Quanto costa realmente pubblicare ad accesso aperto?

jossSono giustificate le APC che molti periodici ad accesso aperto chiedono per pubblicare?
Quanto costa realmente pubblicare ad accesso aperto?
Un post pubblicato sul blog del Journal of Open Source Software (JOSS),  periodico ad accesso aperto che non richiede APC, esamina i reali costi di gestione di un periodico OA.
Gli autori, partendo dalla propria esperienza con JOSS, analizzano dettagliatamente i costi che affrontano considerando anche quei servizi per i quali attualmente non sono previste spese, come ad esempio lo gestione e sviluppo del sistema/piattaforma o i costi di archiviazione, per concludere che la pubblicazione di un articolo OA non dovrebbe superare i 100$. Molto meno rispetto a quanto mediamente richiesto dai gold open access journals.
Gli autori del post suggeriscono anche di valutare l’adozione di un’infrastruttura online e aperta, come GitHub, per ridurre i costi.
Il post è interessante in quanto aiuta a capire realmente qual è l’ordine di spesa che editori e società scientifiche affrontano, e, al di là dell’utilizzo di un’infrastruttura aperta o meno, pone concretamente la questione delle APC talvolta troppo elevate.

Netto aumento delle APC di BioMed Central

biomed2019statsSul blog Sustaining the Knowledge Commons è appena stato pubblicato uno studio che ha analizzato le Article Processing Charges (APC) delle riviste di BioMed Central (BMC) rivelando un netto aumento delle spese di pubblicazione degli articoli nel 2019.
Lo studio ha rivelato che la maggior parte delle riviste di BMC (66%) ha incrementato le proprie APC con un aumento medio del 15%, un tasso di molto superiore all’inflazione.
Nel dettaglio, delle 260 riviste BMC per le quali si hanno sia dati 2018 che 2019:

  • 172 hanno aumentato le APC (66%)
  • 55 hanno mantenuto le stesse APC dell’anno precedente (21%)
  • 33 hanno diminuito le APC (13%)

Questo è un dato che ha scatenato varie riflessioni sul fatto che, se questo diventa il trend (sul blog ci sono vari post che presentano questo tipo di analisi, ad esempio questo che analizza le APC di un altro editore OA molto conosciuto, Frontiers), un futuro Open Access basato sulle APC potrebbe non essere sostenibile a lungo termine.
Il post fornisce anche un link per accedere ai dati grezzi su cui si è basato lo studio.

Il punto di vista di uno scienziato

mignoranceProponiamo la lettura di un post recentemente pubblicato da Ferran Martinez-Garcia, professore di biologia cellulare e responsabile del Laboratorio di istologia all’Università Jaume I in Spagna, sul blog Mapping Ignorance. 
L’autore espone il suo punto di vista in merito alla situazione che gli scienziati si trovano ad affrontare ogni qual volta devono pubblicare, ovvero quel cortocircuito che si crea tra la necessità di pubblicare in periodici con un buon Impact Factor (non sempre possibile) per ricevere finanziamenti e la necessità di pubblicare ad accesso aperto per soddisfare le politiche adottate dai principali finanziatori della ricerca.
Attraverso un breve resoconto di come l’accesso aperto ha cambiato le modalità di pubblicazione per gli scienziati, dal suo esordio negli anni ‘90 ad oggi, l’autore sottolinea come attualmente il costo per pubblicare (APC) sia aumentato rispetto agli inizi del movimento, sottraendo preziose risorse alla ricerca.
Martinez-Garcia sostiene infatti che l’accesso aperto sia diventato nel tempo un business model, prevalentemente gestito da editori commerciali che stanno sfruttando  il movimento dell’Open Access arricchendosi notevolmente, e che gli scienziati ad oggi riescono a sostenere questa situazione pubblicando nei repository istituzionali.
Perché, si chiede l’autore, gli scienziati devono continuare a lavorare a beneficio degli editori privati (facendo ricerca, scrivendo articoli e offrendosi come reviewer) vedendo una buona parte dei propri budget sottratta alla ricerca?
E’ possibile sottrarsi a questo meccanismo?
Gli scienziati hanno un ruolo di primo piano nel processo di pubblicazione e la soluzione è nelle loro mani.  
La proposta di Martinez-Garcia ruota attorno alle società scientifiche, europee ed americane, che dovrebbero cominciare a gestire le proprie riviste ad accesso aperto senza ricorrere agli editori commerciali per la pubblicazione, come invece oggi spesso accade a danno della disciplina e dei ricercatori che sono chiamate a rappresentare.
Queste società potrebbero:

