Scienza aperta e comunicazione ai tempi del COVID-19

notte_ricercatori1Il Gruppo di lavoro sull’open access del Sistema Bibliotecario di Ateneo dell’Università del Piemonte Orientale parteciperà alla Notte europea dei ricercatori 2020, che quest’anno si terrà il prossimo 27 novembre, con un’attività dal titolo Scienza aperta e comunicazione ai tempi del COVID-19. L’attività si terrà in modalità virtuale dalle ore 16,30 alle ore 17,45 circa. 

Si parlerà di comunicazione scientifica durante la pandemia e della necessità di far circolare informazioni corrette e agevolare il progresso della ricerca attraverso contenuti subito accessibili. Ospiti la dott.ssa Paola Masuzzo, data scientist e open scientist e il dott. Matteo Di Rosa (APRE).

La diretta si può seguire sul canale YouTube dell’Università all’indirizzo  https://youtu.be/xUuI2B3KpLc

Durante lo streaming si potrà interagire attraverso la chat di YouTube; la discussione sarà registrata e quindi fruibile anche successivamente all’evento.

Pagare per leggere o pagare per scrivere: un dilemma insuperabile? Editoria scientifica e Open Access

L’Università del Piemonte Orientale e l’Associazione italiana per la promozione della scienza aperta (AISA) organizzano la teleconferenza Pagare per leggere o pagare per scrivere: un dilemma insuperabile? Editoria scientifica e Open Access. L’iniziativa avrà luogo nella mattinata del 4 dicembre 2020.

Il programma prevede anche interventi su Plan S e i cosiddetti accordi trasformativi. Per partecipare è necessario registrarsi compilando l’apposito modulo.

DOAJ sigla un accordo per favorire la conservazione a lungo termine delle riviste ad accesso aperto

doaj2DOAJ, CLOCKSS, Internet Archive, Keepers Registry e Public Knowledge Project (PKP) hanno ufficialmente annunciato di aver iniziato una collaborazione per favorire la pratica della conservazione a lungo termine delle riviste ad accesso aperto pubblicate da editori che non hanno le risorse economiche per permettersi di pagare per i servizi attualmente disponibili sul mercato.

Questa iniziativa nasce dopo che è stato pubblicato uno studio, Open is not forever, scritto da M. Laakso, L. Matthias e N. Jahn, che ha dato luogo a numerosi dibattiti sull’effettivo rischio di scomparsa delle riviste accademiche ad accesso aperto in formato digitale.

L’iniziativa congiunta di queste organizzazioni mira ad offrire un’opzione di archiviazione a prezzi accessibili alle riviste ad accesso aperto registrate su DOAJ, e che non fanno pagare le APCs (definite  “diamond” OA), e a sensibilizzare gli editori sull’importanza di avere una soluzione di conservazione a lungo termine. DOAJ avrà la funzione di singola interfaccia con CLOCKSS, PKP e Internet Archive e lavorerà per facilitare la connessione a questi servizi per le riviste interessate.

Come prima iniziativa, constatato che circa il 50% delle riviste identificate da DOAJ come prive di soluzioni di conservazione a lungo termine utilizza Open Journal System (OJS), si partirà con l’incoraggiare gli editori di tali riviste a preservare i propri contenuti nel PKP Preservation Network (PKP PN) o con l’aiutarli a trovare un’altra soluzione se la versione di OJS che utilizzano non è abbastanza recente da essere compatibile con tale soluzione.

Webinar: Covid-19 e condivisione dei dati: perché in Italia si fa troppo poco?

Segnaliamo un interessante seminario: Covid-19 e condivisione dei dati: perché in Italia si fa troppo poco? organizzato dai nodi italiani di OpenAIRE, ELIXIR, RDA e EOSC Pillar in cui verranno illustrati gli strumenti e le pratiche dell’Open Science per contrastare la crisi sanitaria in corso. 

Con la pandemia da COVID-19 è infatti diventata evidente la necessità di aderire ad un modello di scienza aperto e collaborativo per condividere i dati e gli altri risultati della ricerca scientifica. Verranno inoltre illustrate le principali iniziative europee per la condivisione di dati e risultati di ricerca all’interno della comunità scientifica.

