Peer review week 2017

peer review 2017

La Peer Review Week è un evento mondiale che celebra il ruolo fondamentale che la peer review svolge nel mantenere la qualità della produzione scientifica. Il tema della Peer Review Week di quest’anno è la trasparenza dell’attività di revisione, tema che verrà sviluppato con una serie di attività che si svolgeranno sui social media (webinars, interviste, video…) e presso alcune università dall’11 al 17 settembre.

Sul sito della manifestazione è disponibile una lista degli eventi e delle attività oltre a una serie di risorse e informazioni utili (articoli, tutorial, linee guida…). Per chi è interessato a seguire la Peer Review Week in tempo reale ed essere aggiornato sulle varie iniziative, gli hashtag su Twitter sono #peerrevwk17 e #TransparencyinReview.

Il futuro della peer review

spoton2016In occasione della divulgazione delle date della prossima Peer Review Week (11-17 Settembre 2017), BioMedCentral e Digital Science hanno pubblicato un rapporto sul futuro della peer review intitolato  “What might peer review look like in 2030?”Questo rapporto nasce da una sessione di discussione sulla peer review tenutasi all’interno della conferenza SpotOn London del 2016 e raccoglie i vari suggerimenti, espressi in quella occasione, sulla possibilità di migliorare l’attuale processo di revisione degli articoli scientifici. All’interno del Rapporto si discute di vari argomenti correlati alla peer review: dalla sua storia alle connotazioni etiche che la caratterizzano, dalla sua sostenibilità fino alla possibilità di utilizzare l’intelligenza artificiale per automatizzare alcuni suoi passaggi.

Di seguito quelle che dovrebbero essere le raccomandazioni da fare alla comunità scientifica, secondo le autrici del Rapporto, per implementare il processo di revisione degli articoli scientifici:

  • migliorare il modo in cui vengono selezionati i revisori puntando di più sulle competenze specifiche (non escludendo la possibilità di utilizzo dell’intelligenza artificiale);
  • incoraggiare la diversità nei pool dei revisori (includendo giovani ricercatori, ricercatori provenienti da diversi paesi e donne);
  • sperimentare nuovi modelli di revisione, soprattutto quelli che incrementano la trasparenza;
  • investire in programmi di formazione dei revisori e nella creazione di linee guida;
  • trovare soluzioni che possano migliorarne l’efficienza ed essere utili a tutti coloro che vi sono coinvolti, come, ad esempio, la “portable peer review” (servizio di revisione a cui si rivolgono gli autori di un articolo prima di sottoporlo ad una rivista in particolare, un esempio è Peerage of Science);
  • incoraggiare il riconoscimento del lavoro di revisione da parte dei finanziatori della ricerca, delle istituzioni e degli editori;
  • utilizzare la tecnologia per supportare, e migliorare, l’attività di revisione.

Peer review in 2015: a global view

Peer-Review-2015-white-paper-2L’editore Taylor & Francis ha recentemente proposto un sondaggio sulla peer review a ricercatori che hanno lavorato con loro in qualità di autori, revisori o editor nel 2013. Il sondaggio ha coperto gli aspetti pratici ed etici dei prevalenti modelli di peer review analizzando anche le opinioni dei rispondenti sui nuovi modelli aperti. I risultati sono stati pubblicati la scorsa settimana in un white paper che, a parte la conferma che la quasi totalità dei ricercatori sono d’accordo sul fatto che la peer review è necessaria per stabilire la qualità di un articolo (78%), presenta alcuni dati molto interessanti: la maggioranza dei ricercatori preferisce la double blind peer review (vista come garanzia di imparzialità) rispetto a nuove forme di revisione quali la post o open peer review, ribadisce la centralità della figura dell’editor nella preselezione di lavori di qualità e suggerisce l’importanza di una prima selezione fatta in tempi brevi (non più di un mese). Segnaliamo anche un post dal blog Scholarly kitchen che, partendo da un commento sul sondaggio, offre interessanti spunti di riflessione sulla questione della peer review.