  • applicare tariffe ragionevoli ai loro autori (inferiori a 1000 euro/dollari)
  • offrire sconti ai ricercatori che lavorano come revisori per le proprie riviste

Le agenzie di finanziamento, per contro, potrebbero aiutare a sovvenzionare le società scientifiche che applicano queste politiche OA, favorendo la crescita di riviste ad accesso aperto, invece di pagare somme astronomiche alle riviste ad accesso aperto a beneficio di società editoriali private ed oligopolistiche. In questo modo gli scienziati potrebbero sbarazzarsi degli editori privati ​​e fare un passo avanti per controllare la pubblicazione dei propri lavori.
E’ un punto di vista, sicuramente discutibile ma interessante, che riporta ancora una volta al centro del discorso il ruolo dell’intera comunità scientifica, ivi comprese le società che la rappresentano.

PlanS: accesso aperto alla ricerca senza se e senza ma!

pLANsIl 4 settembre 2018 Science Europe, l’associazione degli enti finanziatori della ricerca in Europa, con il sostegno della Commissione europea e del Consiglio europeo della ricerca (CER), ha annunciato il lancio di cOAlition S, un’iniziativa per rendere concreto l’accesso aperto immediato alle pubblicazioni scientifiche, proseguendo il processo già avviato dalla Commissione Europea con il programma quadro Horizon2020.
L’iniziativa ruota attorno a Plan S, piano strategico che si articola in un obiettivo
“Dal 1° gennaio 2020 le pubblicazioni scientifiche sui risultati della ricerca finanziata da sovvenzioni pubbliche fornite da consigli di ricerca e organismi di finanziamento nazionali ed europei dovranno essere pubblicate su riviste o piattaforme ad accesso aperto conformi alle indicazioni di Plan S”
e 10 principi tra cui sottolineiamo:

  • Gli autori mantengono il copyright della loro pubblicazione senza restrizioni. Tutte le pubblicazioni devono essere pubblicate con una licenza aperta, preferibilmente la licenza Creative Commons Attribution License CC BY
  • Viene stabilito un tetto massimo alle APC (valido per tutti i paesi europei)
  • Gli enti finanziatori della ricerca pagheranno direttamente le APC; nel caso in cui non esistano ancora riviste o piattaforme ad accesso aperto di qualità in uno specifico ambito, gli enti finanziatori si impegnano a proporre incentivi per la loro creazione
  • I finanziatori chiederanno alle università, agli enti di ricerca e alle biblioteche di allineare le loro politiche e strategie per garantire trasparenza nella contrattazione e acquisizione delle risorse informative
  • Il modello di pubblicazione “ibrido” non sarà preso in considerazione perchè non è conforme ai suddetti principi
  • I finanziatori controlleranno il rispetto dei suddetti principi e ne sanzioneranno il mancato rispetto

Attualmente la coalizione S comprende 13 organizzazioni nazionali di finanziamento della ricerca (in Italia lo ha sottoscritto l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, INFN) che si sono impegnate ad attuare i 10 principi del PlanS. Altri finanziatori di ricerca di tutto il mondo, sia pubblici che privati, sono stati invitati ad unirsi a cOalition S.
Il documento ha suscitato un acceso dibattito in Europa che si può seguire su twitter attraverso #PlanS

