OA Button lancia nuovi servizi per la fornitura dei documenti

openaccessbuttonL’Open Access Button ha recentemente aggiunto nuove importanti funzionalità per facilitare e migliorare il servizio di fornitura dei documenti e contribuire ad un risparmio in termini di tempo e costi per le biblioteche che offrono questo servizio.
Le nuove funzioni, che possono integrarsi con il sistema di fornitura dei documenti utilizzato, sono:
DeliverOA (per i bibliotecari)
Trova versioni di articoli di accesso aperto e le consegna direttamente all’interno del programma utilizzato per il servizio di fornitura dei documenti. Rende in questo modo semplice offrire ai ricercatori l’eventuale versione ad accesso aperto degli articoli a pagamento di cui hanno bisogno.
OAsheet (per i bibliotecari)
Permette di trovare molti articoli ad accesso aperto contemporaneamente inviando a OA Button una lista di articoli di cui si vuole cercare l’eventuale versione ad accesso aperto.
Embed OA (per gli utenti)
Permette di integrare all’interno del sito della biblioteca la barra di ricerca (attraverso DOI, URL o titolo) che consente agli utenti di trovare versioni ad accesso aperto di articoli a pagamento utilizzando fonti accreditate.

L’integrazione dell’OA Button con il servizio di fornitura dei documenti contribuisce alla causa dell’Open Access in quanto incoraggia gli autori a depositare i propri lavori negli archivi aperti e al tempo stesso li sensibilizza sull’importanza della condivisione del sapere al fine di garantire la circolazione della conoscenza.

Altmetrics 5:AM Conference

5AMIl 26 e 27 settembre prossimi si terrà, alla School of Advanced Studies di Londra, 5:AM, la conferenza annuale dedicata alle altmetrics. Anche quest’anno la conferenza sarà affiancata dal workshop Altmetrics18 che si svolgerà nello stesso posto il giorno precedente, 25 settembre, in modo da permettere di seguire entrambi gli eventi. Le registrazioni apriranno a breve ma si può già fare richiesta per un finanziamento per la partecipazione alla conferenza compilando il modulo di richiesta entro l’8 giugno. L’account twitter ufficiale della conferenza è @5AMconf, quello del workshop è @altmetricsWS, gli hashtag da seguire sono #5amconf e #altmetrics18

Collaborazione di EOSC-hub e OpenAIRE-Advance per supportare la European Open Science Cloud

openaire eoschubDue importanti iniziative della Commissione Europea, OpenAIRE-Advance  e EOSC-hub (European Open Science Cloud) hanno firmato pochi giorni fa un importante accordo di collaborazione che consolida l’ambizione dell’Europa di diventare garante della scienza aperta e far sì che gli scienziati possano trarre i massimi benefici dalla libera condivisione dei dati della ricerca.
Questo accordo di collaborazione è un passo avanti nell’implementazione dell’European Open Science Cloud (EOSC), un’iniziativa europea per creare un unico ambiente virtuale dove i ricercatori possano archiviare, gestire, analizzare e riutilizzare i dati per scopi di ricerca, innovazione e istruzione.
OpenAIRE-Advance e EOSC-Hub, consapevoli della necessità di nuovi strumenti per implementare la scienza aperta, vogliono ora collaborare attivamente per fornire un insieme di servizi e risorse che entreranno a far parte dell’European Open Science Cloud oltre a condividere attività di formazione e training.
Un primo frutto di questa nuova partnership è il webinar ”How to manage your data to make them Open and FAIR” sulla gestione dei dati della ricerca che si terrà il prossimo 15 maggio rivolto a ricercatori e bibliotecari che lavorano con i dati.
Il webinar sarà tenuto da Ellen Leenarts and Marjan Grootveld del Data Archiving and Networked Services (DANS) olandese.
Il modulo per la registrazione è disponibile qui e per collegarsi al webinar è necessario seguire questo link: https://join.onstreammedia.com/go/eifl/fairrdm

Open Data: the researcher perspective

open-data-report-imageL’editore Elsevier ha condotto, in collaborazione con il Centre for Science and Technology Studies (CWTS) della  Leiden University, una ricerca sulle attitudini dei ricercatori verso i dati aperti. La ricerca, che esamina le attitudini dei ricercatori verso la condivisione dei dati ed il perché di alcune loro reticenze, è composta da tre diversi studi: un’indagine globale su 1.200 ricercatori, un’analisi quantitativa sulla pubblicazione  dei dati nei data journal e tre case studies che includono interviste approfondite con individui coinvolti nella raccolta, analisi ed archiviazione di dati negli ambiti delle scienze del suolo, della genetica e dell’umanistica digitale. Per quanto riguarda l’analisi globale dei ricercatori, la ricerca presenta dei risultati interessanti:

  • non esiste un approccio generale in quanto le pratiche di condivisione dei dati dipendono dall’ambito della ricerca cui sono riferiti
  • gli atteggiamenti verso la condivisione dei dati sono generalmente positivi (il 73% afferma che sarebbe utile per la propria ricerca poter accedere a dati relativi ad articoli pubblicati, il 64% sarebbe disponibile a condividere i propri dati)
  • di contro, i dati aperti non sono ancora una realtà per una buona parte dei ricercatori: mentre la maggior parte dei ricercatori riconosce i benefici della condivisione dei dati della ricerca, pochi sono disposti a condividere dati o li hanno condivisi (34% dei ricercatori non condividono i dati relativi alla propria ricerca e meno del 15% dei i ricercatori condivide i dati in un archivio aperto).
  • ci sono ancora molti ricercatori che percepiscono i dati come una proprietà personale e quando condividono direttamente i loro dati, la maggior parte di loro (> 80%) li condivide con collaboratori diretti. Questo tipo di condivisione collaborativa, da persona a persona, suggerisce che la fiducia è un aspetto importante della condivisione dati
  • tra le varie cause della mancata, o minima, condivisione dei dati ci sono la mancanza di formazione ed il fatto che la loro condivisione non è associata ad alcuna ricompensa. Altre cause sono i problemi legati alla gestione dei dati ed ai problemi della privacy. Un dato interessante è che i data management plan richiesti dai finanziatori della ricerca non sono considerati un forte incentivo

