PLoS sperimenta la open peer review

PLOSPolicyL’editore open access PLoS ha annunciato che darà, agli autori che pubblicano nelle proprie riviste, la possibilità di allegare al loro lavoro la storia della peer review.
L’editore ha in pratica aggiunto una opzione che permetterà agli autori di decidere se pubblicare o meno la sequenza completa della revisione del loro lavoro includendo la lettera di accettazione del redattore capo, i commenti dei revisori e le risposte degli autori per ogni fase di revisione del manoscritto.

Questa peer review “open” avrà un proprio DOI, molto utile per i revisori in quanto darà visibilità al loro lavoro, solitamente non riconosciuto.
I revisori potranno decidere se firmare le revisioni, facendo comparire il proprio nome accanto ai lavori pubblicati, oppure rimanere anonimi.

Lo scorso anno PLoS aveva firmato la lettera aperta per la open peer review di ASAPbio riconoscendo che questo tipo di revisione, aumentando la trasparenza del processo di valutazione, potrebbe essere vantaggiosa per la comunità scientifica. Questi benefici includono l’aumento della responsabilità sia da parte del revisore che dell’editore, l’opportunità di istruire gli studenti sul processo della revisione tra pari, il  miglioramento della comprensione dell’articolo da parte dei lettori e la possibilità di dare credito al lavoro del revisore.

Plan S: aggiornamento delle linee guida

pLANsLa scorsa settimana COAlition S ha rilasciato la nuova versione delle linee guida e delle regole pratiche di implementazione del Plan S.
In occasione del precedente rilascio delle linee guida,  vi erano state critiche da più parti ed era stata pertanto avviata una richiesta di suggerimenti da cui scaturisce questo nuovo aggiornamento nel tentativo di allargare il consenso.
Restano sempre validi i principi fondamentali (come ad esempio la non accettazione del modello ibrido, la necessità di stabilire un giusto prezzo per i rimborsi APC) ma vengono introdotte alcune novità, le principali sono:

  • è stata posticipata al 1 gennaio 2021 la data di avvio
  • per quanto riguarda le licenze, in alcuni casi, previa valutazione da parte dei finanziatori, è prevista l’opzione CC-BY-ND (licenza che permette di distribuire l’opera originale senza alcuna modifica, anche a scopi commerciali, a condizione che venga riconosciuta una menzione di paternità adeguata e venga fornito un link alla licenza)
  • il periodo di messa a regime (transformative agreement) è prorogato al 2024
  • sono stati rivisti i requisiti tecnici per i repository ad accesso aperto rendendo l’opzione più praticabile
  • viene data maggiore importanza al cambiamento del sistema di valutazione della ricerca: i finanziatori di cOalition S si impegnano esplicitamente ad adeguare i criteri con cui valutano i ricercatori e la produzione accademica

Resta da vedere se queste implementazioni porteranno nuove istituzioni ad unirsi al consorzio COAlition S.

Altmetrics 6:AM conference

6AMIl 9 e 10 ottobre prossimi si svolgerà, all’università di Stirling, 6:AM, la conferenza annuale dedicata alle altmetrics.
Il tema di quest’anno, “Bridging worlds”, si rivolge alle comunità che lavorano a vario titolo alle altmetrics, invitandole a collaborare per “creare un ponte tra mondi diversi” e fare la differenza a vantaggio della comunità.
Anche quest’anno la conferenza sarà affiancata dal workshop Altmetrics19 che si svolgerà, sempre all’università di Stirling, il giorno successivo, 11 ottobre, in modo da permettere di seguire entrambi gli eventi.
E’ già possibile registrarsi all’evento e, se interessati, si può proporre una presentazione o un poster fino a venerdì 14 giugno.
L’account twitter ufficiale della conferenza è @6AMconf, quello del workshop è @altmetricsWS, gli hashtag da seguire sono #6amconf e #altmetrics19

Prime reazioni degli editori a PlanS

pLANsÉ della settimana scorsa un interessante post, pubblicato su Science magazine, che riporta le prime reazioni di alcuni editori nel tentativo di soddisfare i criteri stabiliti da Plan S,  in particolare il punto che prevede che dal 1 gennaio 2020, ogni articolo dovrà essere pubblicato in Open Access immediato (nessun embargo possibile) con una licenza CC-BY (Creative Commons Attribuzione, per il massimo riuso) su riviste o piattaforme ad accesso aperto, stabilendo un tetto massimo alle APC, qualora richieste, e non ammettendo alcun tipo di pubblicazione ibrida.

Alcuni editori stanno prendendo in considerazione un approccio che sperano sia conforme al Plan S e al tempo stesso gli permetta di mantenere inalterato il ricavato dagli abbonamenti: permettere agli autori di pubblicare i propri manoscritti in archivi aperti non appena i loro articoli saranno pubblicati. Ritengono infatti che offrire agli autori la green road sia l’opzione meno pericolosa, poiché solo il 3,3% circa degli articoli pubblicati sono scritti da autori che ricevono sostegno dai finanziatori di Plan S.

