Scienza aperta e integrità della ricerca

AISAScienza aperta e integrità della ricerca è il tema del terzo convegno dell’Associazione italiana per la promozione della scienza aperta (AISA) che si terrà a Milano il 9 e 10 novembre. Durante il convegno si discuterà per capire se, nell’età della rete, della valutazione quantitativa della ricerca e dell’editoria scientifica commerciale, sono ancora attuali le considerazioni di Robert K. Merton, sociologo statunitense, che nel 1957 scriveva che le frodi vere e proprie sono relativamente rare nel mondo scientifico perché “l’onestà personale è sostenuta dal carattere pubblico e verificabile della scienza”.

Open Access Week 23-29 ottobre 2017

oaweek2017Quest’anno si celebra il decennale della manifestazione mondiale sull’Open Access, tema di quest’anno è “Open in order to…” che si può tradurre come “Aperto per…”, un invito a proporre interventi che evidenzino i benefici concreti sulla comunità scientifica e sulla società in generale nel rendere i risultati della ricerca scientifica liberamente disponibili a tutti. Nell’ottica degli organizzatori questo tema serve per andare oltre il parlare di accesso aperto in sé e concentrarsi su ciò che questa apertura potrebbe consentire concretamente (riguardo una disciplina in particolare, un’istituzione o un contesto specifico) per poi adoperarsi per realizzare nella pratica questi vantaggi. 

Anche quest’anno OpenAIRE ha deciso di organizzare una serie di webinar su vari aspetti legati all’Open Science in generale. A questo link troverete tutte le informazioni utili.  Per chi invece fosse a Trieste, in occasione di questo evento l’Università degli studi di Trieste ha organizzato per il 27 ottobre una giornata di dibattito e approfondimento sull’ open access e la libera diffusione dei dati della ricerca.

Si può seguire l’evento su Twitter usando l’hashtag officiale #OAweek oppure #OpenInOrderTo.  

 

11 mosse per trasformare velocemente il proprio articolo in un blog post

blogI blog, e più in generale i social media, offrono la possibilità di ampliare moltissimo la platea di potenziali lettori di un articolo scientifico, garantendogli una visibilità che va ben oltre il contesto strettamente accademico e disciplinare.

L’autore del post che proponiamo oggi, si chiede un po’ provocatoriamente, per quale motivo molti ricercatori, dopo aver speso mesi/anni per pubblicare un articolo, non spendono ancora poco del loro tempo per estrarne un riassunto da pubblicare su uno dei tanti aggregatori di blog e sfruttare le capacità di disseminazione che questo strumento offre.

Ricavare un post dal proprio articolo scientifico può essere un’operazione veloce se seguiamo questi 11 step proposti dall’autore:

  1. Riassumi il tuo articolo in massimo 1000 parole
  2. Elimina la parte relativa alla metodologia (a meno che non sia innovativa)
  3. Elimina la parte relativa alla revisione della letteratura e alla discussione dei risultati
  4. Scrivi un titolo -max 140 caratteri- che racconti la tua ricerca (che può diventare un tweet)
  5. Inserisci un paragrafo “trailer” per descrivere il contenuto e il messaggio chiave 
  6. Esponi i risultati, a quali conclusioni o scoperte porta il tuo lavoro. Questa è la parte centrale del post, deve attirare l’attenzione del lettore e mantenerla viva andando subito al punto!
  7. Quando possibile inserisci una tabella o un grafico (mai più di 4) ben spiegati. Limitati ai dati essenziali e usa i colori!
  8. Non pensare che i lettori capiscano il tuo messaggio senza spiegazioni: limita il più possibile un linguaggio troppo tecnico (e nel caso spiega i termini), fai attenzione agli acronimi e non scrivere paragrafi troppo lunghi. Le referenze devono essere linkate al testo
  9. Prova a concludere il post in modo interessante, con una frase ad effetto che riassume il messaggio principale
  10. Alla fine del post scrivi il titolo completo del tuo articolo e linkalo al full-text, possibilmente ad accesso aperto
  11. Concludi con una breve nota biografica completa di eventuali account Twitter, Facebook o email

STM vs ResearchGate

L’International Association of Scientific, Technical and Medical Publishers (STM), associazione che rappresenta circa 140 editori di ambito scientifico/accademico, ha recentemente scritto a ResearchGate esprimendo le proprie preoccupazioni sulle pratiche di condivisione di articoli utilizzate dai ricercatori che sono iscritti al sito. ResearchGate, considerato il più grosso sito di social networking in ambito scientifico/accademico con più di tredici milioni di utenti, è stato più volte criticato per la sua scarsa attenzione al problema della diffusione di articoli sotto copyright. Un recente studio su 500 articoli caricati su ResearchGate (Scientometrics 2017, Volume 112, Issue 1, pp 241–254) ha scoperto che poco meno della metà di questi (201 articoli scientifici) era stato messo liberamente a disposizione sul sito infrangendo il copyright.

