Esistono al momento diversi social network dedicati al mondo accademico e della ricerca. Attualmente i tre più utilizzati sono ResearchGate (6 milioni di utenti), Mendeley (oltre 3 milioni) e Academia.edu (circa 18 milioni ma è aperto a chiunque) ma nessuno di questi social network, pur avendo molti iscritti , è riuscito ad affermarsi come il “Facebook degli scienziati”. ResearchGate, in ambito scientifico, è quello che conta più iscritti, ma ad oggi viene prevalentemente utilizzato per lo scambio dei preprint senza sfruttare appieno le sue potenzialità di “luogo virtuale” dove scambiare e discutere idee e creare nuove collaborazioni. Riuscire a conquistare questo spazio con un social network che possa effettivamente venire incontro alle esigenze dei ricercatori di condivisione, disseminazione e recupero dell’informazione è per gli editori un’occasione da sfruttare, ad esempio per la possibilità di poter monitorare la condivisione degli articoli e gli argomenti emergenti e sperimentare nuove forme di peer-review. Questi sono alcuni dei motivi per cui continuano a nascere e a morire nuovi social network come nel caso di BioMedExperts e NatureNetwork. Ultimo tentativo in ordine cronologico è Loop, lanciato a fine 2014 dall’editore open access Frontiers in collaborazione con il Nature Publishing Group. Un interessante blog post su Digital Science si interroga sul perché l’utilizzo dei social media in ambito scientifico sia ancora molto frammentato e immagina come dovrebbe essere il social network del futuro: meno concentrato sulla costruzione di un profilo personale e più sulla pubblicazione e la condivisione mirata dei contenuti grazie all’utilizzo dei metadati.
Aricoli sempre interessantissimi … grazie. Mauro Rampi Milano