Perché cOAlition non supporta le riviste ibride

pLANs

Pochi giorni fa Plan S ha pubblicato una nota informativa nella quale spiega perché le istituzioni che partecipano a cOAlition S non sosterranno le spese per pubblicare nelle riviste cosiddette ibride sottolineando ancora una volta il ruolo negativo svolto da queste ultime:

1- le riviste ibride non hanno facilitato la transizione verso l’accesso aperto diversamente da quanto “promesso” inizialmente dagli editori

2- la comunità scientifica paga due volte: abbonamento alla rivista e APC per articolo ad accesso aperto

3- pubblicare su riviste ibride costa mediamente di più che pubblicare su riviste ad accesso aperto (£2770 vs £1768)

4- gli editori ibridi offrono servizio di scarsa qualità quando si parla di depositare gli articoli in archivi aperti come Europe PMC o di attribuzione di licenze CC-BY

5- le riviste ibride escludono nuovi modelli di pubblicazione ad accesso aperto e ad oggi rappresentano il maggior ostacolo allo sviluppo di nuove soluzioni e/o nuovi competitor 

6- le riviste ibride sono ad accesso aperto random in quanto contengono un mix casuale di contenuti aperti e a pagamento non permettendo a chi non è abbonato di accedere alla totalità dei contributi pubblicati

Verranno supportate finanziariamente solo quelle riviste ibride che adotteranno un accordo trasformativo che le porterà ad un full OA entro dicembre 2024.

In questo modo gli editori si renderanno conto che il modello ibrido non è più un’opzione praticabile e saranno spinti ad esplorare nuovi modelli di pubblicazione ad accesso aperto. 

OA.Works

oa.worksOpen Access Button, associazione senza scopo di lucro che progetta strumenti gratuiti e open source per facilitare l’accesso aperto, ha annunciato di aver modificato il proprio nome in OA.Works. Il significato di questa nuova denominazione serve proprio a ribadire quella che è la base su cui poggia tutto il lavoro del gruppo: l’accesso aperto funziona.

Al momento gli strumenti creati da OA.Works sono:

Oa button, estensione gratuita del browser che effettua la ricerca di un articolo, anche a pagamento, in migliaia di siti rendendo accessibile all’utente la versione open access, in maniera gratuita e legale

Share your paper, servizio che aiuta a ricevere informazioni sul copyright del proprio articolo in modo da trovare una soluzione per renderlo liberamente accessibile tramite autoarchiviazione

InstantILL, pensato appositamente per le biblioteche, facilita il processo di document delivery ricercando gli articoli richiesti non solo nel posseduto della biblioteca ma anche tra le eventuali versioni ad accesso aperto

(As)saggi di OpenScience

assaggi di open science

(As)saggi di OpenScience, conversazioni in tema di accesso aperto, è un ciclo di incontri organizzato dalla Biblioteca di Scienze Sociali dell’Università degli studi di Firenze dedicato alla diffusione dei contenuti della ricerca. 

Il prossimo appuntamento, il 4 maggio dalle ore 15 alle 16, sarà dedicato ai Transformative agreements e altri modelli per l’accesso aperto e sarà tenuto da Stefano Bolelli Gallevi dell’Università statale di Milano, Ufficio di Supporto alle Politiche di Open Science, e Tessa Piazzini dell’Università di Firenze, Biblioteca Biomedica.

Il programma completo nonché le registrazioni degli eventi passati sono disponibili qui.

Per partecipare è sufficiente collegarsi a https://meet.jit.si/AsaggidiOpenscience 

Future competenze in bibliometria

bibliometric-2017Segnaliamo un interessante post, “Don’t stop thinking about tomorrow!” – Future Competencies in Bibliometrics, pubblicato sul blog The Bibliomagician, che parla delle competenze richieste ai bibliotecari che si occupano di bibliometria.

Il post si basa su un questionario online, e su alcune domande fatte ad un workshop sulla bibliometria, in cui si chiedeva a chi si occupa delle metriche di valutazione della ricerca di identificare le proprie esigenze di formazione e di sviluppo professionale. 

I risultati sono stati molto interessanti, per quanto riguarda la formazione, in dettaglio si sono sottolineate esigenze di formazione e aggiornamento nei seguenti ambiti:

  • nuove applicazioni per l’analisi dei dati e statistica di base
  • strumenti di visualizzazione dei dati
  • questioni di etica e di uso responsabile delle metriche
  • elementi di programmazione e utilizzo dell’intelligenza artificiale 
  • utilizzo delle API per una acquisizione dei dati più efficiente e automatica

Soprattutto sono risultate molto chiare due tendenze: la richiesta di maggior formazione in quella che viene chiamata la “scienza dei dati” (data science) e di maggiori indicazioni pratiche su un uso etico e responsabile delle metriche.

