Un altro comitato editoriale saluta Elsevier

qssE’ di pochi giorni fa l’annuncio da parte dell’intero comitato di redazione del Journal of Informetrics, di proprietà di Elsevier, di rassegnare le dimissioni per protestare contro le alte tariffe per l’accesso aperto, l’accesso limitato ai dati citazionali e il controllo commerciale del lavoro accademico.
Lo stesso team sta lanciando un nuovo periodico ad accesso aperto, Quantitative Science Studies, che sarà a cura della comunità accademica, di proprietà della International Society for Scientometrics and Informetrics (ISSI) e pubblicato in collaborazione con MIT Press.

Nel comunicare la propria scelta, il comitato di redazione ha sottolineato che le riviste scientifiche dovrebbero essere di proprietà della comunità scientifico-accademica piuttosto che degli editori commerciali e ad accesso aperto secondo i Fair Open Access Principles, pertanto gli editori dovrebbero rendere i citation data liberamente disponibili.

Uno dei motivi che ha creato il conflitto tra Elsevier e il comitato redazionale è stato proprio l’accesso limitato ai dati citazionali, sui quali gli editori sono particolarmente interessati a mantenere la proprietà in quanto, insieme alle altre metriche, giocano e giocheranno un ruolo sempre più importante, e potranno rappresentare un aspetto importante della loro attività. Johan Rooryck, che è stato coinvolto in questo passaggio per conto della FAIR Open Access Alliance, sostiene che l’entrata in vigore di Plan S, e l’imminente cambio delle politiche di accesso aperto, hanno dato la spinta necessaria al comitato redazionale per effettuare questo coraggioso cambiamento, e rappresenta un’ottima notizia per l’intero movimento dell’Open Access augurandosi che questa esperienza possa essere da esempio per molti altri.

Online il primo modulo dell’Open Science MOOC

OpenScienceMOOCE’ da poco online, sulla piattaforma open source Eliademy, il primo modulo dell’Open Science MOOC, corso online che riguarda tutti gli aspetti legati al tema della scienza aperta.

Il primo modulo ha come argomenti l’Open Research Software e l’Open Source. Il prossimo modulo, programmato per gli inizi del 2019, riguarderà i Principi base dell’Open Science (Open Principles).  

I corsi sono completamente gratuiti, possono essere seguiti con il proprio ritmo quindi possono essere completati nel tempo libero, tutti i contenuti sono liberamente disponibili e autorizzati per l’uso sia all’interno che al di fuori della piattaforma.

Chi è interessato può anche partecipare alla realizzazione di questi moduli registrandosi su Slack o su GitHub.

Bibliosan 2.0 riprenderà a gennaio. Buone feste!

Come utilizzare Google Scholar per tenersi aggiornati sulle novità che riguardano il proprio ambito di ricerca

overload informationA causa dell’enorme quantitativo di articoli scientifici che vengono giornalmente pubblicati sul Web, è sempre più difficile riuscire a tenere il passo con le novità che riguardano il proprio ambito di ricerca e si rischia di perdere documenti interessanti. Un post, pubblicato su LSE lmpact blog, dà alcuni consigli su come utilizzare Google Scholar per non perdere articoli potenzialmente rilevanti per la propria attività di ricerca:

  • impostare un profilo su Google Scholar (GS) per essere informati ogni volta che un proprio articolo viene citato
  • “seguire” un autore importante nel proprio ambito di ricerca per ricevere una notifica ogni volta che pubblica un articolo
  • ricevere delle notifiche ogni volta che viene pubblicato un articolo su uno specifico argomento, facendo una ricerca su GS e cliccando su “create alert”. In questo caso si consiglia di essere molto specifici
  • controllare, almeno una volta al mese, gli aggiornamenti (“my updates”) che GS invia basandosi sulle proprie pubblicazioni e sugli articoli che sono stati cercati e scaricati

L’autrice del post sottolinea che si potrebbero utilizzare anche alcuni social media ma se l’obiettivo principale è quello di tenersi aggiornati sulle ultime pubblicazioni accademiche, non occorre perdere tempo su questi siti in quanto il valore aggiunto che possono offrire in questo caso è piuttosto basso.