Per partecipare al webinar, che si terrà lunedì 16 novembre dalle 15 alle 17, è obbligatorio registrarsi entro domenica 15 novembre a questo link. Un’ora prima dell’evento gli iscritti riceveranno via email il link per partecipare.

Initiative for Open Abstracts (I4OA)

L’Initiative for Open Abstracts (Iniziativa per gli abstract aperti, I4OA) nasce da una collaborazione tra editori accademici, bibliotecari, ricercatori, finanziatori della ricerca, e organizzazioni legate al movimento della scienza aperta, per sostenere e promuovere il deposito degli abstract delle pubblicazioni accademiche (in particolare di articoli di riviste e di capitoli di libri) in un archivio interdisciplinare aperto e accessibile.

La maggior parte degli abstract è già disponibile sui siti web delle riviste, o su database accademici come PubMed. Il problema che questa iniziativa vuole risolvere è che queste fonti hanno dei limiti, ad esempio richiedono un abbonamento, non sono accessibili dai sistemi di data mining o sono limitate a una specifica disciplina. 

I4OA è stato formalmente lanciato a settembre 2020 durante la Conferenza online OASPA sull’editoria accademica ad accesso aperto, ed è nato dalle discussioni nate all’interno dell’Initiative for Open Citations (Iniziativa per le citazioni aperte, I4OC) partita nel 2017. La scienza aperta richiede l’accesso aperto non solo ai riferimenti bibliografici ma anche agli abstract e ad altri metadati bibliografici, e I4OA mira a replicare il successo di I4OC ottenendo un enorme aumento della disponibilità aperta di abstract accademici.

Gli editori che hanno aderito a questa iniziativa (al momento circa 50 tra cui BMJ, PNAS e PLoS) hanno accettato di inviare gli abstract dei loro articoli a Crossref, un’agenzia che registra i DOI (identificatori di oggetti digitali univoci) dei lavori di ricerca, che li renderà disponibili in un formato standardizzato disponibile tramite un’API.

Tre lezioni sull’accesso aperto dell’emergenza COVID-19

In occasione dell’Open Access Week, segnaliamo un interessante post pubblicato su LSE Impact Blog, Three lessons COVID-19 has taught us about Open Access publishing. L’autore, Robert Kiley, responsabile del dipartimento dell’Open Research del Wellcome Trust, individua tre innovazioni nella comunicazione scientifica, derivate dalla pandemia di COVID-19, che potrebbero essere molto utili nello sviluppo futuro dell’Open Science in generale. In particolare, l’autore afferma che è ormai chiaro che:

  • i modelli di pubblicazione tradizionali, che bloccano i contenuti dietro paywall, non possono essere accettabili nel caso di emergenze sanitarie
  • i preprint e le piattaforme per la pubblicazione ad accesso aperto (come Wellcome Open Research) sono diventati il mezzo di comunicazione privilegiato per diffondere il risultato di una ricerca scientifica nel più breve tempo possibile
  • visto che non è possibile prevedere quale ricerca risulterà importante per una determinata emergenza sanitaria (al momento ci sono anche altre emergenze come, ad esempio, il cambiamento climatico), sarebbe meglio rendere tutto ad accesso aperto

Come afferma l’autore del post, l’emergenza COVID-19 ha mostrato i vantaggi di una editoria ad accesso aperto, è arrivato il momento per concretizzarli e far diventare l’open access la norma nella comunicazione scientifica.

The State of Altmetrics. A tenth anniversary celebration

Nell’ottobre del 2010, esattamente 10 anni fa, veniva pubblicato l’Altmetric Manifesto, documento che ha dato il via ad un nuovo campo di ricerca per la misurazione dell’impatto della ricerca scientifica, nel tentativo di superare le criticità delle metriche tradizionali e sulla scia del quale sono nate diverse aziende, tra le quali nel 2011 Altmetric.

