A che punto siamo con i dati aperti in Italia?

opendataSegnaliamo un interessante post di Paola Galimberti, pubblicato sul sito ROARS, che denuncia la totale assenza di strategie a livello nazionale relative all’accesso aperto ai dati della ricerca in Italia. Nel post la Galimberti fa una panoramica delle iniziative a livello europeo già in atto e riporta quello che si sta facendo in Italia grazie all’impegno di singole associazioni come AISA o alla partecipazione italiana al gruppo di lavoro NOADS  (National Open Access Desks) di OpenAIRE, ponendo l’accento sulla necessità di politiche e di infrastrutture a livello nazionale.

Suggerimenti per scegliere la rivista dove pubblicare il proprio articolo

2012-09-06logogrande3Segnaliamo un interessante post, pubblicato sul blog Writing for Research, che suggerisce 31 fattori da tenere in mente quando si sceglie la rivista dove pubblicare il proprio lavoro. L’autore del post sottolinea che sono molti gli elementi da considerare e che è fondamentale saper scegliere la rivista più adatta se si vuole aumentare la diffusione, ed il conseguente impatto, dei risultati delle proprie ricerche.

L’autore del post, individuati quelli che considera i fattori più importanti da tenere in considerazione, li ha suddivisi in 5 categorie:

  • lo scopo della rivista;
  • il processo di revisione che viene adottato ed i tempi di pubblicazione;
  • se la rivista è o no ad accesso aperto;
  • se pubblica regolarmente e se la sua copertura è affine al proprio ambito di ricerca;
  • le politiche di disseminazione che adotta per i lavori che pubblica e l’impatto.

Di ogni categoria vengono esaminati diversi aspetti in modo da offrire ai ricercatori un utile strumento per avere un’immagine completa della rivista presa in analisi e fare la scelta più appropriata per pubblicare i propri lavori.

Buone vacanze, ci ritroviamo a settembre!

SocArXiv

socarxivSocArXiv è un archivio aperto, creato facendo riferimento all’archivio di preprint di fisica ArXiv, che copre l’ambito delle scienze sociali. Attualmente l’archivio è ospitato su una piattaforma gestita da OSF (Open Science Framework) dove gli autori possono caricare i propri preprint (ma anche set di dati, slide, ecc.) e renderli accessibili gratuitamente. In seguito, grazie alla collaborazione con il Center for Open Science (COS), ai preprint verrà assegnato un identificatore univoco in modo da renderli tracciabili, e poterli quindi collegare alle versioni più aggiornate o alla versione pubblicata, verrà attribuita loro una licenza Creative Commons e sarà disponibile un servizio di analisi per valutare il loro impatto. La registrazione è aperta a tutti, non è necessaria una affiliazione academica, e gli utenti registrati potranno commentare e discutere gli articoli che sono nell’archivio. In un secondo tempo, una volta popolato l’archivio di preprint, l’intenzione dei creatori di SocArxiv è quella di coinvolgere ricercatori, accademici, bibliotecari ed editori per creare una vera e propria piattaforma per la pubblicazione che preveda l’utilizzo della post-publication peer review e la pubblicazione di riviste ad accesso aperto. Per approfondire l’argomento, segnaliamo un interessante post di Richard Poynder che parla anche della recente acquisizione dell’archivio di preprint SSRN (Social Science Research Network) da parte di Elsevier.

La nuova piattaforma Wellcome Open Research

wellcomeIl Wellcome Trust, uno dei principali finanziatori della ricerca scientifica nel mondo ed ente promotore di molte iniziative a favore dell’accesso aperto, ha annunciato che renderà disponibile, dal prossimo autunno, una piattaforma, chiamata Wellcome Open Research, in cui i ricercatori che hanno ricevuto un finanziamento dall’ente potranno pubblicare e condividere i risultati dei propri studi. La piattaforma si basa su servizi sviluppati da F1000Research, accoglie i diversi risultati della ricerca, dagli articoli ai set di dati, ma vuole anche essere una base su cui pubblicare quei risultati negativi o nulli che solitamente i ricercatori tendono ad abbandonare pensando di avere poche possibilità che vengano pubblicati (il cosiddetto file drawer problem). I lavori, caricati sulla piattaforma dopo alcuni controlli di base, saranno sottoposti successivamente ad una open peer review. Dopo la revisione, verranno indicizzati nei principali database bibliografici e depositati in PubMed Central e in Europe PMC. L’iniziativa è nata in seguito ad una analisi fatta dal Wellcome Trust insieme ad altri enti finanziatori sui lavori risultanti dai progetti da loro finanziati e pubblicati negli anni 2014-2015. Questo studio aveva messo in evidenza una criticità: alcuni editori, tra cui Elsevier e Wiley, non avevano sempre rispettato le clausole legate al pagamento delle APC, e quindi molti lavori non erano stati depositati in archivi aperti o non gli era stata attribuita una licenza Creative Commons, soprattutto nel caso delle cosiddette riviste ibride. Secondo il Wellcome Trust, uno gli obiettivi a lungo termine di questo approccio dovrebbe essere quello di favorire un diverso sistema di valutazione della ricerca e del ricercatore non basato esclusivamente sulla pubblicazione dei lavori su riviste “prestigiose” ma sulla valutazione diretta dei lavori stessi.

