Future competenze in bibliometria

bibliometric-2017Segnaliamo un interessante post, “Don’t stop thinking about tomorrow!” – Future Competencies in Bibliometrics, pubblicato sul blog The Bibliomagician, che parla delle competenze richieste ai bibliotecari che si occupano di bibliometria.

Il post si basa su un questionario online, e su alcune domande fatte ad un workshop sulla bibliometria, in cui si chiedeva a chi si occupa delle metriche di valutazione della ricerca di identificare le proprie esigenze di formazione e di sviluppo professionale. 

I risultati sono stati molto interessanti, per quanto riguarda la formazione, in dettaglio si sono sottolineate esigenze di formazione e aggiornamento nei seguenti ambiti:

  • nuove applicazioni per l’analisi dei dati e statistica di base
  • strumenti di visualizzazione dei dati
  • questioni di etica e di uso responsabile delle metriche
  • elementi di programmazione e utilizzo dell’intelligenza artificiale 
  • utilizzo delle API per una acquisizione dei dati più efficiente e automatica

Soprattutto sono risultate molto chiare due tendenze: la richiesta di maggior formazione in quella che viene chiamata la “scienza dei dati” (data science) e di maggiori indicazioni pratiche su un uso etico e responsabile delle metriche.

Oltre alle domande sulle esigenze di formazione, ai partecipanti è stato chiesto quali fossero secondo loro le principali sfide per il futuro della valutazione della ricerca.  La prima grande sfida indicata è stata la difficoltà nel contrastare pratiche di utilizzo della bibliometria “poco responsabili”. La seconda è stata l’importante problematica relativa al monopolio, in continua espansione, degli editori nell’area della bibliometria e la conseguente questione della proprietà commerciale degli indicatori per la valutazione della ricerca.

Tre lezioni positive della pandemia

atlanticinternazionale

Cosa ci ha insegnato la pandemia? E’ possibile trarre qualcosa di positivo da questa terribile esperienza? Per quanto complicato possa sembrare, riconoscere che la pandemia ci ha lasciato anche delle lezioni positive aumenterà le possibilità di uscirne più preparati al futuro. Lo sostiene Zeynep Tufekci, sociologa che studia l’interazione tra società, tecnologie digitali e intelligenza artificiale, in un articolo recentemente pubblicato su The Atlantic, e tradotto in italiano su Internazionale.

L’autrice individua in particolare tre modi in cui il mondo è cambiato in meglio in questo ultimo anno: 

  • la nuova tecnologia a mRna su cui si basano alcuni vaccini è una svolta scientifica e tecnica epocale che apre la strada a vaccini per malattie contro le quali si combatte da molto tempo, come la malaria o il cancro.
  • lo sviluppo delle infrastrutture digitali e il loro utilizzo massivo ha in parte attenuato i costi sociali della pandemia e ha trasformato il mondo del lavoro rendendo possibili attività fino a pochi anni fa impensabili, si pensi alla diffusione della telemedicina o alla scoperta per molti (fortunati) di poter lavorare da casa, cosa che cambierà gli scenari futuri in molti ambiti lavorativi.
  • si è passati dalla peer review alla “peer view” compiendo un balzo in avanti verso la scienza aperta grazie alla pratica, imposta dai tempi stretti, di pubblicare i preprint condividendo così con la comunità scientifica (e non solo) articoli e relativi dati.

Una lettura che ci aiuta a guardare a questo anno passato da una prospettiva diversa nella speranza di mettere presto in atto queste lezioni liberi dal covid!

Valutare o valorizzare la ricerca: percorsi possibili

valutare la ricercaSegnaliamo un interessante webinar sulla valutazione della ricerca che si terrà l’8 aprile dalle 13:50 alle 15:00.

Questo incontro è il secondo appuntamento degli Open Science Cafè, una serie di webinar sui temi e le novità dal mondo della scienza aperta pensati per la comunità scientifica italiana.

Si parlerà di come i criteri attuali di valutazione della ricerca influenzino profondamente i comportamenti dei ricercatori e di come sia sempre più centrale la necessità di dare più spazio ad un sistema che valorizzi tutte le componenti  del lavoro di ricerca per integrare a pieno i principi della scienza aperta nelle azioni quotidiane dei ricercatori. 

L’incontro è organizzato dal Competence Center di ICDI, in collaborazione con GARR, verrà introdotto da Emma Lazzeri e tenuto da Elena Giglia e da Donatella Castelli.

