Progetto pilota di Springer Nature e ResearchGate

Il 1 marzo Springer Nature e ResearchGate (RG) hanno annunciato l’avvio di un progetto pilota che prevede che i full text degli articoli pubblicati da Novembre 2017 su 23 Nature journals siano caricati sui i profili dei ricercatori sulla piattaforma RG, per consentire la condivisione di articoli proteggendo al tempo stesso i diritti di autori ed editori.

Questa collaborazione, conseguenza degli accordi presi ad aprile scorso, è parte di un progetto più ampio il cui obiettivo è quello di migliorare l’accesso ai risultati della ricerca scientifica, aiutare gli autori a sfruttare la potenza collaborativa della rete, aumentare la visibilità del proprio lavoro e misurare l’impatto della propria ricerca.

Steven Inchcoombe, chief publishing officer di Springer Nature, ha dichiarato: “A Springer Nature ci impegniamo a trovare nuovi modi per aiutare i ricercatori a far progredire la ricerca. Essere in grado di accedere e collaborare alla ricerca è fondamentale per questo ed è importante per noi permettere che ciò accada sulle piattaforme utilizzate da ricercatori e autori”.

Questo progetto pilota rappresenta il primo esperimento significativo per la diffusione dei contenuti di un editore su una piattaforma quale RG, consentendo di fatto a chiunque di scaricare articoli a pagamento, e pone Springer Nature in una posizione strategica per diventare editore leader dell’accesso aperto nel prossimo futuro.

Per contro per ResearchGate la collaborazione con Springer Nature lo allontana dalla reputazione di pirateria nata a seguito delle continue azioni legali intentate da editori come Elsevier e American Chemical Society. 

 

10 miti da sfatare sull’editoria ad accesso aperto

Segnaliamo un interessante preprint, appena pubblicato su PeerJ, che vuole sfatare quelli che sono i dieci argomenti divenuti i più controversi con l’emergere del movimento dell’Open Science nel mondo della comunicazione scientifico/accademica.
I “miti” sono stati identificati attraverso una discussione su Twitter e presentati nell’articolo senza nessun particolare ordine di importanza. Tra di essi troviamo l’impact factor come garanzia di qualità, l’obbligo da parte degli autori del trasferimento del copyright dei propri articoli, il ruolo della peer review e la legittimità dei database “globali” (Web of Science, Scopus).
Questo articolo è inteso dagli autori come un punto di riferimento per la lotta alla disinformazione che circonda la scienza aperta ed è corredato anche da una bibliografia estremamente dettagliata ed aggiornata.

Di seguito riportiamo l’infografica presa dal testo che elenca i 10 miti che sono stati sfatati nell’articolo:

10 myths

Publish&Read

project-dealRecentemente è stato reso noto l’accordo che Projekt Deal, un consorzio tedesco di biblioteche, università e istituti di ricerca, ha raggiunto con Wiley. L’accordo prevede libero accesso alle oltre 1500 riviste di Wiley e all’intero archivio per le circa 700 istituzioni che partecipano al consorzio.
In cambio, Projekt Deal pagherà all’editore una cifra forfettaria di 2750 dollari per ogni pubblicazione sulle sue riviste ibride, per un totale annuo di circa 26 milioni di dollari per 9500 articoli, e riceverà uno sconto del 20% per pubblicare sui titoli completamente ad accesso aperto.

L’accordo, denominato “Publish&Read”, è il primo del genere ed avrà una durata di 3 anni. Prossimo obiettivo di Projekt Deal sarà di abbassare il costo del servizio.

La scelta di rendere pubblici gli aspetti economici dell’accordo rappresenta una novità nel settore ed un notevole passo avanti per il movimento OA, in quanto se in futuro verranno stipulati accordi analoghi, si potranno comparare i costi e conseguentemente trattare, cosa fino ad oggi mai stata possibile.

Wellcome Open Research, il futuro della comunicazione scientifica?

