ISSalute: portale di informazione sulla salute

issaluteE’ stato presentato mercoledì il nuovo portale ISSalute, progetto dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), nato con l’intento di mettere a disposizione dei cittadini informazioni, scritte con linguaggio accessibile a tutti e basate sulle evidenze scientifiche, sulle malattie, sulle loro cause e sulle cure, sugli stili di vita, sull’alimentazione e sull’ambiente.

Il portale dedica inoltre una sezione ai “Falsi e miti e bufale” per smascherare, fornendo risposte scientifiche, le troppe false informazioni che circolano online sulla salute e una sezione “Notizie” che ospita testi realizzati dall’Agenzia Nazionale Stampa Associata (ANSA).

Tutti i contenuti pubblicati su ISSalute, sono stati realizzati da un Comitato Redazionale, composto da ricercatori e tecnici dell’ISS, e sono stati valutati ed approvati da un Comitato Scientifico in collaborazione con un team di esperti. Il portale viene aggiornato quotidianamente.

PubMed Commons

pubmed commonsIl National Institutes of Health (NIH) ha recentemente comunicato di aver deciso di interrompere il servizio PubMed Commons dopo circa cinque anni dalla sua creazione.
Questo servizio era stato introdotto con l’idea di creare una piattaforma dove i ricercatori potessero commentare liberamente i contributi indicizzati nel database e leggere quelli dei colleghi (la cosiddetta post publication peer review).
L’NIH ha deciso di terminare il servizio in quanto non ha mai raggiunto alti livelli di utilizzo: su 28 milioni di articoli indicizzati in PubMed, solo 7.500 avevano ricevuto dei commenti. Come si legge in un commento pubblicato su Nature, lo scarso utilizzo di PubMed Commons forse è da imputare al fatto che per commentare su questa piattaforma si doveva utilizzare il proprio nome mentre una piattaforma simile, PubPeer ha raccolto, nello stesso lasso di tempo, circa 54.000 commenti anonimi.
I commenti saranno visibili a tutti fino al prossimo 2 marzo, dopo potranno essere scaricati direttamente dal sito di NCBI.

Open Science: what’s in it for me?

unitoSegnaliamo un interessante workshop Open Science: what’s in it for me? organizzato dall’Università di Torino e dall’Italian Open Science Support Group (IOSSG), e tenuto da Bianca Kramer e Jeroen Bosman, gli autori di 101 Innovations in Scholarly Communication.
Il workshop, che si terrà a Torino l’8 e 9 marzo, è rivolto ai soli ricercatori con l’intento di aiutarli a scoprire gli strumenti e le piattaforme open a disposizione della comunità scientifica per fare attivamente Open Science, ponendo attenzione alle esigenze delle diverse discipline scientifiche.
Il workshop prevede una giornata di lezione sulle tre fasi della comunicazione scientifica e sui relativi strumenti:1) Preparation, Discovery and Analysis; 2) Writing and Publishing 3) Outreach and Assessment ed una seconda giornata di coinvolgimento diretto su come fare Open Science in pratica, ripensando workflow e strumenti.
La partecipazione, previa registrazione, è gratuita.

Metrics Toolkit

metrics toolkitE’ stato recentemente sviluppato uno strumento, il Metrics toolkit, per aiutare ricercatori e valutatori della ricerca a comprendere ed utilizzare al meglio le citazioni, le metriche ricavate dal web e le altmetrics per applicarle in maniera responsabile alla valutazione della ricerca.
Il toolkit fornisce delle schede dettagliate su ciascuna metrica con informazioni su come viene calcolata, su dove è possibile trovarla, su come dovrebbe (e non dovrebbe) essere applicata e su quelli che potrebbero essere i suoi limiti.

Ci sono due modi per utilizzare il Toolkit: si può scorrere un elenco di metriche (Explore metrics) oppure scegliere le metriche che più si addicono al proprio ambito di ricerca (Choose metrics). Con la seconda opzione si possono restringere i risultati della propria ricerca indicando il tipo di impatto che si è interessati ad ottenere (ad esempio, relativo solamente al proprio ambito di ricerca o interdisciplinare), del tipo di documento che si intende pubblicare (ad esempio articolo o dataset) oppure limitandosi al proprio ambito di ricerca.

Sul sito è anche presente una sezione che raggruppa una serie di risorse utili (libri, articoli, siti web) per approfondire la questione delle metriche e della valutazione della ricerca.

DOAJ Best Practice Guide

doaj2DOAJ ha lanciato una guida alle best practice DOAJSi tratta di una risorsa web che, oltre ad illustrare i criteri di selezione adottati da DOAJ per includere riviste nella directory, offre una serie di risorse e strumenti utili per supportare ricercatori, editori e bibliotecari nell’identificazione delle riviste ad accesso aperto “autorevoli”. 
La guida, sviluppata e curata dal team DOAJ e costantemente aggiornata, vuole essere anche un luogo dove raccogliere discussioni relative all’accesso aperto e ai suoi sviluppi.
La Guida si propone in particolare di:

  • Evidenziare le questioni relative a pratiche editoriali discutibili;
  • Fornire una checklist di criteri per aiutare a identificare gli editori discutibili;
  • Sulla scia dell’iniziativa ThinkCheckSubmit, identificare altri strumenti utili per scegliere a quali riviste inviare il proprio articolo per la pubblicazione.

