Come potrebbero essere gli archivi aperti del futuro?

coarAd oggi la maggior parte delle istituzioni di ricerca e delle università hanno un archivio aperto ma queste piattaforme utilizzano ancora tecnologie e protocolli progettati quasi venti anni fa, prima del boom del Web e dell’avvento di Google, prima dei social network, del web semantico e dei dispositivi mobili. Questo è, in gran parte, il motivo per cui gli archivi aperti non hanno pienamente realizzato il loro potenziale e funzionano principalmente come contenitori delle versioni finali dei risultati delle ricerche di coloro che lavorano nelle istituzioni a cui afferiscono. Per identificare quelle che potrebbero essere le principali funzionalità degli archivi di prossima generazione, nonché le architetture e le tecnologie necessarie per implementarle, nell’aprile del 2016 il COAR (Confederation of Open Access Repositories) ha istituito il gruppo di lavoro Next Generation Repositories Working Group. Il Gruppo di lavoro ha appena pubblicato un report che presenta delle raccomandazioni per l’adozione di nuove tecnologie, standard e protocolli che potrebbero aiutare gli archivi a diventare più integrati nell’ambiente web svolgendo un ruolo più ampio nell’ambito della comunicazione scientifica. Il Gruppo di lavoro, ispirandosi anche ad altri sistemi che ormai vengono abitualmente utilizzati dai ricercatori per condividere i propri lavori e collaborare, sottolinea che per poter sfruttare appieno il vero potenziale degli archivi aperti come rete globale di diffusione della ricerca e di alternativa all’editoria tradizionale, si dovrebbero offrire servizi aggiuntivi come, tra gli altri, la possibilità di:

  • visualizzare metriche d’uso alternative legate alle potenzialità del web, ad esempio la visualizzazione e lo scarico dei documenti;
  • poter inserire commenti e annotazioni nei testi;
  • revisionare i documenti;
  • creare delle reti di contatti tra ricercatori.

Nel Rapporto viene anche sottolineata la peculiare caratteristica degli archivi di fornire l’accesso ad una maggiore varietà di risultati di ricerca (ad esempio, preprint, dataset, immagini), che ovviamente dovranno essere formalmente riconosciuti anche nei processi di valutazione della ricerca, e un nuovo ruolo delle biblioteche che sempre più sposteranno il proprio lavoro dalla semplice acquisizione dei documenti alla cura e condivisione degli output prodotti presso la loro istituzione. Il Gruppo di lavoro, consapevole della velocità con cui le nuove tecnologie si evolvono, ha annunciato che caricherà a breve le proprie raccomandazioni su GitHub in modo da consentire, a chi è interessato, di fornire commenti e suggerimenti su tecnologie, standard e protocolli che potrebbero essere considerati.

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