Il punto di vista di uno scienziato

mignoranceProponiamo la lettura di un post recentemente pubblicato da Ferran Martinez-Garcia, professore di biologia cellulare e responsabile del Laboratorio di istologia all’Università Jaume I in Spagna, sul blog Mapping Ignorance. 
L’autore espone il suo punto di vista in merito alla situazione che gli scienziati si trovano ad affrontare ogni qual volta devono pubblicare, ovvero quel cortocircuito che si crea tra la necessità di pubblicare in periodici con un buon Impact Factor (non sempre possibile) per ricevere finanziamenti e la necessità di pubblicare ad accesso aperto per soddisfare le politiche adottate dai principali finanziatori della ricerca.
Attraverso un breve resoconto di come l’accesso aperto ha cambiato le modalità di pubblicazione per gli scienziati, dal suo esordio negli anni ‘90 ad oggi, l’autore sottolinea come attualmente il costo per pubblicare (APC) sia aumentato rispetto agli inizi del movimento, sottraendo preziose risorse alla ricerca.
Martinez-Garcia sostiene infatti che l’accesso aperto sia diventato nel tempo un business model, prevalentemente gestito da editori commerciali che stanno sfruttando  il movimento dell’Open Access arricchendosi notevolmente, e che gli scienziati ad oggi riescono a sostenere questa situazione pubblicando nei repository istituzionali.
Perché, si chiede l’autore, gli scienziati devono continuare a lavorare a beneficio degli editori privati (facendo ricerca, scrivendo articoli e offrendosi come reviewer) vedendo una buona parte dei propri budget sottratta alla ricerca?
E’ possibile sottrarsi a questo meccanismo?
Gli scienziati hanno un ruolo di primo piano nel processo di pubblicazione e la soluzione è nelle loro mani.  
La proposta di Martinez-Garcia ruota attorno alle società scientifiche, europee ed americane, che dovrebbero cominciare a gestire le proprie riviste ad accesso aperto senza ricorrere agli editori commerciali per la pubblicazione, come invece oggi spesso accade a danno della disciplina e dei ricercatori che sono chiamate a rappresentare.
Queste società potrebbero:

  • applicare tariffe ragionevoli ai loro autori (inferiori a 1000 euro/dollari)
  • offrire sconti ai ricercatori che lavorano come revisori per le proprie riviste

Le agenzie di finanziamento, per contro, potrebbero aiutare a sovvenzionare le società scientifiche che applicano queste politiche OA, favorendo la crescita di riviste ad accesso aperto, invece di pagare somme astronomiche alle riviste ad accesso aperto a beneficio di società editoriali private ed oligopolistiche. In questo modo gli scienziati potrebbero sbarazzarsi degli editori privati ​​e fare un passo avanti per controllare la pubblicazione dei propri lavori.
E’ un punto di vista, sicuramente discutibile ma interessante, che riporta ancora una volta al centro del discorso il ruolo dell’intera comunità scientifica, ivi comprese le società che la rappresentano.

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