Peeriodicals

peeriodicalsLa scorsa settimana PubPeer, servizio di post publication peer review, ha lanciato un nuovo sito, chiamato Peeriodicals, che permette di creare una rivista online selezionando preprint, o articoli già esistenti, ritenuti interessanti per il proprio ambito di ricerca. Una volta creato un account, la piattaforma Peeriodicals offre tutti gli strumenti necessari per creare e gestire la propria rivista online da soli o collaborando con un comitato editoriale. Nelle intenzioni dei creatori del sito queste nuove riviste, o peeriodicals, dovrebbero essere uno spazio attraverso il quale i ricercatori possano esplorare nuovi approcci alla divulgazione scientifica, in parallelo al tradizionale settore editoriale.
Questa iniziativa si avvicina in parte al concetto degli overlay journals, come Discrete Analysis, e vuole incentivare un diverso modo di pubblicare in cui la selezione e la certificazione della ricerca siano a cura dei ricercatori stessi, soprattutto nella situazione attuale in cui il recente incremento della pubblicazione dei preprint, anche in ambiti diversi dalla fisica e dalla matematica, ha di fatto aumentato la quantità di materiale che può essere reperito in rete che richiede una selezione di tipo qualitativo.

Transparent Transition to Open Access

FAIR oALa Commissione Europea (CE) ha recentemente aperto un bando per la costituzione di una “Open Research Europe Publication Platformal fine di raggiungere l’obiettivo  dell’accesso aperto al 100% nel 2020. 
Il Consorzio TTOA (Transparent Transition to Open Access), un’iniziativa della Fair Open Access Alliance che comprende editori “nativi” ad accesso aperto come PLoS, Open Edition…, editori tradizionali ed editori ad accesso aperto che non fanno pagare gli autori, ha scelto di non partecipare al bando ed ha invece proposto un approccio diverso per gestire la transizione all’accesso aperto totale mantenendo tutte le caratteristiche specificate nel bando della CE che sono:

  • la piattaforma deve essere open source;
  • i costi per la pubblicazione di ciascun articolo devono essere trasparenti;
  • gli autori devono essere esonerati da qualsiasi spesa/costo;
  • tutti i contenuti pubblicati sulla piattaforma devono essere immediatamente e liberamente accessibili a tutti;
  • la piattaforma deve poter integrare la pubblicazione dei risultati della ricerca sponsorizzati da altri finanziatori.

La scelta del consorzio nasce dalla convinzione che la nuova piattaforma, così come proposta dalla CE, si profilerebbe come una sorta di mega-journal che può ospitare contributi di tutte le discipline e vista la riluttanza dei ricercatori a pubblicare su simili piattaforme, offre un portale/piattaforma ad accesso aperto per la pubblicazione di articoli peer reviewed ad accesso aperto.
TTOA sostiene infatti che gli editori Open Access esistenti siano nella posizione migliore per garantire standard di qualità e soddisfare le esigenze della comunità scientifica.
La proposta di TTOA prevede che, dopo aver inviato un articolo ad un portale comune, gli autori debbano indicare, in ordine di preferenza, le riviste in cui sperano che il loro articolo venga pubblicato (tra quelle aderenti all’iniziativa). Utilizzando un sistema  di “portable peer review ” (ad esempio quella offerta da Peerage of Scienceservizio di revisione a cui si rivolgono gli autori di un articolo prima di sottoporlo ad una rivista in particolare)  l’articolo verrà poi indirizzato alla rivista selezionata per la pubblicazione.
Il portale e la piattaforma di pubblicazione saranno finanziati dalle organizzazioni che finanziano la ricerca, mentre la peer-review e il controllo di qualità saranno effettuati dalle riviste degli editori partecipanti. La tariffa media massima di pubblicazione sarà di € 1400 ad articolo (senza costi aggiuntivi per gli autori) offrendo di fatto una notevole riduzione dei costi di pubblicazione rispetto agli attuali € 3800 – € 5000 per articolo.
La proposta del consorzio TTOA, accolta favorevolmente dalla CE, potrebbe modificare drasticamente la tabella di marcia prevista dalla Commissione europea per il raggiungimento dell’accesso aperto totale nel 2020.

