Il futuro della comunicazione scientifico/accademica

future scholarly publishingSegnaliamo un interessante Rapporto dell’ Expert Group on the future of scholarly publishing and scholarly communication, nominato dalla Commissione Europea a supporto della politica della Commissione sulla scienza aperta.
Il Rapporto propone una visione del futuro della comunicazione scientifico/accademica analizzandone il recente passato ed il presente, con i suoi punti di forza e di debolezza. Tra questi ultimi, l’imperativo della valutazione tramite l’utilizzo dell’Impact Factor che influisce su tutti i livelli della struttura della ricerca, dai singoli ricercatori, ai gruppi di ricerca, da interi istituti di ricerca a, persino, interi paesi.
Tentando di sviluppare una visione d’insieme di come la comunicazione scientifico/accademica potrebbe evolversi nel corso dei prossimi dieci-quindici anni, il Rapporto individua anche quelli che sono i principali “attori” in questo ambito (ricercatori, editori, enti finanziatori…) e per ognuno di essi stila alcuni suggerimenti da seguire per migliorare il sistema attuale.
Il Rapporto si conclude con la tesi generale che l’attuale panorama dell’editoria e della comunicazione scientifico/accademica può essere cambiato significativamente solo attraverso la collaborazione di tutti coloro che ne fanno parte anche se il ruolo principale dovrà essere svolto dagli enti che finanziano la ricerca.

Transformative agreements e PlanS: verso l’Open Access globale

oa-badge-2Segnaliamo un’interessante giornata di incontro che si terrà giovedì 21 febbraio presso la Biblioteca Centrale del CNR a Roma dal titolo: Transformative agreements e PlanS: verso l’Open Access globale.
I contratti con gli editori commerciali giocano sempre più un ruolo cruciale per compiere il passaggio definitivo verso un sistema di pubblicazione Open Access.
Le biblioteche di ricerca e i consorzi hanno iniziato a negoziare “transformative agreements” per scardinare gli editori dalle posizioni attuali.
Cosa sta cambiando nella contrattazione? e per le biblioteche?
Che ruolo può giocare PlanS?
Partecipano alla giornata Colleen Campbell (OA2020), Silvana Mangiaracina (CNR BO), Elena Giglia (UniTO) e Stefano Bianco (PlanS).

La partecipazione è libera previa registrazione.

I numeri dell’Open Access 2018

oa-badge-2Come ogni anno, l’autrice del blog The Imaginary Journal of Poetic Economics ha pubblicato un post che riassume le statistiche relative alle iniziative più importanti del movimento dell’Open Access. Introducendo il suo post per la sezione Dramatic Growth of Open Access, afferma che il 2018 ha registrato la crescita più importante dall’inizio del movimento dell’accesso aperto:
– riviste ad accesso aperto: DOAJ ha aggiunto al proprio archivio 1.707 riviste arrivando così a più di 12.000 titoli (di questi, 9.479 sono ricercabili a livello di articolo), ed ha mostrato una crescita ancora maggiore per quanto riguarda lo spoglio degli articoli, che sono arrivati a più di 3 milioni e mezzo.
– monografie ad accesso aperto: DOAB ora ha più di 13.000 libri di 285 editori con un tasso di crescita che lo scorso anno è stato del 28%.
– archivi ad accesso aperto: ad oggi su PubMed Central ci sono 5.2 milioni di articoli. Il tasso di crescita di arXiv è stato del 10% con una media di 384 articoli aggiunti ogni giorno. Tra gli archivi ad accesso aperto occorre menzionare bioRxiv (39.570 articoli) che, mantenendo il trend dello scorso anno, è cresciuto del 110%.
Anche SCOAP3 (iniziativa del CERN che si basa sul pagamento centralizzato dei costi di peer review agli editori in cambio dell’accesso aperto agli articoli delle loro riviste) ha aumentato il numero degli articoli ad accesso aperto del 39% (25.163 articoli).

Il punto di vista di uno scienziato

mignoranceProponiamo la lettura di un post recentemente pubblicato da Ferran Martinez-Garcia, professore di biologia cellulare e responsabile del Laboratorio di istologia all’Università Jaume I in Spagna, sul blog Mapping Ignorance. 
L’autore espone il suo punto di vista in merito alla situazione che gli scienziati si trovano ad affrontare ogni qual volta devono pubblicare, ovvero quel cortocircuito che si crea tra la necessità di pubblicare in periodici con un buon Impact Factor (non sempre possibile) per ricevere finanziamenti e la necessità di pubblicare ad accesso aperto per soddisfare le politiche adottate dai principali finanziatori della ricerca.
Attraverso un breve resoconto di come l’accesso aperto ha cambiato le modalità di pubblicazione per gli scienziati, dal suo esordio negli anni ‘90 ad oggi, l’autore sottolinea come attualmente il costo per pubblicare (APC) sia aumentato rispetto agli inizi del movimento, sottraendo preziose risorse alla ricerca.
Martinez-Garcia sostiene infatti che l’accesso aperto sia diventato nel tempo un business model, prevalentemente gestito da editori commerciali che stanno sfruttando  il movimento dell’Open Access arricchendosi notevolmente, e che gli scienziati ad oggi riescono a sostenere questa situazione pubblicando nei repository istituzionali.
Perché, si chiede l’autore, gli scienziati devono continuare a lavorare a beneficio degli editori privati (facendo ricerca, scrivendo articoli e offrendosi come reviewer) vedendo una buona parte dei propri budget sottratta alla ricerca?
E’ possibile sottrarsi a questo meccanismo?
Gli scienziati hanno un ruolo di primo piano nel processo di pubblicazione e la soluzione è nelle loro mani.  
La proposta di Martinez-Garcia ruota attorno alle società scientifiche, europee ed americane, che dovrebbero cominciare a gestire le proprie riviste ad accesso aperto senza ricorrere agli editori commerciali per la pubblicazione, come invece oggi spesso accade a danno della disciplina e dei ricercatori che sono chiamate a rappresentare.
Queste società potrebbero:

  • applicare tariffe ragionevoli ai loro autori (inferiori a 1000 euro/dollari)
  • offrire sconti ai ricercatori che lavorano come revisori per le proprie riviste

Le agenzie di finanziamento, per contro, potrebbero aiutare a sovvenzionare le società scientifiche che applicano queste politiche OA, favorendo la crescita di riviste ad accesso aperto, invece di pagare somme astronomiche alle riviste ad accesso aperto a beneficio di società editoriali private ed oligopolistiche. In questo modo gli scienziati potrebbero sbarazzarsi degli editori privati ​​e fare un passo avanti per controllare la pubblicazione dei propri lavori.
E’ un punto di vista, sicuramente discutibile ma interessante, che riporta ancora una volta al centro del discorso il ruolo dell’intera comunità scientifica, ivi comprese le società che la rappresentano.

Un altro comitato editoriale saluta Elsevier

qssE’ di pochi giorni fa l’annuncio da parte dell’intero comitato di redazione del Journal of Informetrics, di proprietà di Elsevier, di rassegnare le dimissioni per protestare contro le alte tariffe per l’accesso aperto, l’accesso limitato ai dati citazionali e il controllo commerciale del lavoro accademico.
Lo stesso team sta lanciando un nuovo periodico ad accesso aperto, Quantitative Science Studies, che sarà a cura della comunità accademica, di proprietà della International Society for Scientometrics and Informetrics (ISSI) e pubblicato in collaborazione con MIT Press.

Nel comunicare la propria scelta, il comitato di redazione ha sottolineato che le riviste scientifiche dovrebbero essere di proprietà della comunità scientifico-accademica piuttosto che degli editori commerciali e ad accesso aperto secondo i Fair Open Access Principles, pertanto gli editori dovrebbero rendere i citation data liberamente disponibili.

Uno dei motivi che ha creato il conflitto tra Elsevier e il comitato redazionale è stato proprio l’accesso limitato ai dati citazionali, sui quali gli editori sono particolarmente interessati a mantenere la proprietà in quanto, insieme alle altre metriche, giocano e giocheranno un ruolo sempre più importante, e potranno rappresentare un aspetto importante della loro attività. Johan Rooryck, che è stato coinvolto in questo passaggio per conto della FAIR Open Access Alliance, sostiene che l’entrata in vigore di Plan S, e l’imminente cambio delle politiche di accesso aperto, hanno dato la spinta necessaria al comitato redazionale per effettuare questo coraggioso cambiamento, e rappresenta un’ottima notizia per l’intero movimento dell’Open Access augurandosi che questa esperienza possa essere da esempio per molti altri.

Online il primo modulo dell’Open Science MOOC

OpenScienceMOOCE’ da poco online, sulla piattaforma open source Eliademy, il primo modulo dell’Open Science MOOC, corso online che riguarda tutti gli aspetti legati al tema della scienza aperta.

Il primo modulo ha come argomenti l’Open Research Software e l’Open Source. Il prossimo modulo, programmato per gli inizi del 2019, riguarderà i Principi base dell’Open Science (Open Principles).  

I corsi sono completamente gratuiti, possono essere seguiti con il proprio ritmo quindi possono essere completati nel tempo libero, tutti i contenuti sono liberamente disponibili e autorizzati per l’uso sia all’interno che al di fuori della piattaforma.

Chi è interessato può anche partecipare alla realizzazione di questi moduli registrandosi su Slack o su GitHub.

Bibliosan 2.0 riprenderà a gennaio. Buone feste!

Come utilizzare Google Scholar per tenersi aggiornati sulle novità che riguardano il proprio ambito di ricerca

overload informationA causa dell’enorme quantitativo di articoli scientifici che vengono giornalmente pubblicati sul Web, è sempre più difficile riuscire a tenere il passo con le novità che riguardano il proprio ambito di ricerca e si rischia di perdere documenti interessanti. Un post, pubblicato su LSE lmpact blog, dà alcuni consigli su come utilizzare Google Scholar per non perdere articoli potenzialmente rilevanti per la propria attività di ricerca:

  • impostare un profilo su Google Scholar (GS) per essere informati ogni volta che un proprio articolo viene citato
  • “seguire” un autore importante nel proprio ambito di ricerca per ricevere una notifica ogni volta che pubblica un articolo
  • ricevere delle notifiche ogni volta che viene pubblicato un articolo su uno specifico argomento, facendo una ricerca su GS e cliccando su “create alert”. In questo caso si consiglia di essere molto specifici
  • controllare, almeno una volta al mese, gli aggiornamenti (“my updates”) che GS invia basandosi sulle proprie pubblicazioni e sugli articoli che sono stati cercati e scaricati

L’autrice del post sottolinea che si potrebbero utilizzare anche alcuni social media ma se l’obiettivo principale è quello di tenersi aggiornati sulle ultime pubblicazioni accademiche, non occorre perdere tempo su questi siti in quanto il valore aggiunto che possono offrire in questo caso è piuttosto basso.