Pubblicare ad accesso aperto è facile se sai come fare!

oa-badge-2Segnaliamo un interessante post che, attraverso un’efficace infografica, evidenzia come oggi sia possibile pubblicare ad accesso aperto a costo zero grazie all’alta percentuale (circa il 70%) di periodici indicizzati in DOAJ che non richiedono APC (gold OA) o in alternativa grazie alla pratica del’auto-archiviazione del preprint e/o postprint (green OA), in uno numerosi repository disciplinari o istituzionali disponibili.
Quest’ultima opzione è quella preferita dall’autore soprattutto alla luce di servizi come Unpaywall che aiutano a recuperare la versione gratuita di articoli pubblicati a pagamento.
Il post in questione in realtà è l’ultimo di una serie dove l’autore si esprime dichiaratamente a favore della cosiddetta “via verde” in quanto l’unica opzione che garantisce a tutti la possibilità, a costo zero, di ottemperare alle sempre più diffuse politiche a favore dell’accesso aperto adottate da numerosi finanziatori della ricerca e che permette di auto archiviare anche lavori già pubblicati.
Se l’intera comunità scientifica scegliesse di adottare una delle due vie, secondo l’autore si potrebbero facilmente raggiungere importanti traguardi quali:
• Accesso globale e democratico a tutta la letteratura
• Le risorse economiche attualmente usate per pagare gli abbonamenti potrebbero essere usate diversamente
• Si creerebbero le basi per sviluppare strumenti sulla falsariga di Unpaywall in grado di sfruttare al meglio la forza dell’accesso aperto
• Strumenti ai limiti della legalità come SciHub e ReserchGate diventerebbero superflui

Paywall Watch

paywall watchPaywall Watch è un sito che, facendo riferimento al famoso blog Retraction Watch, monitora e documenta i casi in cui articoli per i quali sono state pagate delle tariffe per renderli ad accesso aperto in realtà non sono resi disponibili gratuitamente online dagli editori. Ad oggi non esiste nessuna regolamentazione del mercato editoriale scientifico-accademico e questo fa sì che gli editori possano comportarsi come meglio credono (servizi non sempre ottimali, prezzi esorbitanti…) senza che ci sia mai una ricaduta sulla loro credibilità. I creatori del sito dichiarano di averlo creato in modo che tutti gli attori del mercato della comunicazione scientifica, dagli autori ai lettori, dai finanziatori alle biblioteche, possano fare delle scelte più consapevoli quando dovranno affidarsi agli editori. Sul sito viene anche sottolineato che la questione dei documenti ingiustamente a pagamento sia nella maggior parte dei casi un errore che nasce dall’incapacità e dalla poca attenzione all’accesso aperto piuttosto che una azione volontaria da parte degli editori. Gli errori più diffusi sarebbero:

  • articoli che risultano a pagamento anche se gli autori hanno pagato una tariffa per renderli ad accesso aperto;
  • editori che dichiarano di avere il copyright di un articolo che in realtà non possiedono;
  • errori nella fornitura di servizi collegati alla pubblicazione in una data rivista (ad esempio la perdita del testo completo, dei dati aggiuntivi o di parti di un articolo come le equazioni matematiche o le immagini).

The self-journals of science

SJSThe Self-Journals of Science (SJS) è una nuova piattaforma, gratuita e multidisciplinare, a metà strada tra un open repository e una pubblicazione scientifica, dove la comunità accademico-scientifica può riunirsi per discutere di scienza e valutare i diversi contributi scientifici. 

Iscrivendosi alla piattaforma si ha la possibilità di creare uno spazio personale (self-journal) dove caricare i propri preprints o articoli, se i diritti d’autore lo consentono, e valutare e fare open review di articoli già pubblicati o caricati sulla piattaforma.

L’idea è quella di far sì che la scienza venga gestita autonomamente dalla propria comunità di appartenenza, senza doversi rivolgere ad intermediari per la valutazione, in un ambiente privo di conflitti di interesse che incentivi sempre più la qualità della ricerca. SJS vuole offrire un sistema aperto per la valutazione della ricerca, gestito direttamente dalla comunità scientifica,  per sottrarsi dalla dipendenza dalle riviste e promuovere un sistema orizzontale di valutazione che ha inoltre il merito di offrire la possibilità agli scienziati di farsi conoscere anche attraverso i loro giudizi e la loro visione di ciò che è importante nel loro campo. SJS in questo modo si contrappone al sistema di valutazione tipico dell’editoria scientifica offrendo a tutti gli scienziati (anche i più giovani) gli stessi mezzi per inviare e valutare la produzione scientifica in modo che la scienza possa essere guidata e promossa effettivamente da coloro che la fanno e ne hanno a cuore il progresso.