LabWorm

labwormSegnaliamo LabWorm, una innovativa piattaforma nata in seno alla comunità scientifica per la comunità scientifica. Si tratta di un aggregatore di strumenti online (quali Reference Management Systems, strumenti per la ricerca online, aggregatori di blog scientifici…) che permette di essere costantemente aggiornati sui nuovi strumenti che i ricercatori utilizzano come supporto al proprio lavoro. Labworm, grazie alla sua natura collaborativa, offre anche la possibilità ai propri iscritti di votare i singoli strumenti in base alle proprie esperienze d’uso, organizzarli in “collections” e segnalarne di nuovi, permettendo di vedere quali strumenti la propria comunità effettivamente utilizza. I membri della comunità LabWorm possono inoltre ricevere settimanalmente una mail con la top 5 degli strumenti più votati, così come suggerimenti in base ai propri interessi.

Proposta AISA di modifica alla legge italiana sul diritto d’autore

AISAAISA (Associazione Italiana per la promozione della Scienza Aperta) propone di allineare l’Italia ad altri paesi europei aggiungendo l’articolo 42-bis alla Legge sul diritto d’autore (Legge n. 633, 22 aprile 1941) in modo da assicurare a chi fa ricerca, con un prevalente finanziamento pubblico, il diritto di ripubblicare gratuitamente i propri testi, immediatamente se l’editore è ad accesso aperto o dopo un periodo di tempo non superiore a un anno se è ad accesso chiuso. La Germania e i Paesi Bassi hanno già modificato le proprie leggi sul diritto d’autore in questa direzione, riconoscendo il diritto di ripubblicazione non derogabile per via contrattuale. La proposta dell’AISA si basa sulla riflessione che  i commi 2, 3 e 4 dell’art. 4 della legge 112/2013, relativi all’accesso aperto delle pubblicazioni finanziate con fondi pubblici, non toccano il copyright vigente e non si rivolgono ai ricercatori, bensì alle istituzioni che li finanziano assegnando così agli autori un ruolo esclusivamente passivo.  La modifica proposta dall’Associazione si basa su alcuni princìpi generali:

  1. il diritto d’autore è in primo luogo il diritto dell’autore e non dell’editore;
  2. il contribuente ha diritto ad accedere ai cosiddetti “prodotti” della ricerca scientifica che ha finanziato con le sue tasse;
  3. la libertà delle arti e delle scienze, e del loro insegnamento, è tutelata dall’articolo 33 della costituzione italiana e, come tale, non può essere asservita a interessi meramente amministrativi e commerciali.

Una novità della proposta di AISA è che prende in considerazione anche i libri che spesso, soprattutto nelle scienze umane e sociali, sono finanziati interamente con fondi pubblici.

Vienna Principles

ClJKy48UYAAs6qAAttualmente si stanno sviluppando molte iniziative volte a superare i problemi dell’attuale sistema della comunicazione scientifica, come, ad esempio, le difficoltà di accesso ai risultati della ricerca o la loro reproducibilità. Le iniziative che si basano sul concetto di Open Science (che include ed amplia quello di Open Access) sembrano avere il maggior potenziale per migliorare tutti i processi legati alla comunicazione scientifica anche se al loro interno manca ancora una visione condivisa su quelli che potrebbero essere i principi base su cui ispirarsi per creare un nuovo sistema di comunicazione scientifica. Tra aprile 2015 e giugno 2016, i membri del gruppo di lavoro “Open Access e comunicazione scientifica” dell’Open Access Network Austria (OANA) si sono incontrati a Vienna per discutere questa questione. Il principale risultato del lavoro è la pubblicazione dei cosiddetti “Principi di Vienna“: dodici principi che, nell’intenzione del gruppo di lavoro, potrebbero rappresentare i capisaldi del futuro sistema di comunicazione scientifica. Nel documento il gruppo di lavoro elenca quelli che sono i problemi legati all’attuale sistema di comunicazione scientifica ed i dodici principi a cui dovrebbe ispirarsi: accessibilità, reperibilità, riutilizzo, riproducibilità, trasparenza, comprensibilità, collaborazione, qualità, valutazione, progresso validato, innovazione, bene pubblico. Questi principi sono pensati per fornire un quadro di riferimento per un dibattito su come migliorare il sistema attuale. Con questo documento, il gruppo di lavoro OANA vuole ispirare una discussione verso una visione condivisa della comunicazione scientifica nel 21 secolo.