Per quanto riguarda l’analisi quantitativa dei data journal, mentre il loro numero è ancora limitato, queste riviste giocano sempre di più un ruolo importante in termini di numero di articoli pubblicati e citazioni ricevute. In pochi anni, questo tipo di riviste assumeranno un ruolo sempre più importante nel panorama delle pubblicazioni e della ricerca scientifica. Tuttavia, dal sondaggio si ricava che la condivisione dei dati avviene ancora principalmente in modo tradizionale, come, ad esempio, con la presentazione dei dati come allegato o in tabelle, o i dati non vengono pubblicati affatto (34%).
Con questo rapporto, si è cercato di contribuire a colmare il divario tra quelle che sono le politiche sui dati aperti da una parte e le pratiche di ricerca quotidiane dall’altra. Come si è visto dai risultati della ricerca, le pratiche relative ai dati aperti sono meno sviluppate di quanto si creda, con l’eccezione degli ambiti in cui la gestione dei dati è  integrata nella struttura della ricerca dall’inizio.
Il report finale della ricerca può essere scaricato qui: i dati relativi ai tre diversi studi posso essere scaricati liberamente da Mendeley Data. 

ResearchGate scende a patti con gli editori scientifici?

resgateResearchGate (RG) ha annunciato pochi giorni fa di aver raggiunto un accordo con gli editori Springer Nature, Cambridge University Press e Thieme per collaborare alla condivisione di articoli, proteggendo sia i diritti degli autori sia degli editori, tentando di risolvere, almeno in parte, le controversie sul diritto d’autore tra la piattaforma e gli editori. L’accordo, infatti, sembra essere conseguenza della polemica dello scorso anno quando l’International Association of Scientific,Technical and Medical Publishers (STM),  aveva chiesto formalmente a RG di migliorare la comunicazione con i propri utenti sulle politiche di condivisione degli articoli alla luce del fatto che molti articoli condivisi sulla piattaforma infrangono il copyright.

L’accordo prevede un processo di notifica da parte degli editori delle violazioni del copyright a RG che a sua volta si impegna a garantire la rimozione immediata di quei contenuti. RG collaborerà inoltre con gli editori per informare i propri utenti su quale materiale possono liberamente condividere sulla piattaforma.
Gli editori avranno una maggiore consapevolezza di quando e dove il loro materiale viene condiviso, ma, secondo l’accordo, non saranno in grado di bloccare o filtrare preventivamente gli studi che vengono caricati su RG. Quest’ultima clausola ha sollevato reazioni negative da parte di altri colossi dell’editoria scientifica, in particolare Elsevier e l’American Chemical Society, che vogliono spingere RG ad assumersi la responsabilità di esaminare gli articoli prima che vengano pubblicati sulla piattaforma.

L’ultimo esperimento di Google: Talk to books

talk-to-book-Segnaliamo l’ultimo, interessante esperimento di Google relativo alla ricerca semantica e all’Intelligenza Artificiale (AI): Talk to Books. Questo strumento può essere definito come un motore di ricerca che si basa sulla capacità dell’AI di comprendere il linguaggio umano naturale.
Digitando una domanda o un’affermazione (non delle parole chiave), lo strumento esamina ogni frase negli oltre 100.000 libri archiviati in Google Books per trovare la risposta che probabilmente avrebbe dato una persona se si fosse trattato di una conversazione. La frase di risposta è mostrata in grassetto ed è riportata insieme alla parte del testo da cui è stata estrapolata in modo da fornire un contesto.
I risultati possono essere più o meno pertinenti ma l’obiettivo di Talk to Books, in questa fase iniziale, è di testare la capacità dello strumento di elaborare delle risposte che suonino come la risposta che un essere umano potrebbe dare durante una conversazione.
Al momento Talk to Books comprende solo la lingua inglese.

Kopernio e Web of Science

kopernioIl 10 aprile Clarivate Analytics ha annunciato di aver acquisito Kopernio, che a breve verrà integrato con Web of Science. Kopernio, creato nel 2017, è un plug-in già disponibile gratuitamente che rende più semplice per i ricercatori trovare gli articoli in quanto oltre a permettere di recuperare online versioni gratuite di articoli a pagamento, rileva automaticamente quali sottoscrizioni individuali o istituzionali un utente già possiede facilitando notevolmente l’accesso all’articolo.

Una delle difficoltà che spesso lamentano i ricercatori è infatti legata proprio ai complicati processi di accesso (siti diversi, troppi link) necessari per scaricare un articolo pur essendo abbonati. Uno studio del 2016 dell’Università di Utrecht ha rilevato che ben il 75% degli articoli scaricati illegalmente dai loro ricercatori attraverso Sci-Hub era accessibile legalmente grazie agli abbonamenti sottoscritti dall’università.

Questo nuovo accordo mette in evidenza la crescente consapevolezza che per combattere la pirateria nell’editoria scientifica, gli editori devono apportare modifiche radicali al modo in cui i ricercatori cercano e accedono agli articoli, migliorando l’accesso globale alla conoscenza scientifica.