Per parteciparvi è necessario iscriversi alla piattaforma GARR al seguente link: https://learning.garr.it/enrol/index.php?id=136

The Open Access Diamond Journals Study

oa diamond studyE’ stato recentemente pubblicato il report con i risultati di uno studio commissionato da cOAlition, finanziato da Science Europe, sullo stato dell’arte dei cosiddetti Open Access Diamond Journals (riviste ad accesso aperto che non richiedono APC/costi per pubblicare). 

Lo studio svela l’intera dimensione di una parte importante del mondo della divulgazione scientifica (circa 29.000 riviste di cui solo ⅓ registrate in DOAJ), così composto: circa il 60% riviste di discipline umanistiche e scienze sociali, 22% di scienze e il 17% di medicina. Di queste vengono analizzati gli aspetti fondamentali e critici per il loro funzionamento: le strutture legali, le capacità tecniche, i processi editoriali e i modelli di finanziamento.

In generale sono riviste che affrontano molte sfide operative e fanno affidamento soprattutto sul volontariato. Si tratta perlopiù di piccole realtà, multilingue, che svolgono un ruolo cruciale per le molte comunità scientifiche di tutto il mondo e per le quali è necessario sviluppare infrastrutture e aumentare i finanziamenti per poterle rafforzare, sostenere e rendere conformi alle politiche di accesso aperto come PlanS.

Per la maggior parte, infatti, sono lontane dal soddisfare i requisiti di PlanS (solo il 4,3% li soddisfa tutti mentre il 37% ne soddisfa più della metà). Tra i problemi più frequenti la mancanza di DOI, un utilizzo ridotto di licenze aperte e l’assenza di politiche di conservazione a lungo termine. Ben il 67% di queste riviste aderisce al più alto livello di controllo della qualità scientifica (revisione tra pari in doppio cieco). 

Dal rapporto emerge una realtà ricca e composita, in crescita soprattutto da quando le APC sono aumentate, che merita un supporto per poterne garantire la sostenibilità a lungo termine ed un ruolo nel vasto contesto della scienza aperta.

Per approfondire l’argomento è possibile seguire il webinar The OA Diamond Journals Study: Q&A organizzato dagli autori del report il prossimo 9 aprile.

 

Le Article Level Metrics (ALM) di PLoS vanno in pensione

donutPublic Library of Science (PLoS) è stato il primo editore scientifico a proporre l’uso di metriche che fossero alternative e complementari alle metriche tradizionali utilizzate per valutare la produzione scientifica implementando, nel 2009, la piattaforma ALM (Article Level Metrics). 

Da allora, il movimento che ha poi nel tempo appoggiato l’uso delle metriche alternative (le cosiddette altmetrics) ha avuto un tale successo che al suo interno sono nati vari fornitori specializzati nella raccolta e nella cura di metriche relative a come i risultati della ricerca vengono utilizzati e discussi. Altmetric, in particolare, ha superato di gran lunga la portata e le capacità delle ALM e PLoS ha deciso di non tracciare più personalmente le metriche relative ai propri articoli e di affidarsi a quello che è ormai considerato il fornitore di metriche alternative più importante sul mercato.

A partire dalla scorsa settimana, quindi, tutti i dati relativi ai singoli articoli visualizzati sotto la dicitura “Metrics” e “Media coverage” riportano i dati di Altmetric.

Direct to Open: MIT Press lancia un nuovo modello di accesso aperto per le monografie

D2O

MIT Press ha recentemente annunciato il lancio di Direct to Open (D2O), nuovo modello collaborativo di finanziamento per l’accesso aperto basato sul supporto delle biblioteche, che prevede che dal 2022 tutte le nuove monografie e le raccolte pubblicate dal MIT Press saranno ad accesso aperto sulla sua piattaforma di e-book.

Le biblioteche che sceglieranno di aderire all’iniziativa avranno l’opportunità, pagando una quota di partecipazione tarata in base alle proprie caratteristiche (tipologia, dimensione, budget), di garantire l’accesso aperto alle nuove pubblicazioni del MIT Press.

In questo modo MIT Press avrà anche la possibilità di coprire, parzialmente, i costi diretti per la pubblicazione di opere di alta qualità che resteranno disponibili anche per l’acquisto a stampa. Per incentivare le iscrizioni, ai soli membri di D2O sarà garantito l’accesso al catalogo completo dell’editore, circa 2.300 titoli.

Questa nuova sinergia tra university press e biblioteche fa ben sperare nell’ottica di un nuovo ecosistema dell’editoria accademica che vede le biblioteche giocare un ruolo sempre più importante.

Open Research Europe: la nuova piattaforma della Commissione Europea

cover_ORE_ITASegnaliamo un interessante webinar sull’Open Research Europe (ORE), la nuova piattaforma di pubblicazione Open Access della Commissione Europea, che si terrà l’11 marzo dalle 13:50 alle 15:00. 