Per celebrare questi 10 anni è stato pubblicato da Altmetric The State of Altmetrics. A tenth anniversary celebration nel quale i protagonisti di questo movimento (dai fondatori ai reali utilizzatori) raccontano questi dieci anni tra innovazione e crescita, con uno sguardo al futuro prestando particolare attenzione ad importanti aspetti quali:

  • necessità di un uso responsabile delle altmetrics nella valutazione
  • utilizzo del machine learning per migliorare le altmetrics 
  • uso delle altmetrics come “sensori” (in  particolare attraverso i tweet) per rilevare la diffusione di patologie che hanno un impatto significativo a livello mondiale (in particolare uno studio su tubercolosi, HIV, malaria e covid-19)
  • cosa rende i ricercatori più propensi all’utilizzo delle altmetrics
  • previsioni per il futuro delle altmetrics nell’ottica di una maggiore trasparenza delle modalità di raccolta e aggregazione dei dati, consentire un migliore rilevamento dell’impatto anche della ricerca cosiddetta “long-tail” e previsione di nuovi indicatori.

“Open Science: la scienza fatta bene”

Segnaliamo un interessante webinar organizzato dall’Università di Torino e il Politecnico di Torino in occasione della Open Access Week 2020: “Open Science: la scienza fatta bene” tenuto da Paola Masuzzo che parlerà della Open Science come alternativa per riportare la scienza al suo ruolo centrale nella società.

Il webinar si terrà lunedì 19 ottobre, dalle 14 alle 14.45, su Webex. Per partecipare è necessario registrarsi, successivamente si riceverà il link per connettersi. 

Per seguire su Twitter, #oaweek2020_torino

DOAJ commenta lo studio “Open is not forever”

Segnaliamo la risposta della Directory of Open Access Journals (DOAJ) allo studio pubblicato su arXiv Open is not forever: a study of vanished open access journals di cui abbiamo parlato la scorsa settimana.  

Pur dichiarando che quello della “scomparsa” delle riviste è un problema conosciuto, DOAJ sottolinea che anche gli autori dello studio dichiarano che il problema non è essenzialmente legato alle riviste ad accesso aperto, bensì più in generale alle riviste in formato digitale.

Altra osservazione è che, purtroppo, la maggior parte delle riviste che sono scomparse dal web sono di ambito umanistico indicando che questo è un problema legato in molti casi alla disponibilità finanziaria di chi le gestisce in quanto le piattaforme di archiviazione hanno dei costi che alcuni tipi di riviste, soprattutto quelle accademiche, non possono sostenere. 

DOAJ fa anche un’importante dichiarazione: rivela di aver iniziato una collaborazione con Internet Archive, CLOCKSS e The Keepers registry per trovare una soluzione al problema dell’archiviazione online permanente delle riviste. 

Open is not forever

Riprendiamo il nostro appuntamento settimanale segnalando un interessante articolo di J. Brainard Dozens of scientific journals have vanished from the internet, and no one preserved them, recentemente pubblicato su Science. 

L’autore affronta un tema tanto importante quanto poco trattato: la scomparsa dalla rete di riviste ad accesso aperto pubblicate solo online (quando gli editori hanno smesso di mantenerle). In particolare l’articolo, che prende spunto dal preprint Open is not forever di M. Laakso e L Matthias pubblicato su Arxiv, parla di 84 riviste di ambito scientifico, svanite dalla rete negli ultimi due decenni e di altre 900 riviste a rischio di scomparsa in quanto inattive. Circa la metà di queste riviste erano pubblicate da istituti di ricerca o società accademiche.

Questi numeri, di per sé spaventosi, nascono dalla constatazione che in media le riviste scomparse hanno funzionato per circa 10 anni prima di svanire. Lo studio evidenzia la necessità di garantire la conservazione degli articoli accademici ma c’è poco consenso su chi debba essere il responsabile ultimo della conservazione digitale delle riviste OA, se gli editori, gli autori, le biblioteche o le università. Una risposta in questo senso arriva da Plan S, che dal 2021 prevede che gli enti finanziatori richiedano che le riviste dove vengono pubblicati i risultati delle ricerche aderiscano a piani di conservazione a lungo termine come CLOCKSS.

Nel complesso, ad oggi, circa un terzo delle riviste indicizzate nella Directory of Open Access Journals (DOAJ) garantisce la conservazione a lungo termine del loro contenuto.