Come utilizzare Google Scholar per tenersi aggiornati sulle novità che riguardano il proprio ambito di ricerca

overload informationA causa dell’enorme quantitativo di articoli scientifici che vengono giornalmente pubblicati sul Web, è sempre più difficile riuscire a tenere il passo con le novità che riguardano il proprio ambito di ricerca e si rischia di perdere documenti interessanti. Un post, pubblicato su LSE lmpact blog, dà alcuni consigli su come utilizzare Google Scholar per non perdere articoli potenzialmente rilevanti per la propria attività di ricerca:

  • impostare un profilo su Google Scholar (GS) per essere informati ogni volta che un proprio articolo viene citato
  • “seguire” un autore importante nel proprio ambito di ricerca per ricevere una notifica ogni volta che pubblica un articolo
  • ricevere delle notifiche ogni volta che viene pubblicato un articolo su uno specifico argomento, facendo una ricerca su GS e cliccando su “create alert”. In questo caso si consiglia di essere molto specifici
  • controllare, almeno una volta al mese, gli aggiornamenti (“my updates”) che GS invia basandosi sulle proprie pubblicazioni e sugli articoli che sono stati cercati e scaricati

L’autrice del post sottolinea che si potrebbero utilizzare anche alcuni social media ma se l’obiettivo principale è quello di tenersi aggiornati sulle ultime pubblicazioni accademiche, non occorre perdere tempo su questi siti in quanto il valore aggiunto che possono offrire in questo caso è piuttosto basso.

Guidance on the Implementation of Plan S

pLANsI membri di cOAlition S hanno approvato una bozza delle linee guida per l’implementazione del Plan S, presentato a settembre per rendere l’accesso aperto completo e immediato una realtà.
La guida, pubblicata il 27 novembre, oltre a fornire risposte a domande e commenti derivanti dalle discussioni nate online su Plan S, descrive le regole esatte e le linee guida che i ricercatori devono seguire nel caso ricevano finanziamenti da uno dei firmatari di Plan S.
In particolare, affermando di non voler favorire nessun modello specifico per la pubblicazione ad accesso aperto, cOAlition S dichiara di sostenere qualsiasi percorso i ricercatori vogliano seguire per conformarsi al Plan S:

  • pubblicando in un periodico (registrato o in fase di registrazione in DOAJ) o una piattaforma ad accesso aperto utilizzando la licenza CC BY
  • depositando, seguendo specifiche condizioni, gli articoli in un archivio ad accesso aperto: immediatamente dopo la pubblicazione, gli autori depositano la versione finale pubblicata del proprio articolo (Version of Record o Author Accepted Manuscript) in un repository conforme a Plan S (registrato o in fase di registrazione in DOAR). Il documento è reso disponibile immediatamente ad accesso aperto (senza embargo) sotto una licenza CC BY
  • i ricercatori sono infine autorizzati, per un periodo di transizione, a pubblicare su riviste ibride, a condizione che la rivista si sia impegnata a passare ad un modello OA completo.

Le linee guida forniscono ulteriori informazioni e requisiti tecnici sulle tre vie per la conformità al Plan S e forniscono indicazioni sulle politiche che i finanziatori di cOALition S intendono mettere in atto entro gennaio 2020, data di attuazione prevista del Plan S. 
In una fase successiva, cOAlition S pubblicherà anche indicazioni su monografie e capitoli di libri ad accesso aperto.
Il documento è disponibile online fino al 1 febbraio 2019 al fine di raccogliere ulteriori suggerimenti dalle diverse parti interessate.

 

Direct2AAM

OpenAccessButtonLa maggior parte degli editori commerciali permette il deposito in un archivio aperto di una versione dell’articolo che hanno accettato per la pubblicazione. In molti casi la versione “permessa” è quella del manoscritto definitivo, quindi quello accettato per la pubblicazione che, però, non è ancora stato strutturato con il layout della rivista (per approfondire si può consultare SHERPA/RoMEO, servizio che elenca le varie politiche editoriali in merito a copyright e autoarchiviazione). Questa versione del documento viene chiamata AAM (Author Accepted Manuscript) e si può recuperare all’interno del proprio account creato al momento dell’invio dell’articolo alla rivista.