I curatori invitano a segnalare eventuali ulteriori risorse da includere nella Guida.

I numeri dell’Open Access 2017

oa-badge-2L’autrice del blog The Imaginary Journal of Poetic Economics, Heather Morrison, cura, al suo interno, una sezione, The Dramatic Growth of Open Access, che trimestralmente documenta la crescita del movimento dell’open access con dati, commenti ed analisi. Il blog ha appena pubblicato le statistiche relative alle iniziative più importanti del movimento relative all’anno appena concluso.

– Riviste ad accesso aperto: DOAJ ha aggiunto al proprio archivio 1.272 titoli (con una media di 3,5 titoli al giorno), arrivando così a 10.727 riviste, ed ha mostrato una crescita ancora maggiore per quanto riguarda lo spoglio degli articoli, quando è stata pubblicata la statistica erano 2.791.701, il che indica che sicuramente arriveranno nel 2018 a 3 milioni.

– Monografie ad accesso aperto: DOAB ora ha più di 10.000 libri di 247 editori con un tasso di crescita che lo scorso anno è stato dell’84%.

– Archivi ad accesso aperto: ad oggi su PubMed Central ci sono 4.6 milioni di articoli, nel 2018 è probabile che superino i 5 milioni. Il tasso di crescita di arXiv è stato del 10% con una media di 338 articoli aggiunti ogni giorno. Nel 2017 sono nati molti archivi ad accesso aperto che si rifanno ad arXiv, tra questi socRxiv (1.814 preprint) e bioRxiv (18.822 articoli), già attivi da qualche anno, sono cresciuti rispettivamente del 187% e del 151%.

Anche SCOAP3 (iniziativa del CERN che si basa sul pagamento centralizzato dei costi di peer reviewing agli editori in cambio dell’accesso aperto agli articoli delle loro riviste) ha aumentato il numero degli articoli ad accesso aperto del 32%.

Sono dati molto “corposi” che fanno ben sperare per un 2018 ancora più ricco di documenti ed iniziative ad accesso aperto.

L’unione fa la forza: come fermare i predatory journals

predatoryUn recente studio pubblicato su Nature Human Behaviour ha evidenziato che circa la metà di coloro che pubblicano su riviste definite “predatorie” (i cosiddetti “predatory journals”) sono ricercatori che provengono da paesi industrializzati e non da paesi in via di sviluppo come si è propensi a credere. Questo sottolinea il fatto che i predatory journals sono un problema globale che coinvolge tutti gli ambiti della ricerca scientifica senza confini geografici ed economici. Nonostante i numerosi appelli per cercare di frenare la diffusione dei predatory journals, si assiste alla loro continua crescita, con un danno enorme alla ricerca e alla diffusione dell’informazione scientifica. Questo quadro suggerisce la necessità di un’azione più forte per contrastare questo fenomeno.

Il post che segnaliamo oggi è un’interessante intervista alle autrici dell’articolo, che individuano in una serie di azioni coordinate da parte dei diversi gruppi coinvolti nella creazione, diffusione e fruizione dell’informazione scientifica (stakeholders) la soluzione di questo problema:

  • Ricercatori: dovrebbero imparare a riconoscere le caratteristiche dei predatory journals per poter scegliere consapevolmente dove pubblicare
  • Università e biblioteche: dovrebbero offrire supporto (con corsi, guide…) ai ricercatori per metterli nella condizione di evitare di pubblicare sui predatory journals informandoli dei rischi che corrono
  • Enti finanziatori: dovrebbero verificare dove effettivamente vengono pubblicati i risultati delle ricerche da loro finanziate ed adottare politiche atte a scoraggiare la pubblicazione sui predatory journals
  • Riviste “legittime”: dovrebbero distinguersi dai predatory journals aumentando la trasparenza dei processi editoriali in modo che siano verificabili pubblicamente (ad esempio adottando la open peer-review) e, se ad accesso aperto, registrarsi su DOAJ
  • Organismi di regolamentazione: dovrebbero adottare politiche che vincolano la pubblicazione su riviste legittime evitando in tal modo l’enorme spreco di risorse, economiche e non solo, che si verifica pubblicando sui predatory journals
  • Pazienti: prima di partecipare ad una ricerca dovrebbero avere la certezza che la pubblicazione dello studio a cui partecipano non avvenga sui predatory journal

A queste indicazioni si aggiunge l’esigenza di definire cosa realmente sono i predatory journals, per non confonderli con quei periodici che, pur non adottando pratiche ingannevoli, per varie ragioni (scarse risorse finanziarie, scarsa conoscenza…) non si allineano alle migliori pratiche di pubblicazione e pertanto non sono considerati ideali per pubblicare, andando a definire la categoria più ampia di “illegitimate journals” (periodici illegittimi). Per realizzare queste azioni le autrici auspicano la formazione di un gruppo di lavoro, formato da un rappresentante per ogni stakeholder, che giunga innanzitutto a definire il problema per poi affrontarlo in modo coordinato intraprendendo le azioni identificate come necessarie alla soluzione del problema.