Oltre alle domande sulle esigenze di formazione, ai partecipanti è stato chiesto quali fossero secondo loro le principali sfide per il futuro della valutazione della ricerca.  La prima grande sfida indicata è stata la difficoltà nel contrastare pratiche di utilizzo della bibliometria “poco responsabili”. La seconda è stata l’importante problematica relativa al monopolio, in continua espansione, degli editori nell’area della bibliometria e la conseguente questione della proprietà commerciale degli indicatori per la valutazione della ricerca.

Tre lezioni positive della pandemia

atlanticinternazionale

Cosa ci ha insegnato la pandemia? E’ possibile trarre qualcosa di positivo da questa terribile esperienza? Per quanto complicato possa sembrare, riconoscere che la pandemia ci ha lasciato anche delle lezioni positive aumenterà le possibilità di uscirne più preparati al futuro. Lo sostiene Zeynep Tufekci, sociologa che studia l’interazione tra società, tecnologie digitali e intelligenza artificiale, in un articolo recentemente pubblicato su The Atlantic, e tradotto in italiano su Internazionale.

L’autrice individua in particolare tre modi in cui il mondo è cambiato in meglio in questo ultimo anno: 

  • la nuova tecnologia a mRna su cui si basano alcuni vaccini è una svolta scientifica e tecnica epocale che apre la strada a vaccini per malattie contro le quali si combatte da molto tempo, come la malaria o il cancro.
  • lo sviluppo delle infrastrutture digitali e il loro utilizzo massivo ha in parte attenuato i costi sociali della pandemia e ha trasformato il mondo del lavoro rendendo possibili attività fino a pochi anni fa impensabili, si pensi alla diffusione della telemedicina o alla scoperta per molti (fortunati) di poter lavorare da casa, cosa che cambierà gli scenari futuri in molti ambiti lavorativi.
  • si è passati dalla peer review alla “peer view” compiendo un balzo in avanti verso la scienza aperta grazie alla pratica, imposta dai tempi stretti, di pubblicare i preprint condividendo così con la comunità scientifica (e non solo) articoli e relativi dati.

Una lettura che ci aiuta a guardare a questo anno passato da una prospettiva diversa nella speranza di mettere presto in atto queste lezioni liberi dal covid!

Valutare o valorizzare la ricerca: percorsi possibili

valutare la ricercaSegnaliamo un interessante webinar sulla valutazione della ricerca che si terrà l’8 aprile dalle 13:50 alle 15:00.

Questo incontro è il secondo appuntamento degli Open Science Cafè, una serie di webinar sui temi e le novità dal mondo della scienza aperta pensati per la comunità scientifica italiana.

Si parlerà di come i criteri attuali di valutazione della ricerca influenzino profondamente i comportamenti dei ricercatori e di come sia sempre più centrale la necessità di dare più spazio ad un sistema che valorizzi tutte le componenti  del lavoro di ricerca per integrare a pieno i principi della scienza aperta nelle azioni quotidiane dei ricercatori. 

L’incontro è organizzato dal Competence Center di ICDI, in collaborazione con GARR, verrà introdotto da Emma Lazzeri e tenuto da Elena Giglia e da Donatella Castelli.

Per parteciparvi è necessario iscriversi alla piattaforma GARR al seguente link: https://learning.garr.it/enrol/index.php?id=136

The Open Access Diamond Journals Study

oa diamond studyE’ stato recentemente pubblicato il report con i risultati di uno studio commissionato da cOAlition, finanziato da Science Europe, sullo stato dell’arte dei cosiddetti Open Access Diamond Journals (riviste ad accesso aperto che non richiedono APC/costi per pubblicare). 

Lo studio svela l’intera dimensione di una parte importante del mondo della divulgazione scientifica (circa 29.000 riviste di cui solo ⅓ registrate in DOAJ), così composto: circa il 60% riviste di discipline umanistiche e scienze sociali, 22% di scienze e il 17% di medicina. Di queste vengono analizzati gli aspetti fondamentali e critici per il loro funzionamento: le strutture legali, le capacità tecniche, i processi editoriali e i modelli di finanziamento.

In generale sono riviste che affrontano molte sfide operative e fanno affidamento soprattutto sul volontariato. Si tratta perlopiù di piccole realtà, multilingue, che svolgono un ruolo cruciale per le molte comunità scientifiche di tutto il mondo e per le quali è necessario sviluppare infrastrutture e aumentare i finanziamenti per poterle rafforzare, sostenere e rendere conformi alle politiche di accesso aperto come PlanS.