L’Open Access Button ha creato Direct2AAM, una serie di guide con istruzioni dettagliate per recuperare in maniera semplice i propri manoscritti accettati per la pubblicazione (AAM) in modo da poterne autoarchiviare la versione corretta. Quest’iniziativa nasce dall’esperienza maturata da Open Access Button nella ricerca delle versioni ad accesso aperto degli articoli che ha messo in evidenza come molti autori non autoarchivino il proprio articolo perché hanno difficoltà a trovare la copia giusta o hanno paura di utilizzare una versione sbagliata ed infrangere il copyright. Per chi fosse interessato ad ulteriori chiarimenti riguardo a quali sono le varie versioni di un articolo, può consultare la risorsa “Article Version Explainer, sempre creata da Open Access Button, che spiega, in modo semplice, la differenza tra le varie versioni.

A Vision for Open Science

EOSCSegnaliamo un interessante documento che riassume i risultati del seminario  “Research Institutions and Libraries and the role of Funders in the European Open Science Cloud”, tenutosi a Lille in occasione della 47 conferenza LIBER, (Associazione europea delle biblioteche di ricerca) in qualità di partner del progetto EOSCpilot.
Il workshop ha riunito i rappresentanti chiave delle diverse istituzioni coinvolte nella comunicazione scientifica: finanziatori della ricerca, istituti di ricerca e biblioteche, per immaginare quali azioni intraprendere per far sì che la scienza aperta diventi la norma e non l’iniziativa di alcuni come avviene oggi. Il workshop è stato organizzato per promuovere l’EOSC (European Open Science Cloud, cloud europeo per la scienza aperta) nata per offrire uno spazio sicuro e aperto in cui la comunità scientifica possa archiviare, condividere e riutilizzare dati e risultati scientifici.
I finanziatori della ricerca giocano un ruolo chiave nel promuovere questo cambiamento culturale a favore della scienza aperta, attraverso le loro politiche e i mandati istituzionali a suo sostegno. In particolare, durante il workshop, è stato suggerito che i finanziatori in futuro potrebbero:

  • valutare l’adozione da parte dei ricercatori delle pratiche della scienza aperta (mettere a disposizione liberamente dati e articoli, usare software aperti, open peer review… etc ) come uno dei criteri per assegnare i finanziamenti
  • investire in infrastrutture che supportano l’implementazione della scienza aperta, la condivisione e la valutazione della ricerca
  • partecipare a discussioni per risolvere incomprensioni e idee sbagliate riguardanti la scienza aperta
  • fornire informazioni pratiche ad esempio sui principi FAIR nella gestione dei dati (non sempre i dati sono adatti per l’accesso aperto, ma dovrebbero essere “il più aperti possibile, chiusi quando necessario”)

E’ stato ribadito che per mettere in pratica la scienza aperta è essenziale cambiare i criteri di valutazione: un uso responsabile delle metriche e criteri più appropriati per la valutazione della ricerca sono essenziali per realizzare questo cambiamento culturale.
Anche le biblioteche di ricerca sono fondamentali nella promozione della scienza aperta all’interno delle istituzioni, aiutando e sostenendo i ricercatori a rendere sempre più aperti i risultati delle loro ricerche. Anche se l’acquisizione della letteratura (di ricerca) rimarrà una parte importante del lavoro delle biblioteche, queste in futuro dovranno focalizzarsi maggiormente sull’acquisizione, la descrizione, l’organizzazione e l’archiviazione della produzione intellettuale delle proprie istituzioni e dovranno essere più interoperabili, condividendo le proprie collezioni (ad esempio tramite repository istituzionali, librerie digitali, database, ecc.).
Strumenti, servizi e infrastrutture sono fattori essenziali per l’implementazione della scienza aperta. Tuttavia, la sola presenza di queste componenti non significa che la scienza aperta diventerà la norma e verrà messa in pratica in ogni istituzione: vi è bisogno di conoscenze e competenze per utilizzare efficacemente gli strumenti, i servizi e le infrastrutture, in questo istituzioni e biblioteche possono avere un ruolo centrale sostenendo la formazione per studenti, ricercatori e docenti.
La transizione verso la scienza aperta è in atto così come l’implementazione dell’European Open Science Cloud (EOSC). Immaginare che tutti gli enti di finanziamento della ricerca, le istituzioni e i ricercatori riconoscano i vantaggi della scienza aperta, e ne adottino le pratiche, è possibile a patto che tutti i principali attori coinvolti nella ricerca collaborino per garantire un futuro in cui la ricerca riesca realmente a beneficiare dal riutilizzo dei risultati della ricerca (e ad avere un impatto concreto sulla società).