Griglia per l’elaborazione di un Data Management Plan

RDME’ stata appena pubblicata online, a cura del Gruppo di Lavoro Dati della ricerca, una griglia da utilizzare come supporto nell’elaborazione di un Data Management Plan (DMP). Il gruppo di lavoro, interuniversitario, si è costituito spontaneamente nel periodo aprile – dicembre 2016 ed è composto da esperti di Open Access, informatici, bibliotecari ed uffici della ricerca afferenti al Politecnico di Milano, Università di Milano Statale, Università di Torino, Università di Trento, Università di Venezia Ca’ Foscari.

La griglia, liberamente scaricabile dal sito del Wiki-Oa Italiarisponde ai requisiti richiesti dalla Commissione Europea e dai principali enti finanziatori della ricerca ed illustra in modo dettagliato tutte le informazioni richieste quando si deve elaborare un piano di gestione dei dati. Le voci relative al DMP sono in inglese (in modo da essere in linea con i DMP richiesti dai finanziatori internazionali che sono solitamente in lingua inglese) ma sono affiancate da una parte che chiarisce in italiano quali sono le informazioni richieste. In alcuni casi in questa parte esplicativa sono stati anche inclusi link a risorse che approfondiscono il tema trattato, per esempio nel campo in cui si richiede di descrivere natura e formato dei dati c’è un link ad un documento che elenca in dettaglio i formati proprietari e non.

Nuova collaborazione Figshare-Springer Nature a favore dei dati aperti

figsharespringer natureFigshare, repository per i dati della ricerca, ha recentemente lanciato, in collaborazione con la Springer Nature, un nuovo strumento che permette agli autori di condividere i propri dati in modo più efficiente durante il processo di pubblicazione.

Questo nuovo strumento vuole facilitare il processo di condivisione dei dati della ricerca per aiutare gli autori a rispettare le sempre più numerose politiche di deposito dei dati adottate dagli enti finanziatori e dalle istituzioni. Nato per supportare attivamente la ricerca aperta, il suo utilizzo aumenta la visibilità delle pubblicazioni, favorisce il riuso dei dati e contribuisce al progresso scientifico garantendo una maggiore riproducibilità. I dati verranno resi disponibili con licenza Creative Commons con, quando possibile, l’attribuzione al pubblico dominio (CC0). Al momento questo strumento è disponibile per chi pubblica su 6 BMC journals ma Springer Nature immagina di incrementare il numero di riviste che lo adotteranno dopo questa prima fase pilota.

Il futuro della peer review

spoton2016In occasione della divulgazione delle date della prossima Peer Review Week (11-17 Settembre 2017), BioMedCentral e Digital Science hanno pubblicato un rapporto sul futuro della peer review intitolato  “What might peer review look like in 2030?”Questo rapporto nasce da una sessione di discussione sulla peer review tenutasi all’interno della conferenza SpotOn London del 2016 e raccoglie i vari suggerimenti, espressi in quella occasione, sulla possibilità di migliorare l’attuale processo di revisione degli articoli scientifici. All’interno del Rapporto si discute di vari argomenti correlati alla peer review: dalla sua storia alle connotazioni etiche che la caratterizzano, dalla sua sostenibilità fino alla possibilità di utilizzare l’intelligenza artificiale per automatizzare alcuni suoi passaggi.

Di seguito quelle che dovrebbero essere le raccomandazioni da fare alla comunità scientifica, secondo le autrici del Rapporto, per implementare il processo di revisione degli articoli scientifici:

  • migliorare il modo in cui vengono selezionati i revisori puntando di più sulle competenze specifiche (non escludendo la possibilità di utilizzo dell’intelligenza artificiale);
  • incoraggiare la diversità nei pool dei revisori (includendo giovani ricercatori, ricercatori provenienti da diversi paesi e donne);
  • sperimentare nuovi modelli di revisione, soprattutto quelli che incrementano la trasparenza;
  • investire in programmi di formazione dei revisori e nella creazione di linee guida;
  • trovare soluzioni che possano migliorarne l’efficienza ed essere utili a tutti coloro che vi sono coinvolti, come, ad esempio, la “portable peer review” (servizio di revisione a cui si rivolgono gli autori di un articolo prima di sottoporlo ad una rivista in particolare, un esempio è Peerage of Science);
  • incoraggiare il riconoscimento del lavoro di revisione da parte dei finanziatori della ricerca, delle istituzioni e degli editori;
  • utilizzare la tecnologia per supportare, e migliorare, l’attività di revisione.