Si tratta sostanzialmente della cosiddetta “green road”, da sempre caldeggiata dai promotori del movimento Open Access, e prevista dalla bozza del PlanS.

L’articolo riporta le posizioni di diversi editori che al momento sembrano favorire questa soluzione rispetto alla possibilità di convertire le proprie riviste in riviste ad accesso aperto (“gold road”), ma anche la perplessità di altri, come ad esempio Springer Nature, che ad oggi valuta la “gold road” la soluzione più sostenibile.

L’università di Leuven appoggia il FAIR OA

FAIR oAAnche l’università di Leuven si inserisce in quello che sta diventando un lungo elenco di enti finanziatori della ricerca che si stanno impegnando ad appoggiare la pubblicazione dei risultati delle ricerche da loro finanziate su riviste ad accesso aperto.
In questo caso, il fondo per la pubblicazione ad accesso aperto dell’università ha appena dichiarato che sosterrà i costi di pubblicazione solamente se si tratta di riviste che seguono i principi del FAIR Open Access.

In dettaglio, le riviste su cui gli autori intendono pubblicare devono:

  • avere una struttura editoriale trasparente
  • lasciare il copyright agli autori
  • pubblicare esclusivamente articoli ad accesso aperto (non vengono considerate “fair” le riviste ibride) ed avere licenze di utilizzo esclusivamente Open Access
  • prevedere delle tariffe (APC) esclusivamente per la pubblicazione di un articolo
  • richiedere spese di pubblicazione (APC) basse (non superare i 1000€ se non in casi eccezionali), trasparenti e proporzionate al lavoro svolto dall’editore

 

L’uso dell’Impact Factor nel mondo accademico

impact factorSegnaliamo un post, pubblicato su LSE Impact blog, che riporta i risultati di un’indagine nata per verificare in che misura l’Impact Factor (IF) viene usato nelle università americane e canadesi per assegnare posti accademici, promozioni o finanziamenti. Sono stati analizzati 860 documenti per “review, promotion and tenure” (RPT).
L’utilizzo dell’IF quale metrica principale nella valutazione della ricerca e dei singoli ricercatori è da molto tempo oggetto di critica e discussioni, e ha dato luogo a prese di posizione importanti come la DORA Declaration.
Quali effetti ha avuto il dibattito sull’IF nelle decisioni relative al finanziamento, reclutamento e promozioni nel mondo accademico?
Quanto spesso l’IF è citato nei documenti RPT?
Cosa misura l’IF in questi documenti?
Queste sono alcune delle domande a cui ha risposto questa indagine.
I risultati non sono incoraggianti: nessuno dei documenti analizzato critica l’IF o ne vieta l’uso nelle valutazioni. Tra le istituzioni che menzionano l’IF, il 63% lo associa alla qualità, il 40% all’impatto o importanza e il 20% al prestigio, reputazione o status. Non solo è incoraggiato l’uso dell’IF, specialmente nelle università ad alta intensità di ricerca, ma è spesso utilizzato per misurare aspetti della ricerca che non è idoneo a misurare.
Tutto questo indica che c’è ancora molto lavoro da fare per migliorare i processi di valutazione per evitare l’uso improprio di metriche come l’IF, e che non bisogna sottovalutare il potenziale impatto dell’IF sul nostro futuro professionale.
L’articolo completo è disponibile su PeerJ.

Netto aumento delle APC di BioMed Central

biomed2019statsSul blog Sustaining the Knowledge Commons è appena stato pubblicato uno studio che ha analizzato le Article Processing Charges (APC) delle riviste di BioMed Central (BMC) rivelando un netto aumento delle spese di pubblicazione degli articoli nel 2019.
Lo studio ha rivelato che la maggior parte delle riviste di BMC (66%) ha incrementato le proprie APC con un aumento medio del 15%, un tasso di molto superiore all’inflazione.
Nel dettaglio, delle 260 riviste BMC per le quali si hanno sia dati 2018 che 2019:

  • 172 hanno aumentato le APC (66%)
  • 55 hanno mantenuto le stesse APC dell’anno precedente (21%)
  • 33 hanno diminuito le APC (13%)

Questo è un dato che ha scatenato varie riflessioni sul fatto che, se questo diventa il trend (sul blog ci sono vari post che presentano questo tipo di analisi, ad esempio questo che analizza le APC di un altro editore OA molto conosciuto, Frontiers), un futuro Open Access basato sulle APC potrebbe non essere sostenibile a lungo termine.
Il post fornisce anche un link per accedere ai dati grezzi su cui si è basato lo studio.