoria scientifica e Open Access. L’iniziativa avrà luogo nella mattinata del 4 dicembre 2020.

Il programma prevede anche interventi su Plan S e i cosiddetti accordi trasformativi. Per partecipare è necessario registrarsi compilando l’apposito modulo.

DOAJ sigla un accordo per favorire la conservazione a lungo termine delle riviste ad accesso aperto

doaj2DOAJ, CLOCKSS, Internet Archive, Keepers Registry e Public Knowledge Project (PKP) hanno ufficialmente annunciato di aver iniziato una collaborazione per favorire la pratica della conservazione a lungo termine delle riviste ad accesso aperto pubblicate da editori che non hanno le risorse economiche per permettersi di pagare per i servizi attualmente disponibili sul mercato.

Questa iniziativa nasce dopo che è stato pubblicato uno studio, Open is not forever, scritto da M. Laakso, L. Matthias e N. Jahn, che ha dato luogo a numerosi dibattiti sull’effettivo rischio di scomparsa delle riviste accademiche ad accesso aperto in formato digitale.

L’iniziativa congiunta di queste organizzazioni mira ad offrire un’opzione di archiviazione a prezzi accessibili alle riviste ad accesso aperto registrate su DOAJ, e che non fanno pagare le APCs (definite  “diamond” OA), e a sensibilizzare gli editori sull’importanza di avere una soluzione di conservazione a lungo termine. DOAJ avrà la funzione di singola interfaccia con CLOCKSS, PKP e Internet Archive e lavorerà per facilitare la connessione a questi servizi per le riviste interessate.

Come prima iniziativa, constatato che circa il 50% delle riviste identificate da DOAJ come prive di soluzioni di conservazione a lungo termine utilizza Open Journal System (OJS), si partirà con l’incoraggiare gli editori di tali riviste a preservare i propri contenuti nel PKP Preservation Network (PKP PN) o con l’aiutarli a trovare un’altra soluzione se la versione di OJS che utilizzano non è abbastanza recente da essere compatibile con tale soluzione.