OpenUp Hub

OpenUPhubOpenUp Hub è una piattaforma che recupera ed organizza documenti, strumenti, best practice e linee guida relativi a peer review, disseminazione e metriche alternative nell’ambito dell’Open Science. Nasce da un progetto finanziato dal programma Horizon2020 della Commissione Europea indirizzato a tutti coloro che sono coinvolti nel ciclo della ricerca scientifica: dai ricercatori agli editori, dai finanziatori ai bibliotecari. Si può personalizzare la ricerca del materiale informativo raccolto nella piattaforma (articoli, corsi di formazione, guide, checklist, ecc.) sia in base al proprio profilo (bibliotecario, ricercatore, …) sia in base alle proprie esigenze ed esempio, quali sono le migliori strategie di disseminazione sul web di un articolo.

All’interno di OpenUp Hub si trovano anche una interessante sezione di domande e risposte sull’Open Science, un blog, ed uno spazio, chiamato The Observatory, che monitora i recenti sviluppi negli ambiti dei temi trattati dal sito utilizzando i social media come fonte di informazioni.

Wellcome Trust sostiene PlanS

wtIl 5 novembre, il Wellcome Trust (WT), uno dei maggiori finanziatori della ricerca biomedica, ha annunciato di sostenere PlanS, iniziativa lanciata a Settembre e sostenuta da 13 enti finanziatori della ricerca. Il Wellcome Trust è anche il primo finanziatore a spiegare in dettaglio come intende implementare Plan S.
Sono 5 i punti chiave della nuova politica verso l’accesso aperto adottata dal WT che sarà in vigore a partire dal 1 gennaio 2020:

  • Tutti gli articoli finanziati dal WT dovranno essere liberamente accessibili su PubMed Central e Europe PMC al momento della pubblicazione. Attualmente la politica del WT consente in alcuni casi un embargo fino a sei mesi dopo la pubblicazione, embargo che a partire dal 1 gennaio 2020 non sarà più ammesso
  • Tutti gli articoli dovranno essere pubblicati con licenza CC-BY (attualmente questa licenza è richiesta solo per gli articoli con APC)
  • Non saranno più coperti i costi per pubblicare ad accesso aperto su periodici a pagamento (modello ibrido)
  • Laddove vi sia un significativo beneficio per la salute pubblica per la condivisione di preprints su vasta scala, ad esempio durante un’epidemia, il lavoro deve essere pubblicato prima della peer-review con licenza CC-BY
  • Le organizzazioni finanziate dal WT devono firmare la Dichiarazione di San Francisco (DORA) sulla valutazione della ricerca, o un equivalente

Questa nuova politica del Wellcome Trust è stata accolta favorevolmente: l’International Association of Scientific,Technical and Medical Publishers (STM), associazione che rappresenta circa 140 editori di ambito scientifico/accademico, ha affermato di apprezzare gli sforzi del Wellcome Trust di lavorare per estendere l’accesso alle pubblicazioni scientifiche sottoposte a peer-review per massimizzarne il valore e il riutilizzo. Un portavoce di Springer Nature ha dichiarato: “Come la Wellcome Trust e la Gates Foundation, Springer Nature sostiene l’intenzione di avanzare più rapidamente verso un sistema in cui la ricerca finanziata con fondi pubblici sia apertamente disponibile al momento della pubblicazione”.
Che qualcosa stia cambiando?

Google Dataset Search

google data setLo scorso settembre Google ha lanciato un nuovo motore di ricerca che permetterà di recuperare più facilmente i set di dati disponibili liberamente sul web. Questo nuovo motore di ricerca si chiama Dataset Search e si affianca agli altri due motori di ricerca specializzati Google Scholar e Google Books. L’iniziativa nasce dal fatto che esistono migliaia di archivi aperti di dati nel web, gestiti da agenzie governative, editori scientifici, istituti di ricerca e persino singoli ricercatori, che purtroppo non sono facilmente individuabili. Dataset Search, come Google Scholar, consente di trovare i set di dati ovunque siano ospitati, sia che si tratti del sito di un editore, di una biblioteca digitale o di una pagina web personale di un autore anche se attualmente non legge o analizza i dati, come fa invece con le pagine Web o le immagini. Per aiutare Dataset Search ad indicizzare i set di dati, la collaborazione dei loro proprietari è fondamentale: coloro che lavorano per questi archivi di dati dovrebbero taggarli (fornendo informazioni come, ad esempio, chi ha creato il set di dati, quando sono stati raccolti, quali sono le licenze per il loro utilizzo…) usando un vocabolario standardizzato chiamato Schema.org. Al momento, risultano indicizzati prevalentemente dataset relativi alle scienze ambientali e sociali ma la copertura aumenterà man mano che i vari archivi cominceranno ad utilizzare lo standard di Schema.org per descrivere i propri set di dati.