wellcome open researchVi segnaliamo un altro post che, in linea con le conclusioni dell’Expert Group on the future of scholarly publishing and scholarly communication della Commissione Europea, prevede che saranno gli enti finanziatori della ricerca ad avere un ruolo fondamentale nel futuro della comunicazione scientifico/accademica. Sul blog LSE Impact of Social Sciences si parla dei primi due anni di attività della piattaforma Wellcome Open Research del Wellcome Trust, uno dei principali finanziatori della ricerca scientifica nel mondo. Questa piattaforma, online dal 2016 ed incentrata sull’accesso aperto, si basa su servizi sviluppati da F1000Research e consente ai ricercatori di pubblicare e condividere un’ampia gamma di risultati di ricerca, dai protocolli, ai set di dati, agli articoli di ricerca tradizionali. 
Per gli autori del post, questo è un momento molto interessante per la comunicazione scientifico/accademica: sono ormai all’ordine del giorno le tecnologie che permettono di  superare gli ostacoli alla condivisione dei risultati della ricerca e sono molti gli enti finanziatori che hanno sviluppato le proprie piattaforme editoriali (tra questi, la Bill and Melinda Gates Foundation, l’Irish Research Council e la South African Academy of Sciences). Gli autori del post riconoscono che le piattaforme di condivisione gestite dagli  enti che finanziano la ricerca possono avere anche un ruolo chiave nella soluzione di uno dei principali problemi della ricerca scientifica: un sistema di valutazione che tiene in maggior conto dove viene pubblicato un lavoro invece di valutarne il valore intrinseco, problema che verrebbe superato se tutti i lavori fossero pubblicati su questo tipo di piattaforme.
I dati che arrivano dalla piattaforma Wellcome Open Research sono molto incoraggianti, in questi due anni sono stati pubblicati articoli di 2185 autori affiliati a 727 istituzioni di 73 paesi. Dei 166 articoli pubblicati nel 2018, 73 (44%) sono articoli di ricerca non tradizionali che solitamente sono molto difficili da pubblicare. Inoltre, il numero di pubblicazioni sulla piattaforma è aumentato del 38% negli ultimi 12 mesi e le richieste continuano a crescere.
Gli autori del post concludono evidenziando che un potenziale svantaggio del pubblicare su piattaforme di questo tipo potrebbe essere un sovraccarico di informazioni in quanto la peer review viene fatta successivamente alla pubblicazione. Propongono, tuttavia, che potrebbero essere le stesse società scientifiche ad assumersi il ruolo di selezionatori utilizzando l’esperienza dei propri membri per identificare sulle piattaforme la ricerca migliore nelle rispettive aree di competenza dandole, così, anche un sigillo di qualità.

Perché Sci-Hub piace?

scihubQuali sono le ragioni del successo di Sci-Hub?
Se lo chiede in un interessante post pubblicato su LSE Impact Blog, David Nicholas, direttore di CIBER Research Ltd, una società di ricerca indipendente specializzata in comunicazione accademica.
L’autore presenta i dati di un’indagine svolta tra ricercatori all’inizio della carriera provenienti da diversi paesi (Cina, Francia, Malesia, Polonia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti), mirata ad analizzare, tra le altre cose, l’uso delle diverse piattaforme social, in particolare ResearchGate (RG) e Sci-Hub, da parte della nuova generazione di ricercatori.
È emerso che l’utilizzo di Sci-Hub è in aumento e che attualmente un quarto dei giovani ricercatori lo utilizza, in particolare i francesi sono i maggiori utenti.
È interessante notare che l’attrazione di Sci-Hub è data dall’offerta gratuita e facile a milioni di documenti raccolti (illegalmente) dai siti web degli editori.
Sci-Hub è usato soprattutto per comodità ed è preferito alle piattaforme di periodici elettronici delle biblioteche, in quanto i ricercatori, pur avendone le credenziali per l’accesso, le percepiscono troppo rigide.
E’ solo questo il motivo? Quale impatto potrà avere l’uso sempre più massivo di Sci-Hub?  Può rappresentare una minaccia per gli editori e i bibliotecari?
A queste e ad altre domande l’autore risponde e offre interessanti spunti di riflessione.

Il futuro della comunicazione scientifico/accademica

future scholarly publishingSegnaliamo un interessante Rapporto dell’ Expert Group on the future of scholarly publishing and scholarly communication, nominato dalla Commissione Europea a supporto della politica della Commissione sulla scienza aperta.
Il Rapporto propone una visione del futuro della comunicazione scientifico/accademica analizzandone il recente passato ed il presente, con i suoi punti di forza e di debolezza. Tra questi ultimi, l’imperativo della valutazione tramite l’utilizzo dell’Impact Factor che influisce su tutti i livelli della struttura della ricerca, dai singoli ricercatori, ai gruppi di ricerca, da interi istituti di ricerca a, persino, interi paesi.
Tentando di sviluppare una visione d’insieme di come la comunicazione scientifico/accademica potrebbe evolversi nel corso dei prossimi dieci-quindici anni, il Rapporto individua anche quelli che sono i principali “attori” in questo ambito (ricercatori, editori, enti finanziatori…) e per ognuno di essi stila alcuni suggerimenti da seguire per migliorare il sistema attuale.
Il Rapporto si conclude con la tesi generale che l’attuale panorama dell’editoria e della comunicazione scientifico/accademica può essere cambiato significativamente solo attraverso la collaborazione di tutti coloro che ne fanno parte anche se il ruolo principale dovrà essere svolto dagli enti che finanziano la ricerca.

Transformative agreements e PlanS: verso l’Open Access globale

oa-badge-2Segnaliamo un’interessante giornata di incontro che si terrà giovedì 21 febbraio presso la Biblioteca Centrale del CNR a Roma dal titolo: Transformative agreements e PlanS: verso l’Open Access globale.
I contratti con gli editori commerciali giocano sempre più un ruolo cruciale per compiere il passaggio definitivo verso un sistema di pubblicazione Open Access.
Le biblioteche di ricerca e i consorzi hanno iniziato a negoziare “transformative agreements” per scardinare gli editori dalle posizioni attuali.
Cosa sta cambiando nella contrattazione? e per le biblioteche?
Che ruolo può giocare PlanS?
Partecipano alla giornata Colleen Campbell (OA2020), Silvana Mangiaracina (CNR BO), Elena Giglia (UniTO) e Stefano Bianco (PlanS).

La partecipazione è libera previa registrazione.