Think, Check, Attend

TCAttend
Negli ultimi tempi, i ricercatori hanno cominciato a ricevere un numero crescente di inviti a partecipare a vario titolo a conferenze che, in realtà, sono un mezzo utilizzato dagli editori predatori per fare soldi tramite le tariffe di iscrizione. A volte, queste conferenze vengono inspiegabilmente cancellate ma i soldi dell’iscrizione non restituiti, in altri casi le conferenze sono ben lontane dagli eventi internazionali di alto profilo che avrebbero dovuto essere.

Per aiutare i ricercatori a decidere se partecipare o presentare un proprio lavoro ad una conferenza è nata una nuova iniziativa chiamata Think Check Attend. Seguendo la stessa metodologia di Think Check Submit, iniziativa gemella nata qualche anno fa per aiutare i ricercatori a identificare le riviste dove pubblicare articoli, Think Check Attend fornisce delle linee guida che aiutano i ricercatori a distinguere tra un’autentica conferenza e una da evitare e si basa su una semplice lista di controllo che i ricercatori possono seguire per scegliere la conferenza giusta a cui partecipare e/o presentare un lavoro. Sul sito web appositamente creato viene quindi presentato un approccio in 3 fasi che incoraggia gli accademici a “Pensare” (Think) al problema posto da conferenze predatorie o di scarsa qualità, a “Controllare” (Check) la validità di una conferenza con una serie di domande e “Partecipare” (Attend) solo se la conferenza aderisce alle caratteristiche di una conferenza legittima.
All’interno del sito è presente anche un “Conference checker” che aiuta a valutare una conferenza tramite una procedura guidata.

OA Button lancia nuovi servizi per la fornitura dei documenti

openaccessbuttonL’Open Access Button ha recentemente aggiunto nuove importanti funzionalità per facilitare e migliorare il servizio di fornitura dei documenti e contribuire ad un risparmio in termini di tempo e costi per le biblioteche che offrono questo servizio.
Le nuove funzioni, che possono integrarsi con il sistema di fornitura dei documenti utilizzato, sono:
DeliverOA (per i bibliotecari)
Trova versioni di articoli di accesso aperto e le consegna direttamente all’interno del programma utilizzato per il servizio di fornitura dei documenti. Rende in questo modo semplice offrire ai ricercatori l’eventuale versione ad accesso aperto degli articoli a pagamento di cui hanno bisogno.
OAsheet (per i bibliotecari)
Permette di trovare molti articoli ad accesso aperto contemporaneamente inviando a OA Button una lista di articoli di cui si vuole cercare l’eventuale versione ad accesso aperto.
Embed OA (per gli utenti)
Permette di integrare all’interno del sito della biblioteca la barra di ricerca (attraverso DOI, URL o titolo) che consente agli utenti di trovare versioni ad accesso aperto di articoli a pagamento utilizzando fonti accreditate.

L’integrazione dell’OA Button con il servizio di fornitura dei documenti contribuisce alla causa dell’Open Access in quanto incoraggia gli autori a depositare i propri lavori negli archivi aperti e al tempo stesso li sensibilizza sull’importanza della condivisione del sapere al fine di garantire la circolazione della conoscenza.

Altmetrics 5:AM Conference

5AMIl 26 e 27 settembre prossimi si terrà, alla School of Advanced Studies di Londra, 5:AM, la conferenza annuale dedicata alle altmetrics. Anche quest’anno la conferenza sarà affiancata dal workshop Altmetrics18 che si svolgerà nello stesso posto il giorno precedente, 25 settembre, in modo da permettere di seguire entrambi gli eventi. Le registrazioni apriranno a breve ma si può già fare richiesta per un finanziamento per la partecipazione alla conferenza compilando il modulo di richiesta entro l’8 giugno. L’account twitter ufficiale della conferenza è @5AMconf, quello del workshop è @altmetricsWS, gli hashtag da seguire sono #5amconf e #altmetrics18

Collaborazione di EOSC-hub e OpenAIRE-Advance per supportare la European Open Science Cloud