Nuove forme di peer review

peer reviewLa scorsa settimana dedicata alla peer review ha visto una grande partecipazione da parte di tutti coloro coinvolti nel processo di valutazione: ricercatori, editori e servizi terzi che offrono diverse forme di peer review e non solo. Il dibattito si è focalizzato su come superare le criticità del processo di valutazione come, ad esempio, i tempi eccessivamente lunghi, la trasparenza ed il riconoscimento del lavoro svolto dai ricercatori in qualità di revisori. Le diverse soluzioni proposte si orientano soprattutto verso la post publication peer review, tra queste segnaliamo: PubPeer, che permette commenti in forma anonima su articoli dotati di DOI o pubblicati come preprint su arXiv, e F1000Research, che pubblica articoli per i quali richiede una successiva open peer review da parte della propria comunità di esperti. La peculiarità di questo servizio è che tutto il processo di peer review è completamente trasparente e può essere seguito da tutti e in tutte le sue fasi. Quando l’articolo supera le revisioni, viene indicizzato dai più importanti database bibliografici quali, tra gli altri, PubMed Central, Scopus ed Embase. Altri esempi di open peer review sono offerti dai così detti mega-journalsUn altro interessante esperimento in questo ambito è offerto da Publons che offre un riconoscimento pubblico al lavoro di revisione. Questo servizio, in collaborazione con i principali editori scientifici, assegna dei crediti per ogni revisione effettuata e permette ai revisori, pur mantenendo l’anonimato quando richiesto, di certificare la propria attività a fini curricolari. Non mancano proposte innovative anche per quanto riguarda la pre publication peer review, tra queste segnaliamo Peerage of Science, servizio gratuito di peer-review cui gli autori possono rivolgersi prima di sottoporre il proprio articolo ad una rivista. Il servizio si caratterizza per i tempi rapidi ed un processo trasparente. Gli autori possono poi pubblicare o su una rivista che sottoscrive il servizio o proporre l’articolo completo di peer review ad altre riviste.

1st Peer Review Week

1peer review weekNonostante il processo di peer-review sia stato ultimamente messo sotto accusa per i criteri di valutazione non sempre trasparenti e obiettivi, e per i tempi eccessivamente lunghi, rimane comunque il sistema migliore per attestare la validità di una pubblicazione. Parallelamente, anche coloro che sono coinvolti nel processo di revisione vorrebbero che questa attività venisse in qualche modo riconosciuta. Nel tentativo di aprire un dibattito volto a trovare delle soluzioni a queste criticità, ORCID, ScienceOpen, Sense about Science e l’editore Wiley hanno inaugurato in via sperimentale la prima settimana (28 settembre – 2 ottobre) dedicata alla peer review. Durante questa settimana verranno pubblicati post sull’argomento,  webinars, e una campagna informativa su Twitter. Per chi è interessato a seguire la manifestazione, ed essere aggiornato sulle varie iniziative, l’hashtag su Twitter è #peerrevwk15

Contro la manipolazione della peer review

COPESono numerose le problematiche legate al sistema della peer-review ma, in seguito a recenti tentativi di frode, si è resa indispensabile la necessità di effettuare controlli più rigorosi.
Vari editori (tra cui Elsevier, Wiley, SAGE, PLoS e BiomedCentral) hanno dichiarato di aver subito tentativi di frode da parte di autori che intendevano pubblicare nelle loro riviste.
BMC ha condotto alcune indagini da cui è emersa l’esistenza di un sofisticato sistema di contraffazione della peer review probabilmente gestito da sedicenti agenzie che offrono servizi editoriali agli autori, che sembra abbiano fornito agli autori liste di falsi revisori da proporre per il referaggio.
PLoS, sulla base di queste scoperte e dopo aver individuato un tentativo di frode ai danni di PLoS ONE, ha deciso di adottare i seguenti provvedimenti: agli autori non sarà più possibile suggerire i nomi dei revisori e ogni anomalia nella presentazione degli articoli verrà indagata attenendosi alle recenti linee guida per gli editori del Committee on Public Ethics (COPE).