Wellcome Open Research, il futuro della comunicazione scientifica?

wellcome open researchVi segnaliamo un altro post che, in linea con le conclusioni dell’Expert Group on the future of scholarly publishing and scholarly communication della Commissione Europea, prevede che saranno gli enti finanziatori della ricerca ad avere un ruolo fondamentale nel futuro della comunicazione scientifico/accademica. Sul blog LSE Impact of Social Sciences si parla dei primi due anni di attività della piattaforma Wellcome Open Research del Wellcome Trust, uno dei principali finanziatori della ricerca scientifica nel mondo. Questa piattaforma, online dal 2016 ed incentrata sull’accesso aperto, si basa su servizi sviluppati da F1000Research e consente ai ricercatori di pubblicare e condividere un’ampia gamma di risultati di ricerca, dai protocolli, ai set di dati, agli articoli di ricerca tradizionali. 
Per gli autori del post, questo è un momento molto interessante per la comunicazione scientifico/accademica: sono ormai all’ordine del giorno le tecnologie che permettono di  superare gli ostacoli alla condivisione dei risultati della ricerca e sono molti gli enti finanziatori che hanno sviluppato le proprie piattaforme editoriali (tra questi, la Bill and Melinda Gates Foundation, l’Irish Research Council e la South African Academy of Sciences). Gli autori del post riconoscono che le piattaforme di condivisione gestite dagli  enti che finanziano la ricerca possono avere anche un ruolo chiave nella soluzione di uno dei principali problemi della ricerca scientifica: un sistema di valutazione che tiene in maggior conto dove viene pubblicato un lavoro invece di valutarne il valore intrinseco, problema che verrebbe superato se tutti i lavori fossero pubblicati su questo tipo di piattaforme.
I dati che arrivano dalla piattaforma Wellcome Open Research sono molto incoraggianti, in questi due anni sono stati pubblicati articoli di 2185 autori affiliati a 727 istituzioni di 73 paesi. Dei 166 articoli pubblicati nel 2018, 73 (44%) sono articoli di ricerca non tradizionali che solitamente sono molto difficili da pubblicare. Inoltre, il numero di pubblicazioni sulla piattaforma è aumentato del 38% negli ultimi 12 mesi e le richieste continuano a crescere.
Gli autori del post concludono evidenziando che un potenziale svantaggio del pubblicare su piattaforme di questo tipo potrebbe essere un sovraccarico di informazioni in quanto la peer review viene fatta successivamente alla pubblicazione. Propongono, tuttavia, che potrebbero essere le stesse società scientifiche ad assumersi il ruolo di selezionatori utilizzando l’esperienza dei propri membri per identificare sulle piattaforme la ricerca migliore nelle rispettive aree di competenza dandole, così, anche un sigillo di qualità.

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