La Commissione europea prova ad accelerare verso l’accesso aperto totale

CEE’ della settimana scorsa la proposta della Commissione Europea (CE) che prevede per il prossimo programma a lungo termine di finanziamento della ricerca la soppressione dei finanziamenti per il pagamento delle article processing charge (APC) per gli articoli pubblicati sui periodici cosiddetti ibridi.
Attualmente la CE richiede che i lavori da lei finanziati siano liberamente accessibili tramite periodici ad accesso aperto, inclusi gli ibridi, o in alternativa attraverso la cosiddetta via verde che implica l’archiviazione di un articolo a pagamento in un archivio aperto.
Horizon Europe, il programma di finanziamento della ricerca e dell’innovazione, pagherà le APC solo ed esclusivamente per “purely open access venues”, cioè riviste che sono completamente ad accesso aperto.
La Commissione Europea sta abbandonando il proprio sostegno alle riviste ibride perché “al momento non sembrano sostenere una transizione verso modelli di pubblicazione ad accesso aperto”, e, qualora la proposta venisse approvata, potrebbe impedire ai ricercatori di pubblicare nei periodici che loro considerano di prima scelta.

La mossa della Commissione costringerà i ricercatori che ricevono finanziamenti da Horizon Europe a pubblicare solo in riviste ad accesso aperto o ad autoarchiviare i propri lavori in archivi ad accesso aperto attraverso il modello verde se vogliono che il programma sostenga i costi necessari per la pubblicazione.
Nel caso in cui questa risoluzione venga presa, la CE dovrà affrontare il problema della valutazione dei risultati della ricerca tenendo conto del fatto che una gran parte delle riviste di alto prestigio sono ibride.

L’effettiva possibilità di pubblicare in riviste ad accesso aperto

No-APCs.jpgSegnaliamo un interessante intervento sul blog di PLoS, A reality check on author access to open access publishingche discute i risultati presentati da uno studio, basato sui dati DOAJ, che afferma che il 71% delle riviste presenti nella Directory non fa pagare le APCs (Article Processing Charges) per pubblicare articoli.

L’autrice del post dichiara che  inquadrare i dati sulle riviste ad accesso aperto non a pagamento solo dal punto di vista del loro numero, senza contestualizzarle, può essere fuorviante ed anche controproducente: questo dato non dice nulla sull’effettiva disponibilità di riviste ad accesso aperto che non fanno pagare le APCs. Per dare una base alla propria affermazione, l’autrice del post, utilizzando sempre il dataset di DOAJ e partendo dal numero di riviste che dichiarano di non far pagare una APC (8.072), ha selezionato quelle che pubblicano in ambito biomedico (1.602). Restringendo successivamente la propria ricerca a quello che effettivamente interessa a coloro che vogliono pubblicare un articolo, quindi a riviste che pubblicano in inglese, che assegnano un DOI e che sono indicizzate in Medline e PubMed Central si arriva a 105 riviste (circa il 10% delle riviste indicizzate in DOAJ).

L’autrice conclude il proprio post affermando che al momento è fuorviante affermare che gli autori possono scegliere tra un gran numero di riviste che non applicano le APCs e che si potrebbero cambiare le cose se le istituzioni accademiche offrissero maggiore supporto (anche economico) al proprio personale o adottassero modelli di consorzi come l’Open Library of Humanities.

Pay What you Want

PWYWL’editore Thieme ha lanciato, in collaborazione con l’Università Ludwig-Maximilians di  Monaco, un progetto pilota per sperimentare un nuovo tipo di “Article Processing Charge” (APC) denominato “Pay What You Want” (PWYW). Il progetto nasce con la nuova  rivista open access The Surgery Journal  per esplorare la percezione da parte degli autori rispetto alle APC,  offrendo loro la possibilità di scegliere quanto pagare per la pubblicazione del proprio articolo una volta superato il processo di peer-review. I risultati saranno resi pubblici per tutti coloro interessati all’open access e a questo nuovo modello di finanziamento. Sarà interessante vedere come risponderanno gli autori a questa nuova proposta che dimostra come la questione del finanziamento dell’Open Access è tuttora motivo di dibattito e di sperimentazione.