Per la maggior parte, infatti, sono lontane dal soddisfare i requisiti di PlanS (solo il 4,3% li soddisfa tutti mentre il 37% ne soddisfa più della metà). Tra i problemi più frequenti la mancanza di DOI, un utilizzo ridotto di licenze aperte e l’assenza di politiche di conservazione a lungo termine. Ben il 67% di queste riviste aderisce al più alto livello di controllo della qualità scientifica (revisione tra pari in doppio cieco). 

Dal rapporto emerge una realtà ricca e composita, in crescita soprattutto da quando le APC sono aumentate, che merita un supporto per poterne garantire la sostenibilità a lungo termine ed un ruolo nel vasto contesto della scienza aperta.

Per approfondire l’argomento è possibile seguire il webinar The OA Diamond Journals Study: Q&A organizzato dagli autori del report il prossimo 9 aprile.

 

Le Article Level Metrics (ALM) di PLoS vanno in pensione

donutPublic Library of Science (PLoS) è stato il primo editore scientifico a proporre l’uso di metriche che fossero alternative e complementari alle metriche tradizionali utilizzate per valutare la produzione scientifica implementando, nel 2009, la piattaforma ALM (Article Level Metrics). 

Da allora, il movimento che ha poi nel tempo appoggiato l’uso delle metriche alternative (le cosiddette altmetrics) ha avuto un tale successo che al suo interno sono nati vari fornitori specializzati nella raccolta e nella cura di metriche relative a come i risultati della ricerca vengono utilizzati e discussi. Altmetric, in particolare, ha superato di gran lunga la portata e le capacità delle ALM e PLoS ha deciso di non tracciare più personalmente le metriche relative ai propri articoli e di affidarsi a quello che è ormai considerato il fornitore di metriche alternative più importante sul mercato.

A partire dalla scorsa settimana, quindi, tutti i dati relativi ai singoli articoli visualizzati sotto la dicitura “Metrics” e “Media coverage” riportano i dati di Altmetric.

Direct to Open: MIT Press lancia un nuovo modello di accesso aperto per le monografie

D2O

MIT Press ha recentemente annunciato il lancio di Direct to Open (D2O), nuovo modello collaborativo di finanziamento per l’accesso aperto basato sul supporto delle biblioteche, che prevede che dal 2022 tutte le nuove monografie e le raccolte pubblicate dal MIT Press saranno ad accesso aperto sulla sua piattaforma di e-book.

Le biblioteche che sceglieranno di aderire all’iniziativa avranno l’opportunità, pagando una quota di partecipazione tarata in base alle proprie caratteristiche (tipologia, dimensione, budget), di garantire l’accesso aperto alle nuove pubblicazioni del MIT Press.

In questo modo MIT Press avrà anche la possibilità di coprire, parzialmente, i costi diretti per la pubblicazione di opere di alta qualità che resteranno disponibili anche per l’acquisto a stampa. Per incentivare le iscrizioni, ai soli membri di D2O sarà garantito l’accesso al catalogo completo dell’editore, circa 2.300 titoli.

Questa nuova sinergia tra university press e biblioteche fa ben sperare nell’ottica di un nuovo ecosistema dell’editoria accademica che vede le biblioteche giocare un ruolo sempre più importante.

Open Research Europe: la nuova piattaforma della Commissione Europea

cover_ORE_ITASegnaliamo un interessante webinar sull’Open Research Europe (ORE), la nuova piattaforma di pubblicazione Open Access della Commissione Europea, che si terrà l’11 marzo dalle 13:50 alle 15:00. 

I beneficiari dei progetti europei Horizon 2020 e Horizon Europe potranno usarla per diffondere i risultati delle proprie ricerche attraverso un processo di pubblicazione aperto e trasparente in ogni passaggio, dai costi alla peer review, dai preprint ai dati che hanno portato alla definizione dell’articolo. In una prima fase, la piattaforma ospiterà le pubblicazioni di beneficiari di progetti europei (anche conclusi) afferenti a sei aree: scienze naturali, ingegneria e tecnologia, medicina, agricoltura, scienze sociali, discipline umanistiche e artistiche. 

La presentazione della piattaforma sarà fatta in italiano da Ilaria Fava (che ne ha seguito la messa a punto per OpenAIRE) e per parteciparvi è necessario iscriversi al seguente link: https://learning.garr.it/course/view.php?id=134

Questo è il primo degli Open Science Cafè, una serie di appuntamenti periodici, organizzati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e pensati per la comunità scientifica italiana, con i temi e le novità dal mondo della scienza aperta.