Guidance on the Implementation of Plan S

pLANsI membri di cOAlition S hanno approvato una bozza delle linee guida per l’implementazione del Plan S, presentato a settembre per rendere l’accesso aperto completo e immediato una realtà.
La guida, pubblicata il 27 novembre, oltre a fornire risposte a domande e commenti derivanti dalle discussioni nate online su Plan S, descrive le regole esatte e le linee guida che i ricercatori devono seguire nel caso ricevano finanziamenti da uno dei firmatari di Plan S.
In particolare, affermando di non voler favorire nessun modello specifico per la pubblicazione ad accesso aperto, cOAlition S dichiara di sostenere qualsiasi percorso i ricercatori vogliano seguire per conformarsi al Plan S:

  • pubblicando in un periodico (registrato o in fase di registrazione in DOAJ) o una piattaforma ad accesso aperto utilizzando la licenza CC BY
  • depositando, seguendo specifiche condizioni, gli articoli in un archivio ad accesso aperto: immediatamente dopo la pubblicazione, gli autori depositano la versione finale pubblicata del proprio articolo (Version of Record o Author Accepted Manuscript) in un repository conforme a Plan S (registrato o in fase di registrazione in DOAR). Il documento è reso disponibile immediatamente ad accesso aperto (senza embargo) sotto una licenza CC BY
  • i ricercatori sono infine autorizzati, per un periodo di transizione, a pubblicare su riviste ibride, a condizione che la rivista si sia impegnata a passare ad un modello OA completo.

Le linee guida forniscono ulteriori informazioni e requisiti tecnici sulle tre vie per la conformità al Plan S e forniscono indicazioni sulle politiche che i finanziatori di cOALition S intendono mettere in atto entro gennaio 2020, data di attuazione prevista del Plan S. 
In una fase successiva, cOAlition S pubblicherà anche indicazioni su monografie e capitoli di libri ad accesso aperto.
Il documento è disponibile online fino al 1 febbraio 2019 al fine di raccogliere ulteriori suggerimenti dalle diverse parti interessate.

 

Direct2AAM

OpenAccessButtonLa maggior parte degli editori commerciali permette il deposito in un archivio aperto di una versione dell’articolo che hanno accettato per la pubblicazione. In molti casi la versione “permessa” è quella del manoscritto definitivo, quindi quello accettato per la pubblicazione che, però, non è ancora stato strutturato con il layout della rivista (per approfondire si può consultare SHERPA/RoMEO, servizio che elenca le varie politiche editoriali in merito a copyright e autoarchiviazione). Questa versione del documento viene chiamata AAM (Author Accepted Manuscript) e si può recuperare all’interno del proprio account creato al momento dell’invio dell’articolo alla rivista.

L’Open Access Button ha creato Direct2AAM, una serie di guide con istruzioni dettagliate per recuperare in maniera semplice i propri manoscritti accettati per la pubblicazione (AAM) in modo da poterne autoarchiviare la versione corretta. Quest’iniziativa nasce dall’esperienza maturata da Open Access Button nella ricerca delle versioni ad accesso aperto degli articoli che ha messo in evidenza come molti autori non autoarchivino il proprio articolo perché hanno difficoltà a trovare la copia giusta o hanno paura di utilizzare una versione sbagliata ed infrangere il copyright. Per chi fosse interessato ad ulteriori chiarimenti riguardo a quali sono le varie versioni di un articolo, può consultare la risorsa “Article Version Explainer, sempre creata da Open Access Button, che spiega, in modo semplice, la differenza tra le varie versioni.

A Vision for Open Science

EOSCSegnaliamo un interessante documento che riassume i risultati del seminario  “Research Institutions and Libraries and the role of Funders in the European Open Science Cloud”, tenutosi a Lille in occasione della 47 conferenza LIBER, (Associazione europea delle biblioteche di ricerca) in qualità di partner del progetto EOSCpilot.
Il workshop ha riunito i rappresentanti chiave delle diverse istituzioni coinvolte nella comunicazione scientifica: finanziatori della ricerca, istituti di ricerca e biblioteche, per immaginare quali azioni intraprendere per far sì che la scienza aperta diventi la norma e non l’iniziativa di alcuni come avviene oggi. Il workshop è stato organizzato per promuovere l’EOSC (European Open Science Cloud, cloud europeo per la scienza aperta) nata per offrire uno spazio sicuro e aperto in cui la comunità scientifica possa archiviare, condividere e riutilizzare dati e risultati scientifici.
I finanziatori della ricerca giocano un ruolo chiave nel promuovere questo cambiamento culturale a favore della scienza aperta, attraverso le loro politiche e i mandati istituzionali a suo sostegno. In particolare, durante il workshop, è stato suggerito che i finanziatori in futuro potrebbero:

  • valutare l’adozione da parte dei ricercatori delle pratiche della scienza aperta (mettere a disposizione liberamente dati e articoli, usare software aperti, open peer review… etc ) come uno dei criteri per assegnare i finanziamenti
  • investire in infrastrutture che supportano l’implementazione della scienza aperta, la condivisione e la valutazione della ricerca
  • partecipare a discussioni per risolvere incomprensioni e idee sbagliate riguardanti la scienza aperta
  • fornire informazioni pratiche ad esempio sui principi FAIR nella gestione dei dati (non sempre i dati sono adatti per l’accesso aperto, ma dovrebbero essere “il più aperti possibile, chiusi quando necessario”)

E’ stato ribadito che per mettere in pratica la scienza aperta è essenziale cambiare i criteri di valutazione: un uso responsabile delle metriche e criteri più appropriati per la valutazione della ricerca sono essenziali per realizzare questo cambiamento culturale.
Anche le biblioteche di ricerca sono fondamentali nella promozione della scienza aperta all’interno delle istituzioni, aiutando e sostenendo i ricercatori a rendere sempre più aperti i risultati delle loro ricerche. Anche se l’acquisizione della letteratura (di ricerca) rimarrà una parte importante del lavoro delle biblioteche, queste in futuro dovranno focalizzarsi maggiormente sull’acquisizione, la descrizione, l’organizzazione e l’archiviazione della produzione intellettuale delle proprie istituzioni e dovranno essere più interoperabili, condividendo le proprie collezioni (ad esempio tramite repository istituzionali, librerie digitali, database, ecc.).
Strumenti, servizi e infrastrutture sono fattori essenziali per l’implementazione della scienza aperta. Tuttavia, la sola presenza di queste componenti non significa che la scienza aperta diventerà la norma e verrà messa in pratica in ogni istituzione: vi è bisogno di conoscenze e competenze per utilizzare efficacemente gli strumenti, i servizi e le infrastrutture, in questo istituzioni e biblioteche possono avere un ruolo centrale sostenendo la formazione per studenti, ricercatori e docenti.
La transizione verso la scienza aperta è in atto così come l’implementazione dell’European Open Science Cloud (EOSC). Immaginare che tutti gli enti di finanziamento della ricerca, le istituzioni e i ricercatori riconoscano i vantaggi della scienza aperta, e ne adottino le pratiche, è possibile a patto che tutti i principali attori coinvolti nella ricerca collaborino per garantire un futuro in cui la ricerca riesca realmente a beneficiare dal riutilizzo dei risultati della ricerca (e ad avere un impatto concreto sulla società).

OpenUp Hub

OpenUPhubOpenUp Hub è una piattaforma che recupera ed organizza documenti, strumenti, best practice e linee guida relativi a peer review, disseminazione e metriche alternative nell’ambito dell’Open Science. Nasce da un progetto finanziato dal programma Horizon2020 della Commissione Europea indirizzato a tutti coloro che sono coinvolti nel ciclo della ricerca scientifica: dai ricercatori agli editori, dai finanziatori ai bibliotecari. Si può personalizzare la ricerca del materiale informativo raccolto nella piattaforma (articoli, corsi di formazione, guide, checklist, ecc.) sia in base al proprio profilo (bibliotecario, ricercatore, …) sia in base alle proprie esigenze ed esempio, quali sono le migliori strategie di disseminazione sul web di un articolo.

All’interno di OpenUp Hub si trovano anche una interessante sezione di domande e risposte sull’Open Science, un blog, ed uno spazio, chiamato The Observatory, che monitora i recenti sviluppi negli ambiti dei temi trattati dal sito utilizzando i social media come fonte di informazioni.