openaire eoschubDue importanti iniziative della Commissione Europea, OpenAIRE-Advance  e EOSC-hub (European Open Science Cloud) hanno firmato pochi giorni fa un importante accordo di collaborazione che consolida l’ambizione dell’Europa di diventare garante della scienza aperta e far sì che gli scienziati possano trarre i massimi benefici dalla libera condivisione dei dati della ricerca.
Questo accordo di collaborazione è un passo avanti nell’implementazione dell’European Open Science Cloud (EOSC), un’iniziativa europea per creare un unico ambiente virtuale dove i ricercatori possano archiviare, gestire, analizzare e riutilizzare i dati per scopi di ricerca, innovazione e istruzione.
OpenAIRE-Advance e EOSC-Hub, consapevoli della necessità di nuovi strumenti per implementare la scienza aperta, vogliono ora collaborare attivamente per fornire un insieme di servizi e risorse che entreranno a far parte dell’European Open Science Cloud oltre a condividere attività di formazione e training.
Un primo frutto di questa nuova partnership è il webinar ”How to manage your data to make them Open and FAIR” sulla gestione dei dati della ricerca che si terrà il prossimo 15 maggio rivolto a ricercatori e bibliotecari che lavorano con i dati.
Il webinar sarà tenuto da Ellen Leenarts and Marjan Grootveld del Data Archiving and Networked Services (DANS) olandese.
Il modulo per la registrazione è disponibile qui e per collegarsi al webinar è necessario seguire questo link: https://join.onstreammedia.com/go/eifl/fairrdm

Open Data: the researcher perspective

open-data-report-imageL’editore Elsevier ha condotto, in collaborazione con il Centre for Science and Technology Studies (CWTS) della  Leiden University, una ricerca sulle attitudini dei ricercatori verso i dati aperti. La ricerca, che esamina le attitudini dei ricercatori verso la condivisione dei dati ed il perché di alcune loro reticenze, è composta da tre diversi studi: un’indagine globale su 1.200 ricercatori, un’analisi quantitativa sulla pubblicazione  dei dati nei data journal e tre case studies che includono interviste approfondite con individui coinvolti nella raccolta, analisi ed archiviazione di dati negli ambiti delle scienze del suolo, della genetica e dell’umanistica digitale. Per quanto riguarda l’analisi globale dei ricercatori, la ricerca presenta dei risultati interessanti:

  • non esiste un approccio generale in quanto le pratiche di condivisione dei dati dipendono dall’ambito della ricerca cui sono riferiti
  • gli atteggiamenti verso la condivisione dei dati sono generalmente positivi (il 73% afferma che sarebbe utile per la propria ricerca poter accedere a dati relativi ad articoli pubblicati, il 64% sarebbe disponibile a condividere i propri dati)
  • di contro, i dati aperti non sono ancora una realtà per una buona parte dei ricercatori: mentre la maggior parte dei ricercatori riconosce i benefici della condivisione dei dati della ricerca, pochi sono disposti a condividere dati o li hanno condivisi (34% dei ricercatori non condividono i dati relativi alla propria ricerca e meno del 15% dei i ricercatori condivide i dati in un archivio aperto).
  • ci sono ancora molti ricercatori che percepiscono i dati come una proprietà personale e quando condividono direttamente i loro dati, la maggior parte di loro (> 80%) li condivide con collaboratori diretti. Questo tipo di condivisione collaborativa, da persona a persona, suggerisce che la fiducia è un aspetto importante della condivisione dati
  • tra le varie cause della mancata, o minima, condivisione dei dati ci sono la mancanza di formazione ed il fatto che la loro condivisione non è associata ad alcuna ricompensa. Altre cause sono i problemi legati alla gestione dei dati ed ai problemi della privacy. Un dato interessante è che i data management plan richiesti dai finanziatori della ricerca non sono considerati un forte incentivo

Per quanto riguarda l’analisi quantitativa dei data journal, mentre il loro numero è ancora limitato, queste riviste giocano sempre di più un ruolo importante in termini di numero di articoli pubblicati e citazioni ricevute. In pochi anni, questo tipo di riviste assumeranno un ruolo sempre più importante nel panorama delle pubblicazioni e della ricerca scientifica. Tuttavia, dal sondaggio si ricava che la condivisione dei dati avviene ancora principalmente in modo tradizionale, come, ad esempio, con la presentazione dei dati come allegato o in tabelle, o i dati non vengono pubblicati affatto (34%).
Con questo rapporto, si è cercato di contribuire a colmare il divario tra quelle che sono le politiche sui dati aperti da una parte e le pratiche di ricerca quotidiane dall’altra. Come si è visto dai risultati della ricerca, le pratiche relative ai dati aperti sono meno sviluppate di quanto si creda, con l’eccezione degli ambiti in cui la gestione dei dati è  integrata nella struttura della ricerca dall’inizio.
Il report finale della ricerca può essere scaricato qui: i dati relativi ai tre diversi studi posso essere scaricati liberamente da Mendeley Data.