La Commissione europea prova ad accelerare verso l’accesso aperto totale

CEE’ della settimana scorsa la proposta della Commissione Europea (CE) che prevede per il prossimo programma a lungo termine di finanziamento della ricerca la soppressione dei finanziamenti per il pagamento delle article processing charge (APC) per gli articoli pubblicati sui periodici cosiddetti ibridi.
Attualmente la CE richiede che i lavori da lei finanziati siano liberamente accessibili tramite periodici ad accesso aperto, inclusi gli ibridi, o in alternativa attraverso la cosiddetta via verde che implica l’archiviazione di un articolo a pagamento in un archivio aperto.
Horizon Europe, il programma di finanziamento della ricerca e dell’innovazione, pagherà le APC solo ed esclusivamente per “purely open access venues”, cioè riviste che sono completamente ad accesso aperto.
La Commissione Europea sta abbandonando il proprio sostegno alle riviste ibride perché “al momento non sembrano sostenere una transizione verso modelli di pubblicazione ad accesso aperto”, e, qualora la proposta venisse approvata, potrebbe impedire ai ricercatori di pubblicare nei periodici che loro considerano di prima scelta.

La mossa della Commissione costringerà i ricercatori che ricevono finanziamenti da Horizon Europe a pubblicare solo in riviste ad accesso aperto o ad autoarchiviare i propri lavori in archivi ad accesso aperto attraverso il modello verde se vogliono che il programma sostenga i costi necessari per la pubblicazione.
Nel caso in cui questa risoluzione venga presa, la CE dovrà affrontare il problema della valutazione dei risultati della ricerca tenendo conto del fatto che una gran parte delle riviste di alto prestigio sono ibride.

L’effettiva possibilità di pubblicare in riviste ad accesso aperto

No-APCs.jpgSegnaliamo un interessante intervento sul blog di PLoS, A reality check on author access to open access publishingche discute i risultati presentati da uno studio, basato sui dati DOAJ, che afferma che il 71% delle riviste presenti nella Directory non fa pagare le APCs (Article Processing Charges) per pubblicare articoli.

L’autrice del post dichiara che  inquadrare i dati sulle riviste ad accesso aperto non a pagamento solo dal punto di vista del loro numero, senza contestualizzarle, può essere fuorviante ed anche controproducente: questo dato non dice nulla sull’effettiva disponibilità di riviste ad accesso aperto che non fanno pagare le APCs. Per dare una base alla propria affermazione, l’autrice del post, utilizzando sempre il dataset di DOAJ e partendo dal numero di riviste che dichiarano di non far pagare una APC (8.072), ha selezionato quelle che pubblicano in ambito biomedico (1.602). Restringendo successivamente la propria ricerca a quello che effettivamente interessa a coloro che vogliono pubblicare un articolo, quindi a riviste che pubblicano in inglese, che assegnano un DOI e che sono indicizzate in Medline e PubMed Central si arriva a 105 riviste (circa il 10% delle riviste indicizzate in DOAJ).

L’autrice conclude il proprio post affermando che al momento è fuorviante affermare che gli autori possono scegliere tra un gran numero di riviste che non applicano le APCs e che si potrebbero cambiare le cose se le istituzioni accademiche offrissero maggiore supporto (anche economico) al proprio personale o adottassero modelli di consorzi come l’Open Library of Humanities.

Pay What you Want

PWYWL’editore Thieme ha lanciato, in collaborazione con l’Università Ludwig-Maximilians di  Monaco, un progetto pilota per sperimentare un nuovo tipo di “Article Processing Charge” (APC) denominato “Pay What You Want” (PWYW). Il progetto nasce con la nuova  rivista open access The Surgery Journal  per esplorare la percezione da parte degli autori rispetto alle APC,  offrendo loro la possibilità di scegliere quanto pagare per la pubblicazione del proprio articolo una volta superato il processo di peer-review. I risultati saranno resi pubblici per tutti coloro interessati all’open access e a questo nuovo modello di finanziamento. Sarà interessante vedere come risponderanno gli autori a questa nuova proposta che dimostra come la questione del finanziamento dell’Open Access è tuttora motivo di dibattito e di sperimentazione.