I beneficiari dei progetti europei Horizon 2020 e Horizon Europe potranno usarla per diffondere i risultati delle proprie ricerche attraverso un processo di pubblicazione aperto e trasparente in ogni passaggio, dai costi alla peer review, dai preprint ai dati che hanno portato alla definizione dell’articolo. In una prima fase, la piattaforma ospiterà le pubblicazioni di beneficiari di progetti europei (anche conclusi) afferenti a sei aree: scienze naturali, ingegneria e tecnologia, medicina, agricoltura, scienze sociali, discipline umanistiche e artistiche. 

La presentazione della piattaforma sarà fatta in italiano da Ilaria Fava (che ne ha seguito la messa a punto per OpenAIRE) e per parteciparvi è necessario iscriversi al seguente link: https://learning.garr.it/course/view.php?id=134

Questo è il primo degli Open Science Cafè, una serie di appuntamenti periodici, organizzati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e pensati per la comunità scientifica italiana, con i temi e le novità dal mondo della scienza aperta.

Etica e pragmatica dell’open access

Etica_e_pragmatica_dell_open_accessSegnaliamo un interessante webinar dal titolo Etica e pragmatica dell’open access, promosso dalla Commissione per l’Etica e l’Integrità nella Ricerca in collaborazione con l’Istituto per il Lessico Intellettuale Europeo e Storia delle Idee del CNR, che si terrà il 2 e il 3 marzo dalle 17 alle 19. Il primo giorno sarà dedicato al tema: indirizzo generale e policy, il secondo a: policies e scienze aperte. 

Per partecipare è necessario registrarsi. L’evento sarà fruibile mediante la piattaforma GoToWebinar.

PlanS aiuterà l’accesso aperto?

pLANsSegnaliamo l’interessante post di Bernard Rentier, ex rettore dell’Università di Liegi, Will PlanS support or pervert Open Access? nel quale l’autore si chiede, appunto, se l’avvenuta entrata in vigore di PlanS dal 1 gennaio aiuterà o distorcerà l’accesso aperto.
Questa iniziativa richiede ai ricercatori finanziati dagli enti che l’hanno sottoscritta, tra cui anche il Wellcome Trust, di rendere i loro articoli immediatamente accessibili gratuitamente online dopo la pubblicazione. Esistono vari  modi per conformarsi a PlanS, sia pagando le APC agli editori per rendere il proprio articolo liberamente disponibile online, sia depositando l’articolo in un archivio ad accesso aperto. 
Bernard Rentier si chiede se questa iniziativa riuscirà ad avere l’effetto desiderato, alla luce anche del fatto che le principali agenzie di finanziamento della ricerca in Cina, India e Stati Uniti hanno sì espresso il loro sostegno all’Open Access, ma non hanno aderito a PlanS e quindi il suo impatto si farà quindi sentire principalmente su una parte della letteratura scientifica mondiale, quella europea, ponendo i ricercatori che vi si devono adeguare in una posizione di svantaggio a livello internazionale. 
Un altro punto controverso è che, essendo obbligatorio, PlanS offre agli editori, soprattutto quelli che pubblicano riviste prestigiose ad alto Impact Factor, una opportunità per addebitare tariffe di pubblicazione eccessivamente alte. Proprio in riferimento a quest’ultimo punto, Rentier sottolinea che servirà un radicale cambiamento della cultura della ricerca e, soprattutto, delle metriche che vengono utilizzate per la valutazione della ricerca e dei ricercatori.

Bibliosan per l’accesso aperto: nuovo accordo con Frontiers

Segnaliamo con piacere il recente accordo tra Bibliosan e Frontiers, editore ad accesso aperto.

È infatti di dicembre scorso la firma del primo National Open Access Framework, della durata di 3 anni a partire da gennaio 2021, siglato da Bibliosan per tutte e 51 istituzioni che lo compongono.

L’accordo, in linea con i mandati internazionali per l’accesso aperto, incluso PlanS, prevede, tra le altre cose, uno sconto sulle APC, la fatturazione centralizzata e flessibile e un supporto per il personale di biblioteca che si occupa di APC. Inoltre, i ricercatori avranno pieno accesso agli strumenti e alle infrastrutture di Frontiers, compresa la sua piattaforma collaborativa per la peer review e Loop, social network per ricercatori.

Gli articoli accettati saranno pubblicati con licenza aperta (CC-BY) che consente agli autori (o alle loro istituzioni) di mantenere il copyright.

Questo accordo evidenzia l’impegno della comunità di ricerca italiana, e in particolare di Bibliosan, per l’accesso aperto e per rendere liberamente accessibile la ricerca finanziata con fondi pubblici.