A questo proposito, l’associazione ha chiesto formalmente a ResearchGate di migliorare la comunicazione con i propri utenti sulle politiche di condivisione degli articoli (sempre secondo l’articolo la maggior parte dei casi in cui era stato infranto il copyright era perché l’autore non aveva caricato sul sito la versione autorizzata, un post print, bensì il PDF editoriale, sottintendendo che nella maggior parte dei casi si trattasse di una scarsa o nulla conoscenza delle politiche del copyright) e di sviluppare un software che automaticamente possa individuare gli articoli sotto copyright. STM dichiara inoltre che permetterà a ResearchGate di mantenere sul sito fino al giugno 2018 gli articoli pubblicati prima del settembre 2016 (in modo da avere il tempo di valutare se possono effettivamente rimanere sul sito) mentre i contenuti caricati dopo settembre 2016 dovranno essere valutati caso per caso ed eventualmente resi disponibili solo ai coautori o a gruppi di lavoro ristretti. Al momento non vi è stata nessuna risposta da ResearchGate.

6 nuovi archivi di preprint

cosA fine agosto il Center for Open Science (COS), startup non-profit fondata nel 2013 con la missione di aumentare la trasparenza e la riproducibilità della ricerca scientifica, ha annunciato il lancio di 6 nuovi archivi di preprint, di cui 5 disciplinari e uno nazionale:

  • INA-Rxiv, (server di pre-print indonesiano)
  • LISSA, (library and information science)
  • MindRxiv, (research on mind and contemplative practices)
  • NutriXiv, (nutritional sciences)
  • paleorXiv, (paleontology)
  • SportRxiv, (sport and exercise-related research)

Attraverso la condivisione dei preprint i ricercatori hanno la concreta possibilità di accelerare notevolmente la diffusione dei risultati della ricerca e dei relativi feed-back.  Per questo COS incoraggia le comunità di ricerca a promuovere l’innovazione nella comunicazione scientifica, sviluppando e mantenendo gratuitamente strumenti software open source come Open Source Science Framework (OSF): l’infrastruttura che attualmente ospita in totale 14 server di preprint.

Altmetrics 4AM

Alt4amLa prossima settimana, il 27 e 28 settembre, si terrà presso l’università Ryerson di Toronto la conferenza annuale dedicata alle Altmetrics 4:AM. La conferenza sarà preceduta dal workshop Altmetrics17 e seguita da un Hack day/Do-a-Thon per cominciare a mettere in pratica le idee sviluppate nel corso delle giornate precedenti. Il programma della conferenza è ricco di interventi che si preannunciano interessanti, per chi non avrà la possibilità di parteciparvi di persona consigliamo di seguire su Twitter gli hashtag #4amconf e #altmetrics17.

5 Principi LIBER per l’accesso aperto

LIber 5LIBER, la principale associazione europea delle biblioteche di ricerca, ha recentemente redatto 5 principi  cui le biblioteche dovrebbero ispirarsi nelle fasi di negoziazione con gli editori in merito all’accesso aperto. L’obiettivo di LIBER è quello di supportare le biblioteche e i consorzi nel passaggio dall’attuale modello reader-pay a quello author-pay basato sulle Article Processing Charges (APC).

  1. Licensing and Open Access go Hand-in-Hand: nessuno dovrebbe pagare sia i costi di abbonamento sia le APC (double dipping), al contrario in presenza di APC i costi di abbonamento dovrebbero diminuire in proporzione.
  2. No Open Access, No Increase: la ricerca deve essere accessibile gratuitamente. Pertanto se non è possibile raggiungere un accordo con gli editori sull’accesso aperto, non dovranno essere accettati ulteriori aumenti sui costi di abbonamento.
  3. Transparency for Licensing Deals: No Non-Disclosure: le pratiche delle biblioteche dovrebbero riflettere pienamente il loro impegno a favore dell’accesso aperto. I contratti di licenza dovrebbero quindi essere liberamente disponibili.
  4. Keep Access Sustainable: per evitare di mettere più soldi nel sistema e rafforzare l’accesso aperto, alcune biblioteche hanno rinunciato ai loro diritti di accesso perpetuo. L’accesso perpetuo è, tuttavia, fondamentale in un ambiente di pubblicazione in rapido mutamento quale è quello attuale. Le biblioteche devono pertanto garantire un accesso sostenibile ai contenuti.
  5. Usage Reports Should Include Open Access: le biblioteche ricevono regolarmente report con i download e i dati di utilizzo relativi alle pubblicazioni cui sottoscrivono gli abbonamenti, analogamente dovrebbero ricevere report su cosa viene pubblicato ad accesso aperto. È normale ricevere informazioni su cosa paghiamo.